Redazione

Fabio e Paolo ancora insieme: i Cannavaro si ritrovano in Cina. A fine anno Paolo lascerà il Sassuolo per accasarsi in Cina in quel di Guangzhou, dove affiancherà il fratello Fabio nel ruolo di vice allenatore. E forse anche come giocatore. Non è da escludere a priori l’ipotesi che il 36 enne abbia ancora voglia di giocare. Le alternative sono due: giocatore per una stagione per poi entrare direttamente nello staff tecnico del fratello, oppure lasciare definitivamente il calcio. La soluzione più praticabile è quella del doppio ruolo. Se giocherà, Paolo Cannavaro potrà rinverdire una lunga e celeberrima storia di consanguinei che si sono ritrovati sotto lo stesso tetto. I due Cannavaro, fra l’altro hanno già giocato insieme, ai tempi del Parma.

Paolo e Cesare Maldini

Forse in Italia la storia più nota. Nel 1996 il CT Arrigo Sacchi lascia l’azzurro dopo un pari con la Georgia. Cesare prende in mano le redini della Nazionale che ha in Paolo il leader indiscusso, nonchè capitano. I due riallacciano una storia iniziata nella Under-21, quando il papà selezionava i migliori giovani. Paolo ha poco da dimostrare: figurarsi se qualcuno osa definirlo raccomandato. Anche perchè, a volerla dire tutto, è anche più forte di suo padre. Non era il figlio di Cesare. Piuttosto Cesare era il pare di Paolo. Evidentemente si sente responsabilizzato dall’investitura e gioca un biennio fantastico. Segna anche con regolarità, come  contro Moldavia, Polonia e Paraguay. Ma il sogno di un Mondiale a gestione familiare si infrange (ancora una volta) ai calci di rigore contro la Francia.

Dino e Andrea Meneghin

Cambiando sport, si passa al basket. Anche in questo caso, padre e figlio: Dino e Andrea Meneghin, ma con un epilogo diverso. Questa volta si vince. Prima, però, i due si incrociano da avversari. É il 14 ottobre 1990, quando Varese ospita Trieste. I lombardi annoverano fra le loro fila un giovanissimo cestista, appena sedicenne. Si chiama Andrea e porta il cognome di Dino. Ovvio, è suo figlio. Giocano 420 secondi contro. Vince papà 89-93, ma l’avversario più temuto ed amato diventa coach e insieme i due scrivono una bellissima pagina di sport: agli europei del 1999 in Francia, l’Italia centra un oro clamoroso, superando in finale la Spagna dopo aver eliminato Russia e Jugoslavia. Andrea è protagonista in campo, Dino affianca Tanjević in panchina.

​Johan e Jordi Cruijff

A volte però si rischia di restare incastrati nel nome del…padre. É il caso di Jordi, buon calciatore, ma se di cognome di chiami Cruijff, è davvero difficile lasciare il segno. Il papa non è un semplice giocatore di calcio. É IL Calcio. La risposta europea a Maradona e Pelè. I due si incrociano nel Barcellona fra il 1994 e il 1996. Un biennio in cui pur realizzando 11 gol in 41 partite, Jordi, che per evitare paragoni scomodi neanche indossa il proprio cognome sulla maglia, non regge il confronto, specialmente dopo l’addio del padre alla panchina blaugrana. Emigra a Manchester alla corte di Sir Alex Ferguson, poi chiude un’onesta carriera fra Spagna e Malta.