Luigi Pellicone

Gira, che ti rigira, e poi si rigira. Infine sbaglia il cross. La storia di Antonio Candreva e la tifoseria nerazzurra è tornata al punto di partenza. Il laterale destro ha lasciato il campo subissato dai fischi di San Siro, stanco di assistere alla stessa scena. Finta, controfinta, sterzata, controsterzata, cross troppo lungo, o alto, o corto, o basso. E oggi il loggione è sbottato.

Candreva ci mette anche del suo…

Lo scorso anno, il numero 87 è diventato a spanne il calciatore più odiato dai tifosi dell’Inter. Colpa di una stagione nata male e finita peggio: 25 milioni di euro per 200 cross (diconsi duecento) trasformatisi in appena 16 palloni giocabili, compresi gli 11 tesaurizzati da Icardi. Quanto basta esaurire la pazienza di Giobbe, figurarsi quella del tifoso nerazzurro già esasperato di suo. Eppure Candreva sembrava cambiato: solo palloni forti e tesi sul primo o sul secondo palo, oppure in mezzo, per Icardi che si stacca dal marcatore. Nelle prime tre giornate l’esterno fa il suo lavoro a dovere: spinge sulla fascia, vince l’uno contro uno, non interrompe il flusso di gioco, ma l’accompagna. Il tutto senza compiacersi: poche veroniche, tanta corsa e qualità, limitando le giocate fini a sé stesse. Poi qualcosa è cambiato: stessi vizi di prima. E allora piovono fischi.

Quale è il vero valore del ragazzo?

A questo punto è lecito anche interrogarsi sull’effettivo valore del ragazzo: Candreva sinora ha svolto i “compiti” da alunno modello per poi mostrare il suo vero volto o è stato inghiottito anche lui dalla crisi di gioco che sembra aver attanagliato l’Inter? Nel dubbio, i tifosi lo hanno sentenziato: del resto l’amore non è mai sbocciato del tutto. I ghirigori di troppo e i cross sbagliati, non compensano la generosità e l’attaccamento alla maglia. Anche Spalletti, al di là delle parole di circostanza, inizia a nutrire qualche dubbio sulle troppe finte e veroniche eccessive e fini a se stesse che influiscono e rallentano ulteriormente  i tempi di gioco. Se Candreva fosse meno barocco, la mole di lavoro diventerebbe premiante. Cosi invece è solo irritante. E Karamoh, già beniamino di San Siro, scalpita…