Redazione

Come rovesciare il mondo in 90 giorni. In estate, l’acquisto da parte del Milan per 22 milioni (più cinque di bonus) di Hakan Calhanoglu è considerato un vero e proprio capolavoro. A conti fatti, sinora, ci ha guadagnato il Leverkusen. Collocare tatticamente il turco è davvero complicato. Roba da…aspirine, appunto. Dove il calciatore ha resto tantissimo. Al Milan invece sembra aver disperso numeri e talento.

Calhanoglu ha avuto spazio e fiducia

Il Milan lo ha accolto come un grande campione, consegnandogli la maglia numero 10 e le chiavi della squadra. Tieni, apri le porte e spaccale con il tuo destro, o almeno mandaci i compagni. Libero di seguire istinto e talento. Montella gli ha cucito addosso più moduli, pur di aiutarlo. 4-3-1-2, 3-4-1-2, 3-4-2-1. Adesso però la carta di credito rossonera ha esaurito il plafond. Calha si deve conquistare il Milan, garantendo qualità, ma soprattutto rigore tattico. Il turco ha un arsenale pressochè illimitato di numeri e soluzioni, sinora inspiegabilmente inefficaci. O forse no: Calhanoglu ha visione di gioco, un destro letale nei calci da fermo e dalla lunga distanza. E poi? Sì, d’accordo è uno di quelli che con una giocata può cambiare il corso di una partita. E se non gli riesce cosa succede? Diviene un peso. E non è accettabile.

Problema di posizione e atteggiamento

Calhanoglu fatica. Il 3-4-2-1 è un modulo studiato quasi su misura per esaltarne le caratteristiche. Invece il turco rimane quasi un corpo estraneo al gioco. Il numero 10 si limita a trotterellare per il campo. Certo, quando ha il pallone fra i piedi è sempre un piacere, ma per adesso il suo apporto è limitato. Tiri da fuori, lanci lunghi, anche precisi e poco altro. Vero che il pallone non suda ma è altrettanto innegabile che un paio di conclusioni a partita sono poche. Molti di più, purtroppo, i palloni persi e gli avversari che gli sfuggono. Probabilmente il periodo di ambientamento è stato anche reso più complicato da un avvio di stagione disastroso, specialmente per un calciatore che, come lui, tende molto ad assuefarsi alle dinamiche del match e di chi gli sta intorno. Se la squadra gira, si esalta. Se soffre, non riesce a prenderla per mano. Questione di personalità. Lecito attendersi di più. Montella lo aspetta, ma non in eterno. Non per niente, per Napoli, è in rampa di lancio Bonaventura.