Elisa Ferro Luzzi

Sta facendo molto discutere la decisione del giovane Filippo Cardelli di lasciare la Primavera della Lazio. “Troppi stranieri, il calcio degli italiani è morto, e sinceramente se devo essere trattato come uno straniero in patria preferisco andarmene” ha tuonato il 18enne difensore tramite il suo profilo Facebook. Nessuna divergenza con il tecnico Bonatti, assicura, solo un’amara presa di coscienza che lo ha portato ad una decisione che quasi nessuno al giorno d’oggi, con un futuro in Serie A alle porte, prenderebbe così su due piedi. Cardelli stronca con un post una carriera che era già stata compromessa da un infortunio al ginocchio che lo aveva tenuto fuori per tutta la scorsa stagione. Gli dà man forte Leonardo Nolano, altro giovane che ha salutato la Primavera della Lazio una ventina di giorni fa, sempre tramite Facebook: “Lo avevamo capito tanto tempo fa in che paese di m***a ci troviamo che valorizza gli stranieri e non gli italiani, sono fiero di te amico mio per la tua decisione, nessuno lo avrebbe fatto… te invece si”.

Montella jr studente modello negli Stati Uniti

Fa strano leggere di giovani che non vogliono proseguire la carriera, chi per un motivo chi per un altro, in un Paese in cui il calcio fa da padrone. Ma non per tutti, evidentemente, conta così tanto. Alcuni, in maniera molto meno traumatica rispetto a Cardelli, hanno lasciato per studiare. Come per esempio il figlio di Montella, Alessio, che nel 2015 ha detto addio alla Roma per andare a proseguire gli studi in un College negli Stati Uniti.

Alessio Montella

Alessio Montella

Alessio aveva cominciato bene, era stato inserito tra i 18 della formazione Under 17 collezionando 8 presenze nelle prime 9 partite e due gol, di cui uno alla Lazio nel derby. Un anno ancora e sarebbe approdato in Primavera, poi il cambio di rotta: meglio il College americano. Anche il figlio di Di Livio, Lorenzo, ha lasciato le giovanili della Roma per studiare ma poi è riuscito a coniugare le due cose, è tornato a Trigoria e con Rudi Garcia ha giocato anche in prima squadra. Ora è in Serie B con la Ternana.

Vallerini e Lorusso preferirono la Chiesa

Se andiamo a cercare molto più indietro nel tempo, troviamo altri giovani e inaspettati – all’epoca – addii al calcio. Tra le storie che hanno fatto più parlare c’è quella di Victor Claudio Vallerini, che lasciò la Lazio in tenera età per la Chiesa. Promessa della Primavera biancoceleste, nel 1992 viene aggregato nel ritiro precampionato della prima squadra, con Zoff in panchina. Proprio durante quel ritiro decide di lasciare il calcio professionistico per entrare in seminario e prendere, in seguito, i voti da sacerdote. Dopo dieci anni, l’ormai 29enne Vallerini, sacerdote in una parrocchia della Garfagnana, ci ripensa nuovamente, abbandona l’abito talare e torna a Camaiore, la città dove abita la madre. E decide di allenarsi proprio con il Camaiore, con cui prende parte al campionato regionale di Eccellenza.

Victor Claudio Vallerini. Primo da sinistra, in allenamento nel ritiro di Norcia del 1992

Victor Claudio Vallerini. Primo da sinistra, in allenamento nel ritiro di Norcia del 1992

Convocazione da parte del Signore anche per Graziano Lorusso qualche anno più tardi. Ha 17 anni, Lorusso, quando nel 1991, ai Mondiali under 17, il ct Vatta lo schiera in Nazionale al fianco di un certo Alessandro Del Piero. Subito dopo arrivano il Bologna, ed ancora il Rimini, il Lugo, l’Iperzola. Fino al 1996, quando all’improvviso decide di appendere gli scarpini al chiodo ed entrare a far parte dei frati minori conventuali; per dodici anni sparisce dalle scene, girando di convento in convento per curare la sua formazione spirituale. Il suo nome riappare in cronaca nel settembre del 2012, quando nella Cattedrale di Copertino, nel cui convento è ancora oggi incardinato, il vescovo monsignor Domenico Caliandro lo ordina diacono. Qualche tempo dopo diventa sacerdote. Alla faccia dei vari Kakà e Legrottaglie, che i voti alla fine non li hanno mai presi.