Francesco Cavallini

In principio furono i Celti, anche se qui a Roma preferiamo raccontarla in un altro modo. Poi, dopo ottocento anni di invincibilità, arrivarono i Visigoti ed i Vandali. E ancora un’invasione normanna quasi dimenticata, la calata dei lanzichenecchi del 1527 e, in maniera inferiore, l’occupazione francese in era napoleonica. E ora? Beh, in questo mondo globalizzato, in cui le distanze contano molto relativamente, i prossimi sono i cinesi. Guidate da due condottieri giunti dall’Oriente, Milan e Inter sembrano infatti pronte ad un postmoderno Sacco di Roma, versione 2017.

L’assalto ai gioielli della Capitale

Andiamo con ordine. Le due milanesi sono le grandi deluse della stagione che sta per terminare. A Milanello vi diranno che non è così, basta vedere i festeggiamenti per aver acciuffato i preliminari di Europa League. Vero, ma non è certo il livello a cui trent’anni di Milan berlusconiano ci hanno abituati. La questione è che Silvio non c’è più, c’è stato un takeover che è durato quasi quanto il campionato e che ha portato il club di via Turati nelle mani di Yonghong Li, imprenditore di base a Canton. Discorso diverso per l’Inter, che non solo nella prossima stagione non parteciperà alle coppe europee, ma che esce dal primo anno a gestione cinese con le ossa rotte. Tre allenatori (quattro se contiamo anche Mancini, andato via prima dell’inizio delle ostilità) e molti, troppi punti interrogativi sulla gestione tecnica di una squadra costruita con gran dispendio di denaro ma forse senza una solida idea di base.

Tifosi cinesi di Inter e Milan durante un’amichevole precampionato

Se Milano piange, Roma, più o meno, ride. Di certo ci sono grandi sorrisi a Formello, dove grazie a Simone Inzaghi una stagione iniziata con il gran rifiuto di Bielsa si è trasformata in una cavalcata quasi trionfale, con un insperato quarto posto quasi raggiunto e il cammino in coppa Italia stoppato solo in finale dalla Juventus cannibale. Nervi forse un po’ più tesi in casa giallorossa. A parte la questione Totti, è chiaro a tutti, tifosi e società, che se arriverà il secondo posto (e con esso i soldi della Champions diretta) la squadra di Spalletti avrà fatto solo il minimo indispensabile, soprattutto alla luce di un rendimento nelle coppe da mani nei capelli.

Ed è proprio il tecnico di Certaldo, principale candidato alla panchina dell’Inter, a spostare l’interesse dei nerazzurri su molti calciatori in forza alla sua attuale squadra. Il connubio SpallettiSabatini, già al lavoro fianco a fianco per circa un anno, punterebbe a portare a Milano alcuni dei calciatori che il DS (attuale coordinatore tecnico del Suning Sports Group) ha nel corso degli anni acquistato per la Roma e che l’allenatore toscano ha avuto modo di dirigere a Trigoria. Il nome che va per la maggiore è quello di Rüdiger, ma anche il neo-azzurro Palmieri, il greco Manolas e la coppia di centrocampo Strootman-Nainggolan sono stati accostati a più riprese al nuovo corso interista. Ma anche la Lazio è nel mirino dei nerazzurri, con De Vrji che resta un obiettivo per puntellare la difesa, forse la vera spina del fianco della prima Inter cinese.

Nainggolan Juve

Radja Nainggolan, uno degli obiettivi di mercato dell’Inter

Sarà per spirito di emulazione, o per quella storica propensione delle milanesi ad andare a pescare nella Capitale per rimpolpare la rosa, ma anche il Milan di Li pare intenzionato a fare una visitina sulle rive del Tevere per la prossima campagna acquisti. L’obiettivo principale è portare a Milanello un regista da mettere a disposizione di Montella e guardandosi intorno i profili che corrispondono alla descrizione sono due, uno in giallorosso e l’altro in biancoceleste. Leandro Paredes è nel mirino di parecchi club italiani e stranieri e Mirabelli pare intenzionato a chiedere informazioni su di lui a Monchi. Ma il DS della Roma non potrà dare una risposta prima di aver ufficializzato il nome dell’eventuale sostituto di Spalletti e di aver capito se il centrocampista argentino rientra nei piani del nuovo allenatore. E quindi il Milan potrebbe virare su Biglia, che non ha ancora rinnovato il contratto in scadenza nel 2018 e che per Lotito diventa necessariamente da cedere, per non rischiare di perdere il calciatore a parametro zero.

