Mattia Deidda

Non imposta direttamente le geometrie della squadra, ma a disegnarle è lui. Callejon è l’uomo in più di Sarri. Insostituibile. Nel primo anno sulla panchina del Napoli del tecnico toscano, l’ex Real Madrid ha giocato trentotto partite su trentotto, tre entrando dalla panchina. L’anno scorso trentasette, tutte da titolare, saltata una per squalifica. Quest’anno la musica non cambia: cinque su cinque in questo inizio di campionato. Se il Napoli può permettersi un tale dominio del campo, gran merito è della continuità di rendimento di Callejon.

Direttore d’orchestra

Il punto di riferimento della squadra. Piedi buoni, ma non i migliori, e allora il copione è scritto: palla a terra e, nei momenti di blocco, cercare il movimento di Callejon. Lo spagnolo è un isola sicura su cui ancorare: detta il passaggio in orizzontale quando la squadra ha bisogno di allargare le maglie avversarie, in verticale quando gli lasciano anche un solo metro di spazio. I movimenti della squadra sono corali, ma quelli offensivi dipendono spesso da lui. Il Napoli concentra la maggior parte delle azioni sull’asse sinistro: Insigne, Ghoulam e Hamsik sono giocatori che sanno trattare la palla come pochi. Gli avversari si spostano, quindi, da quella parte, lasciando più spazio sulla destra dove lo spagnolo decide il movimento a seconda della situazione. A seconda di come si svolge l’azione, Callejon può anche chiamare il passaggio nella posizione di prima punta: il 2-1 contro la Lazio vede lo spagnolo in posizione centrale, pronto a battere in rete.

Intelligenza di base

Difficile trovare un calciatore più intelligente. Lo spirito di sacrificio, senza dubbio, lo ha aiutato nel corso della carriera. Adesso, con trent’anni sulla carta d’identità, entra in gioco l’astuzia. Nessun calciatore al mondo può reggere i ritmi dello spagnolo, a meno che non sappia leggere le dinamiche del gioco bene quanto lui. Non è il più rapido della squadra, né il più tecnico: salta l’uomo in velocità, ma di dribbling veri, a palla ferma, non se ne vedono molti. Eppure si trova sempre nel posto giusto al momento giusto. Crea superiorità numerica, rompe l’asse della difesa avversaria, aiuta il compagno di fascia quando sotto pressione. Nel calcio, la fortuna conta ben poco. Serve un allenatore bravo che sappia regalare i compiti giusti ai giocatori giusti: Callejon non è un calciatore giusto, ma perfetto. La capacità di sfruttare l’occasione è una caratteristica dei campioni. La tanta corsa non influisce sul rendimento: sette gol e dieci assist nel primo anno di Sarri, quattordici reti e quattordici assist nel secondo. Quest’anno si trova già a quota tre gol e due assist.