Redazione

Inter quasi convincente con il Lione. Segnali di crescita, come la mano di Luciano Spalletti. La squadra si muove con un senso logico e alcuni interpreti trovano una collocazione tattica congeniale alle loro caratteristiche. É il caso di Kondogbia, davanti la difesa, per sfruttare fisicità e lunghe leve. Una scelta che permette a Borja Valero di alzarsi e dettare il pressing e tempi di gioco. Joao Mario, in campo per tutti i 90′ e catechizzato da Spalletti, da incursore. Bene anche gli esterni, che attaccando lo spazio senza palla dettano il passaggio in profondità.  E c’è anche un giovanissimo in rampa di lancio: Federico Valietti, classe ’99. Esterno basso destra, non si intimidisce di fronte a Depay, anzi lo affronta e lo sfida anche sulla corsa. Gran personalità. Bene anche Gabriel Barbosa. E se Perisic ci mette concentrazione e sentimento, affidato alle cure Spalletti si trasformerà in un calciatore da copertina. In tutto ciò, chi ci rimette è Antonio Candreva.

Un ragazzo in difficoltà

Candreva non vive un momento facile. L’amore fra l’esterno e i tifosi dell’Inter non è mai sbocciato del tutto. Qualche ghirigoro di troppo e diversi cross sbagliati, non compensano la generosità e l’attaccamento alla maglia. La soluzione Chelsea, per lui, è apprezzata dai… tifosi. Dall’hashtag #candrevaout sino a diversi “commenti” più o meno acidi. Certo, è quanto meno frettoloso liquidare un calciatore che è in orbita azzurra e che comunque è finito, come gli altri, nel frullatore di una stagione nata male e finita peggio. Candreva paga una prova scialba, l’impazienza e il nervosismo di una piazza preoccupata dai movimenti di mercato del Milan e la gran partita di Perisic. Sommati questi fattori, specialmente a caldo dopo Inter-Lione, è chiaro che i tifosi tratterrebbero il croato.

Candreva è così inutile?

Eppure Candreva non è cosi malaccio. Vince spesso gli uno contro uno e trova lo spazio per crossare in area. Il ragazzo, impiegato da esterno, in media mette in mezzo dieci palloni a partita: il problema non è dunque nella quantità di palloni giocati quanto nella qualità e nei tempi di gioco. Candreva ha un limite: si compiace. Troppe finte e veroniche eccessive e fini a se stesse.  Una mole di lavoro poco premiante. Anzi, controproducente: appena 8 reti in 45 partite giocate. Poche, per un esterno d’attacco. Se poi i piedi non sono fatati, il mugugno è dietro l’angolo. I numeri, in questo senso, lo condannano: su 200 cross, appena 16 palloni giocabili, compresi gli 11 assist tesaurizzati da Icardi. La montagna ha partorito il topolino. Quanto basta, però, per Antonio Conte.

Se andasse al Chelsea per Di Maria…

Il Chelsea gli ha messo gli occhi addosso. Non è una novità. Conte stravede per lui, considerandolo ideale per coprire tutta la fascia nel 3-5-2 che ha in mente per i suoi blues. Le caratteristiche di Candreva, fra l’altro, si adatterebbero alla Premier. Tanta corsa e fisico, poca tattica, molto istinto. Il suo identikit, insomma. La sensazione è che se gli inglesi presentassero un’offerta importante sarebbe ben accetta. Anche perchè finanzierebbe, almeno in parte, nuove operazioni di spessore. Vidal e Di Maria su tutte.