Tra una voce e l’altra, un po’ tutti i calciatori degli undici titolari di Roma e Lazio sembrano avere richieste. Della difesa giallorossa si è già detto, con il solo Florenzi fuori da ogni trattativa. Il centrocampo pare destinato a trasferirsi in blocco sui Navigli, chi da un lato, chi da un altro, e in attacco il Milan pensa anche a Dzeko se dovesse fallire l’assalto a Morata, mentre Salah, anche grazie all’ottima stagione, non è mai al riparo da sguardi interessati. Stesso discorso per la Lazio, che mette in vetrina i pezzi pregiati, forte della stupenda annata. Milinkovic-Savic andrà via, la domanda non è dove ma quando, dato che il serbo ha già fatto capire che quella biancoceleste sarà solo una tappa, per quanto importante, della sua carriera. Improbabile però che faccia le valigie quest’estate, anche perchè Lotito pare intenzionato a cedere già un paio di calciatori importanti. Chi quasi certamente lascerà Roma è Keita, anche lui con un solo anno di contratto, probabilmente in direzione Torino, sponda bianconera. E la Juventus avrebbe messo gli occhi anche su Felipe Anderson, sulla cui partenza Inzaghi potrebbe non mettere un veto decisivo.

lucas biglia lazio capitano

Lucas Biglia, l’attuale capitano della Lazio

Insomma, il prossimo derby della Capitale, se la ridda di notizie o pseudo tali venisse confermata, rischia di ridursi a una partita di calcio a 5, con in campo i sopravvissuti a questa razzia collettiva che pare si debba inevitabilmente abbattere sui due club capitolini. Lo stesso Gandini, amministratore delegato della Roma, con il sorriso sulle labbra, ha rassicurato tifosi e addetti ai lavori che, nonostante tutto, nella prossima stagione i giallorossi riusciranno comunque a schierare undici calciatori. La domanda fondamentale resta però  forte e soprattutto lecita. Passi l’interesse dei grandi club (Juventus, ma anche le corazzate straniere), ma perché calciatori di squadre importanti del panorama italiano (come lo sono Roma e Lazio), che nella prossima stagione nei rispettivi club giocherebbero Champions ed Europa League, dovrebbero accettare la corte di Inter e Milan, che negli ultimi anni hanno balbettato non poco? Certamente questione di blasone, probabilmente anche di soldi. L’esempio Kessie è calzante, con l’ivoriano deciso a trasferirsi in rossonero, rifiutando l’offerta giallorossa, per un contratto più remunerativo e per l’appeal che il brand Milan si porta dietro dopo decenni di trionfi.

Il prepotente ritorno sulle scene delle milanesi passa quindi necessariamente per la Capitale, dove Ausilio e Mirabelli sfideranno Monchi e Tare per cercare di strappare a Roma e Lazio i calciatori destinati, secondo i progetti, a far parte dei rispettivi cicli. I club romani dal canto loro potranno fare di necessità virtù, rimpinguando le casse societari cedendo gli scontenti e reinvestendo i proventi in acquisti mirati, scegliendo pedine utili alla causa e soprattutto felici di vivere un’esperienza sulle rive del Tevere. Del resto la storia insegna, chiunque sia sceso in armi a Roma è tornato a mani piene, potendo però prendere solo ciò che non era fermamente incollato al terreno. Per cui, chi vuole è libero di andare. Roma e Lazio continueranno per la propria strada, con le cifre delle ultime stagioni a testimoniare la bontà del lavoro fatto. Nessuno si preoccuperà troppo dell’ennesimo sacco. In fondo, l’Urbe è Eterna per definizione. E a queste quisquilie, purtroppo o per fortuna, si è abituata da parecchio.