Francesco Paolo Traisci

E’ andato via sbattendo la porta, Cesare Prandelli, deluso per il trattamento ottenuto dal Valencia e ora il club minaccia di portarlo in tribunale. Ma a che titolo? Su che basi? Non lo sappiamo e possiamo solo ipotizzare, leggendo le cronache.

Prandelli al Valencia: la storia dal principio

Cominciamo dall’inizio: ogni società che partecipa ad un campionato calcistico all’interno delle varie Federazioni nazionali deve affidare la prima squadra ad un tecnico abilitato per la competizione in cui la squadra è iscritta. Sintetizzando, per la Serie A (e B) italiana è necessario un tecnico con l’abilitazione UEFA Pro (e così anche negli altri campionati maggiori). Sempre per la Serie A è necessario che l’allenatore sia affiancato da un altro tecnico con la medesima abilitazione o quella sottostante UEFA A con la qualifica di allenatore in seconda. Esistono perciò Albi nazionali degli allenatori dei vari gradi. Per fare ciò la squadra deve sottoscrivere un regolare contratto con un allenatore iscritto all’Albo nazionale oppure a quello iscritto in Albi tenuti da altre Federazioni nazionali (con procedure particolari, previste dallo stesso regolamento del settore tecnico). Sulla base del contratto poi il club procederà al tesseramento annuale dei tecnici distinguendone il ruolo. Quindi il rapporto dura per il periodo fissato nel contratto ovvero fino al consensuale scioglimento dello stesso. Salvo particolari inadempimenti o sanzioni, entrambe le parti sono obbligate alle rispettive prestazioni previste per tutta la durata del contratto: il tecnico a allenare la squadra per la quale è contrattualizzato e solo quella, non potendo svolgere alcuna attività a nessun titolo, per altre società, né rifiutarsi di svolgere quelle per le quali è contrattualizzato all’interno della società; il club, dal canto suo, a corrispondere l’emolumento pattuito al tecnico. La sola cosa che la dirigenza può fare quando il rapporto di fiducia con l’allenatore si è deteriorato è di esonerarlo dalla guida della squadra, senza però (a meno di un accordo con lo stesso tecnico) licenziarlo, ossia interrompere il rapporto di dipendenza che sussiste fra le due parti.

IL TECNICO RIMANE UN DIPENDENTE DEL CLUB
Rimanendo il tecnico un dipendente della società (a prescindere quindi dalla conduzione tecnica della squadra), questa è obbligata a versargli regolarmente lo stipendio previsto nel contratto per tutta la durata dello stesso, potendo però richiamarlo e riaffidargli la direzione della prima squadra, senza alcun cambiamento nel rapporto di lavoro. Ciò, lo ripetiamo, a meno che club e tecnico, di comune accordo, non decidano di interrompere il rapporto contrattuale fra di loro: il tecnico sarà libero di andare ad allenare altre squadre (salvo preclusioni di allenare più squadre durante la stessa stagione, previste nei vari regolamenti) e la squadra non dovrà più corrispondergli lo stipendio. A volte conviene ad entrambi. Certo che, il tecnico non può unilateralmente interrompere il rapporto: le sue eventuali dimissioni debbono essere accettate dalla società e trasformarsi in scioglimento consensuale del rapporto. E proprio questo pare (a quanto si ricava dalle notizie di cronaca) il caso di Prandelli, tanto che la società ha subito nominato un sostituto al quale affidare la conduzione tecnica della squadra. Deterioratosi il rapporto, ognuno per la sua strada… Allora perché le minacce di azioni legali da parte del club valenciano? Se, come pare, le dimissioni sono state accettate, l’unico fronte di attacco giuridicamente ipotizzabile, oltre alle accuse per l’intempestività delle dimissioni (che difficilmente possono portare conseguenze giuridiche), appare quello dei costi dello staff che il tecnico di Orzinuovi si era portato dietro nella breve esperienza spagnola. L’allenatore in seconda, il preparatore atletico e gli altri collaboratori che, posti sotto contratto dal club insieme al mister per 18 mesi, a quanto pare, non hanno risolto il loro rapporto e sono quindi rimasti sul libro paga del club catalano. E’ chiaro che si tratta dei collaboratori di fiducia del tecnico uscente che difficilmente potranno avere il medesimo rapporto di fiducia con il nuovo allenatore (che peraltro, con ogni probabilità, avrà altrettanti collaboratori con i quali, al momento di essere ingaggiato dalla società, avrà preteso di lavorare o si lamenterà di non poterli avere a disposizione, qualora la società abbia rifiutato di ingaggiarli, dovendo già corrispondere gli stipendi alle figure professionali ancora sotto contratto in quei ruoli, ossia ai collaboratori dell’ex mister).

IL VALENCIA HA POCHI MARGINI
Ed allora, per il club potrebbe trattarsi di figure divenute inutili, senza il tecnico con il quale hanno iniziato a collaborare. Ma, pur facendo parte di uno staff, si tratta di professionisti e, come tali, titolari di un autonomo rapporto di lavoro con il club. E’ per questo tale motivo che, di solito, al momento di sciogliere consensualmente il rapporto con il tecnico, la società pretende di sciogliere consensualmente anche quello con i suoi collaboratori, subordinando, eventualmente la “liberazione” del tecnico alle totale cessazione di tutti i rapporti di lavoro con il suo staff. Se, al momento dello scioglimento del rapporto con Prandelli, ciò non è stato fatto formalmente, a prescindere da promesse verbali e degli impegni che può essersi assunto per loro conto il tecnico, i componenti dello staff di Prandelli resteranno alle dipendenze del Valencia fino a che ciascuno non avrà trovato un accordo con il club per interrompere a sua volta il proprio rapporto di lavoro con il club. Con buona pace del Valencia e delle sue asfittiche casse!