Francesco Cavallini

Quando le squadre avversarie sono chiuse, sarebbe utile poter schierare un raumdeuter, che dia profondità in attacco, ma che in fase difensiva permetta di chiudere eventuali contropiede offrendo un gegenpressing efficace. Prima di prendere un dizionario, ripensate alla finale degli Europei Under-21, considerate lo schieramento tattico della Germania, notate come, per utilizzare un gergo non finissimo ma efficace, il buon Kuntz l’abbia totalmente incartata a Celades e vi renderete conto di una cosa. Il calcio, questo calcio, parla tedesco. Sul campo e sui manuali.

Intanto si rende necessaria una premessa. Parliamo di cicli, come un ciclo, tra l’altro ultravincente, è stato quello della Spagna, iniziato con l’Europeo 2008 e che ha portato le Furie Rosse a vincere, tra le altre cose, anche il Mondiale 2010 in Sudafrica. Se poi ci si mette anche il Barça di Guardiola a livello di club, è evidente che il predominio iberico in quegli anni sia stato quasi incontrastato. E non è certo un caso che dal 2008 in poi sia stato tutto un gran parlare di falso nueve, tiki-taka e dell’immancabile triplete. Quello era il trend, da lì si mutuavano i termini.

Italia Spagna 2012

La festa degli spagnoli a Euro 2012

Ora però il trend è cambiato e a occhio e croce è iniziato un nuovo ciclo. Quello della Germania, che della sconfitta in semifinale nel mondiale casalingo contro l’Italia ha approfittato, giustificando un radicale cambiamento della struttura dell’intero fußball tedesco, dalle scuole calcio ai campionati maggiori. Gli effetti si sono sentiti anche abbastanza presto, come ad esempio nell’Europeo dei piccoli, edizione 2009. Vero, nella mini-Mannschaft che ha alzato la Coppa a Malmö c’erano molte promesse non totalmente mantenute (Sandro Wagner, Fabian Johnson), ma basta dare un’occhiata al referto della finale contro la sventurata Inghilterra. Neuer, Hummels, Boateng, Höwedes, Khedira, Özil. Sei undicesimi della squadra che cinque anni dopo vincerà il Mondiale in Brasile (tra l’altro rifilando ai carioca un 7-1 storico). Qualcosa significherà.

A livello di club la Spagna ha mantenuto un netto predominio continentale, anche se il Bayern è arrivato a giocarsi la Champions contro l’Inter nel 2010 e l’ha vinta nel 2013 in uno scontro tutto teutonico contro il Borussia Dortmund. Eppure, a ben vedere, anche lì un po’ di Germania c’è. Il motore perfetto del Real Madrid pigliatutto viene da Colonia e si chiama Toni Kroos. L’estremo difensore del Barça è Marc-Andrè Ter Stegen, che in nazionale fa panchina solo ed esclusivamente perchè ha davanti uno dei tre migliori portieri al mondo. Ma a livello di selezioni, giovanili e non, questo 2017 dimostra che al momento non c’è proprio competizione.

Toni Kroos mentre si appresta a calciare un corner

Partiamo dalla fine, o dalla possibile tale. La Germania dei grandi (e sul termine c’è da discutere) si gioca la Confederations Cup. Torneo minore, vero, ma pur sempre un pezzettino di argenteria. Peccato che i tedeschi siano andati in Russia con metà Under-21 mascherata da Nazionale maggiore. E nonostante questo, sono in finale con pieno merito. Come con pieno merito l’Under-21, che a questo punto forse è meglio chiamare Under-21 B, ha vinto l’Europeo di categoria, facendo scacco matto alla favoritissima Spagna. Casualità? Improbabile. Programmazione? Quello è certo. Ah, piccola precisazione per chi quando sente Germania legge “Bayern” o “Borussia“. Delle due selezioni, solo Kimmich e Ginter (tra i grandi) vengono da lì. Il resto è preso da altre squadre.

La realtà è che la Germania fa scuola, anche a livello tattico. Non serve necessariamente osservare il giovane prodigio Nagelsmann o rimanere estasiati dalle piccole grandi trovate di Klopp, che nonostante qualche problema di troppo a Liverpool resta ancora uno dei guru incontrastati della nuova generazione di tecnici europei. Basta gettare l’occhio alla Mannschaft e soprattutto a chi la guida. A quel Joachim Löw, il quale, tra una pulizia poco ortodossa e l’altra, siede ininterrottamente sulla panchina della nazionale tedesca proprio dal 2006, prendendo le redini da Klinsmann, dimissionario al termine della Coppa del Mondo. Facile vincere quando hai in mano dei campioni? Mica sempre. È evidente, la scuola tecnica tedesca è attualmente all’avanguardia, in grado di coniugare alla perfezione l’aumentata fisicità del calcio moderno e la necessità di stabilire una chiave tattica ai match. Quando poi ci sono calciatori di tecnica e talento sopraffino, come Gnabry, beh, tanto meglio.

Gnabry in azione con l’Under-21 tedesca

Kuntz e i suoi l’hanno ampiamente dimostrato a Cracovia, Löw spera di ripetersi il prossimo anno in Russia e conquistare un bis riuscito solo al Brasile di Pelè. Noi, nel frattempo, ci muniamo di dizionario e ci guardiamo le partite delle nazionali teutoniche, tra raumdeuter e gegenpressing. Finchè qualcuno non interromperà questo ciclo, magari riportando in auge termini come trequartista e mezzala, c’è poco altro da fare.