Francesco Cavallini

Come è ovvio che sia, la vetrina se la prende tutta lui. Cristiano Ronaldo, CR7, CR103, chiamatelo come volete, ma la seconda tripletta consecutiva in Europa inserirà anche questo match tra quelli che il portoghese ha praticamente portato a casa da solo. A vedere il tabellino non c’è il minimo dubbio, ma chi invece ha seguito tutta la partita potrebbe aver notato altro. Le sgroppate di Carvajal prima dell’infortunio a pochi secondi dall’intervallo. O la perfezione tattica e lo spirito di sacrificio di Casemiro. Insomma, le ottime prestazioni di quelli che secondo molti rappresentano gli anelli deboli dell’undici titolare del Real Madrid. Certo, le tre reti le fa Cristiano. Ma non avrebbe potuto, senza il supporto di quelli che, quando meno te lo aspetti, da gregari sanno trasformarsi in protagonisti.

Prendiamo Casemiro. Non è certo bello a vedersi, ma è anche normale. Quello del mediano è un ruolo ingrato già di suo, ma giocare in interdizione a Madrid a volte equivale ad un marchio d’infamia. Il raffinato palato di chi frequenta il Bernabeu non vuole vedere entrate scomposte, ma anticipi leggiadri. Non si accontenta del passaggio a due metri, si aspetta la verticalizzazione a ribaltare il campo sul compagno libero. Pretende che quando si calcia in porta si prenda perlomeno lo specchio. Casemiro queste cose non le fa quasi mai. Anzi, a Napoli vi diranno che le fa solo quando non dovrebbe, ma la sostanza non cambia. Al fioretto preferisce la clava. Perchè per quelli come lui lo stadio del Real Madrid vale quanto il campetto di periferia, non si fanno prigionieri. Se volete i ghirigori, chiedete a Modric, o a Kroos. Casemiro fa il suo lavoro. E lo fa bene, anche troppo. Al punto che certe sere è impossibile non pensare che, se indossasse una qualsiasi altra maglia, forse finirebbe la metà delle partite con una doccia anticipata.

real campione champions

Il Real di Casemiro e Carvajal festeggia l’undicesima Champions League

Ma di riffa o di raffa il brasiliano si salva quasi sempre e continua fieramente a occupare quella porzione di campo che si è conquistato tra lo scetticismo generale. Corre per tre, per se stesso e per i due compagni di reparto, che non fanno certo del dinamismo la propria arma vincente. Abbiamo già detto che i mediani a Madrid non hanno vita facile, ma la parabola di Casemiro spiega perfettamente perchè anche gli esteti del calcio, i Guardiola, i Luis Enrique, non possono fare a meno di una tipologia di calciatore in grado di dare equilibrio a squadre a trazione decisamente anteriore. Se poi il giocatore in questione riesce (anche dopo quasi novanta minuti passati a correre e contrastare) ad avere la lucidità di attirare su di sè due difensori su un cross dal fondo e di mandarli a vuoto con un velo perfetto, lasciando il finalizzatore libero di calciare a rete indisturbato, beh, a quel punto anche il tifoso madrileno più incontentabile non può fare a meno di alzarsi e applaudire. E dire che forse è più facile contrastare con successo Messi che convincere il pubblico del Bernabeu di aver avuto torto…

Eppure a Madrid si stanno abituando all’idea. Un altro ruolo che scatena facili mugugni è infatti quello del terzino. Anzi, il terzino destro. Perchè quando nel corso degli anni sulla fascia sinistra sei stato abituato a Roberto Carlos e Marcelo, viene naturale aspettarsi la presenza di un calciatore simile anche dall’altro lato del campo. E invece sin dai tempi di Salgado, passando per Arbeloa e Raul Albiol, quella zona del rettangolo verde ha sempre rappresentato la fascia di scorta, quella dove si passa il pallone quando a sinistra non si riesce a giocare. Quindi i terzini destri del Real finiscono sempre per essere giocatori duttili, concreti e poco inclini alle sgroppate devastanti come i loro colleghi sull’out mancino. Normale, nessun allenatore con un minimo di sale in zucca vorrebbe mai scoprirsi così tanto.

Ma questo il tifoso medio non lo vuole capire e continua ad ammirare il secondo oggetto misterioso in campo con la camiseta blanca (perchè il primo resta sempre e comunque il mediano) con uno sguardo tra lo speranzoso ed il preoccupato, pregando che sia in grado di inventare una giocata, ma senza combinare pasticci. Qualche pasticcio Daniel Carvajal l’ha combinato e a Madrid hanno anche la memoria lunga. Pochi gli hanno perdonato il fallo da rigore su Tevez nella semifinale di Champions 2014-15 contro la Juventus. Per mesi gli hanno tributato fischi ingenerosi e più di qualcuno ne ha chiesto metaforicamente la testa, con annessa la consegna immediata delle chiavi della fascia destra a Danilo, per cui tra l’altro la Casa Blanca ha sborsato più di trenta milioni di euro. Peccato che il brasiliano ex Porto per i parametri madrileni sia più un terzino sinistro, dato che è incontenibilr in fase offensiva ma spesso e volentieri si dimentica totalmente di difendere, attentando alle coronarie dei tifosi del Real e al fegato di Ramos e Pepe.

Daniel Carvajal in un match di Champions League contro la Roma

E quindi la fiducia a Carvajal diventa necessaria ma condizionata, sempre con la strisciante preoccupazione che quel così poco galactico ragazzo ne combini una delle sue. Eppure, dicevamo, al Bernabeu stanno imparando a ricredersi anche su di lui. Sarà che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, ma pare che la presenza in squadra di tre colleghi dal gioco arrembante e propositivo stia facendo molto bene a Carvajal. All’attenzione tattica lo spagnolo sta infatti finalmente unendo anche le progressioni e le sovrapposizioni che il pubblico merengues tanto apprezza. Il merito è suo, ma anche del buon Casemiro, che di certo garantisce molto più equilibrio e copertura di Xabi Alonso o Mesut Özil (tanto per citare due dei centrocampisti che nelle ultime stagioni hanno affiancato Modric o Kroos nel 4-2-3-1 del Real) e che permette all’esterno della nazionale spagnola di lasciare più spesso soli i due centrali senza il terrore di regalare troppo campo agli avversari.

Evidentemente l’unione fa la forza, al punto che i fischi ed i mugugni che hanno accompagnato le prestazioni dei due elementi finora non ben identificati si sono pian piano trasformati in applausi. Perchè il tifoso del Real è altezzoso e superiore proprio in ragione del fatto che di calcio ne capisce eccome. E se il mediano spaccagambe fine a se stesso o il terzino con due ferri da stiro al posto dei piedi ne urtano la sensibilità, è evidente a tutti che un equilibratore tattico di qualità a centrocampo e un terzino più bloccato in difesa sono importanti per la causa. In fondo ogni squadra, anche il glorioso Real Madrid con tutti i suoi campioni indiscussi, non è altro che la fedele riproduzione di un laboratorio artigiano, con un atelier ed un retrobottega. E allora è ovvio che la vetrina, le luci ed il pubblico siano tutti per Cristiano, Ramos ed il resto della BBC. Ma come piaceva dire al grande Brian Clough, la merce sugli scaffali ce la mettono anche e soprattutto quelli come Casemiro e Carvajal.