Massimo Piscedda

La polemica di Candreva con la Lazio finita sui giornali in questi giorni dà un idea di quelli che sono i rapporti di lavoro nel mondo del calcio. Perché farla? E poi a posteriori, quando era già tutto finito e concluso, dopo una trattativa con cessione in cui tutte le parti erano soddisfatte e piene di soldi. I rapporti umani a volte non possono quantificarsi e alla fine scatta quell’orgoglio che al tempo avrebbe dovuto chiamarsi coraggio e personalità.

Polemica sterile ed inutile

In questa diatriba da condominio ci sguazzano i media e la amplificano fino a farne una discussione talmente grande e coinvolgente che qualsiasi tifoso sente il diritto di farne una considerazione personale. E qui scatta la bagarre che porterà problemi solo ed esclusivamente a Candreva, reo di aver aizzato una polemica inutile in quanto a tempistica. Essere condizionato perché non si porta una fascia al braccio dà il senso di quanto poteva essere spaccato quello spogliatoio, se si riduce a giustificare un rapporto difficile con alcuni compagni. Insomma non essere capitano non è la fine del mondo, non cambia nulla, la città, la tifoseria ti riconosce sempre quello che meriti e al contrario ti critica per quello che fai, e questo comportamento non è stato all’altezza della bravura tecnica dei quattro splendidi anni che il calciatore ha lasciato come ricordo.

Candreva durante Lazio-Chievo della scorsa stagione

Candreva durante Lazio-Chievo della scorsa stagione