Redazione

Di certo c’è Valverde, di possibile c’è Verratti. Per qualcuno, la mediana del Barcellona rischia di essere  una vista da godere spesso dal basso (o dall’alto, dipende dagli stadi) di una panchina. Arriva l’allenatore proveniente dall’Athletic, che da buon ex culé sa benissimo che al Camp Nou due cose sono fisse e immutabili: l’odio sportivo per il Real Madrid ed il 4-3-3. E non importa che il tecnico abbia fatto la sua fortuna nei Paesi Bassi con un 4-2-3-1 molto poco incline al tiki-taka che in fase di non possesso diventava un roccioso 4-4-2. A Barcellona si gioca così. E quindi parte l’assegnazione delle maglie. Busquets non si discute, è l’elemento di equilibrio di una formazione fatta di stelle. Se in Catalogna dovesse arrivare Verratti, la maglia e la posizione in campo che furono di Xavi troverebbero un degno erede. E poi? Due, anzi tre (se contiamo anche André Gomes) uomini per un posto. E non due qualsiasi.

Una maglia per due campioni

Don Andrés Iniesta, molto semplicemente, è il Barça. Più di seicento presenze in blaugrana, cinquantacinque reti, vagonate di assist ed un palmares, personale e di squadra, lungo quanto Don Chisciotte della Mancia. Quella Mancia che, per inciso, è la casa del Cavaliere Pallido. E qui si entra in un altro reame, questo del campanilismo. Perchè questo ragazzo di ormai 33 anni è il capitano dell’orgoglio della Catalogna, pur essendo castigliano. E allora c’è qualcosa di speciale in lui, anche al di fuori della classe immensa e del catalogo di giocate impossibile messo in mostra negli ultimi quindici anni. Il terzo posto nella mediana del Barcellona è il suo sin dai tempi in cui i mediani erano Van Bommel o Van Bronckhorst, mentre a lui e a Xavi erano affidate le chiavi per scardinare le difese altrui. Sono passati gli anni e magari le caratteristiche fisiche (che comunque non sono mai state il suo forte) hanno cominciato un naturale declino. Ma la visione periferica e la capacità di giocare tra le linee non si perdono e oggi più che mai potrebbero ancora fare al caso di Valverde.

E quindi in panchina va Rakitic? Più facile a dirsi che a farsi, perchè il biondo centrocampista classe 1988 ha dalla sua l’età, una struttura fisica più imponente e una maggiore predisposizione a puntare la porta. Praticamente completa Iniesta, come ha fatto alla perfezione nelle ultime tre stagioni, in particolare quella della Champions di Berlino in cui i suoi precisi inserimenti hanno sfaldato anche i meccanismi perfetti della BBC. Il croato sembrava destinato ad un rapido accantonamento anche nella scorsa stagione, quando al Camp Nou era arrivata la nuova stella del calcio portoghese, quell’André Gomes pagato un sacco di soldi che ha iniziato da titolare, ma che però non si è inserito benissimo nei meccanismi di Luis Enrique e (dicono) nelle grazie di Leo Messi. E di conseguenza alternanza con Rakitic, che però ha già dimostrato di patire molto la panchina, palesando qualche mal di pancia di troppo.

Rakitic con la maglia del Siviglia

Come risolvere la situazione? A Barcellona la rosa troppo lunga non piace, si preferisce fare di necessità virtù grazie a calciatori duttili e all’inserimento graduale dei giovani della cantera. Non è quindi così impossibile che l’arrivo di Verratti liberi una delle due stelle del centrocampo catalano. Il mercato maggiore ce l’ha chiaramente Rakitic, che con i suoi ventinove anni è nel pieno della maturità agonistica e che ha già dimostrato di saper fare la differenza anche in contesti diversi dal Camp Nou, su tutti lo Schalke e il Siviglia. Per lui, valutato 50 milioni, c’è l’interessamento del Manchester United di Mourinho, del City di Guardiola e del Bayern di Ancelotti. Sarebbe la pedina perfetta per completare tutte e tre le mediane, ma forse, dovendo scegliere, si troverebbe meglio nel gioco ragionato dei tedeschi.

Possibile che nessuno invece cerchi Iniesta? Ovviamente non è così. C’è qualcuno dalle nostre parti che spera di convincere il capitano del Barça a mettersi alla prova nella Serie A. È la Juventus, che vorrebbe ripetere le ottime operazioni fatte negli anni con Pirlo, Evra e Dani Alves, aggiungendo in un solo colpo classe straordinaria ed esperienza a palate in un centrocampo che nella stagione del quasi-triplete è sembrato l’anello debole della corazzata bianconera. Don Andrès nicchia, perchè il legame con il club blaugrana è troppo stretto. Ma chissà, non è così impossibile sperare di intravedere i lampi del talento dell’Illusionista sui nostri campi. Di certo ci guadagnerebbe la Juventus. Ma in fondo anche il pubblico delle altre squadre.