Francesco Paolo Traisci

È finito gennaio e, con gennaio, il calciomercato di riparazione. Nessun botto, piuttosto pianificazione per la prossima stagione. Molti club hanno preferito risparmiare e puntare sui giocatori in scadenza di contratto, liberi per la prossima stagione. Ed hanno approfittato della finestra di mercato per gettare le basi per questi accordi. È infatti sempre più diffusa la prassi che anziché trattare con i club proprietari dei cartellini per una cessione degli ultimi sei mesi di contratto e poi con il calciatore per il futuro, di rivolgersi, nei modi e nei tempi previsti dal regolamento, direttamente all’entourage dei calciatori, limitandosi, come dice la norma, ad avvertire le squadre di appartenenza.

Accordi preliminari: sono vincolanti?

È perfettamente lecito. Se infatti sono vietati, ai sensi dell’art. 95 bis delle NOIF (da noi, e dei relativi regolamenti UEFA e FIFA sui trasferimenti di calciatori), “i contatti e/o le trattative, dirette o tramite terzi, tesserati o non, tra società e calciatori senza preventiva autorizzazione scritta della società titolare del contratto” ai sensi del comma successivo della stessa norma, per i calciatori a scadenza di contratto al termine della stagione sportiva “a partire dal 1 gennaio sono consentiti i contatti e le trattative tra calciatori e società, nonché la stipula di accordi preliminari”.

Così, fra gli altri, ha fatto il Napoli, facendo firmare alla giovane promessa tedesca dell’Ajax Amin Younes, non già un contratto vero e proprio (che non può essere firmato perché il giocatore è ancora sotto contratto) bensì un preliminare di contratto, ossia un impegno a stipularne uno alla scadenza di quello attuale che lo lega ai Lancieri sino a giugno. Se fino a qualche anno fa questi contratti non avevano nessun valore, oggi, se stipulati nel periodo temporale individuato dall’art. 95 bis, sono perfettamente validi e vincolanti. Questo sembra invece sfuggire al giocatore che, fuggendo da Napoli, ha più volte dichiarato di non sapere se tornerà per vestire la casacca azzurra, affermando che l’ipotesi più verosimile è che rimarrà all’Ajax, presumibilmente in virtù di una clausola di rinnovo presente nell’attuale contratto in scadenza. La società partenopea, dal canto suo, è convinta di poter ricondurre il riottoso giocatore alla ragione. Ma che cosa può succedere?

La clausola di rinnovo automatico

Non avendo in mano né il contratto attuale che lega il giocatore ai Lancieri (ed in particolare, non conoscendo il contenuto della clausola di rinnovo automatico), né il preliminare sottoscritto con il Napoli, possiamo solamente delineare alcuni scenari sulla possibile sovrapposizione fra i due contratti. Partiamo dalla fantomatica clausola di rinnovo del vecchio contratto. In genere, una simile clausola si compone di due parti: la prima riguarda gli elementi fattuali, la seconda le conseguenze giuridiche.

Per quanto riguarda i primi, si tratta degli eventi futuri ed incerti al momento della conclusione del contratto, il verificarsi dei quali fa scattare gli effetti giuridici voluti dalle parti. Questi eventi, che non conosciamo, ma che possiamo presumere in base alla conoscenza di quelli che in genere vengono inseriti in questo tipo di clausole, dovrebbero consistere in un determinato numero di gare disputate dal giocatore e/o di quello delle reti segnate o in altri simili eventi.

E se la clausola scattasse?

Peraltro dal lato del Napoli, rileva quello che il giocatore gli dichiara. Non è tenuto a conoscere l’effettivo contenuto dell’accordo fra l’Ajax ed il giocatore; per poter trattare con lui e per metterlo sotto contratto, è sufficiente che lui sia a scadenza di contratto al termine della stagione in corso. Sicuramente, al momento della sottoscrizione del contratto con il Napoli, il contratto con l’Ajax non si era ancora rinnovato né si erano verificati i presupposti affinché dovesse rinnovarsi, perché altrimenti il giocatore avrebbe commesso una grave scorrettezza a non avvertire i dirigenti partenopei per le possibili conseguenze sia sulla validità del contratto che stavano stipulando, sia sulle loro posizioni personali.

Anzi, a sentire le dichiarazioni alla stampa dei dirigenti e del legale del Napoli, gli eventi dai quali dipenderebbe il rinnovo non si sono a tutt’oggi verificati, né potrebbero più esserlo. Come interpretare questa dichiarazione? L’interpretazione più scontata è quella letterale secondo il quale le parti avrebbero previsto che l’evento (o gli eventi) a cui sarebbe legato il rinnovo e/o il rinnovo stesso (che comunque deve essere, quantomeno, materialmente messo in atto da una delle parti, con il deposito dell’apposito contratto) avrebbe dovuto aver luogo già qualche mese prima del termine della stagione, termine che, ad oggi, sarebbe già scaduto, rendendo impossibile il rinnovo.

Ma c’è una seconda possibile interpretazione delle stesse dichiarazioni, atteso che, di solito, le valutazioni di una stagione vengono fatta alla fine della stessa e quindi in teoria il termine per il rinnovo potrebbe essere ancora pendente. Perché allora questa sicurezza del Napoli sull’impossibilità che si verifichi l’evento che invece pare potersi ancora verificare?     

Le conseguenze della clausola

Questo ci porta ad analizzare il secondo aspetto della clausola: le sue conseguenze giuridiche. La sensazione è che quella che viene chiamata “clausola di rinnovo automatico” non sia effettivamente tale, ma che piuttosto sia un meccanismo che deve essere messo in moto da una delle parti al verificarsi delle condizioni previste. E, dal tipo di eventi che immaginiamo essere stati dedotti come condizione (evenienze tutte legate alle buone prestazioni del giocatore), la sensazione è che la clausola sia stata configurata come un premio a favore del giocatore stesso, conferendogli un diritto potestativo a stipulare il rinnovo contrattuale a condizioni predeterminate, con la società che non potrebbe far altro che acconsentire.

Qualora fosse così (e credo che non possa non essere così perché altrimenti avremmo due parti prigioniere di un contratto che sarebbero costrette a prolungare anche qualora nessuna delle due lo volesse), appare verosimile che, al momento della sottoscrizione del contratto con il Napoli, il giocatore si sia impegnato esplicitamente o implicitamente a gestire a favore del Napoli l’ipotesi del successivo verificarsi delle condizioni per il rinnovo con l’Ajax.

In altre parole, se nel contratto preliminare con il Napoli nulla viene menzionato, si deve presumere che, sottoscrivendolo, il giocatore abbia rinunciato implicitamente ad esercitare il proprio diritto di rinnovo con l’Ajax, anche nel caso di verifica successiva delle condizioni richieste. Lo stesso si avrebbe nel caso in cui lo stesso giocatore avesse esplicitamente dichiarato tutto, impegnandosi comunque a non rinnovare il contratto attuale. Da qui la sicurezza dei dirigenti nell’affermare che le condizioni non possono più verificarsi, perché, anche qualora si verificassero, sarebbe irrilevante perché il giocatore non potrebbe più esercitare il diritto di rinnovo.

Tutto questo lascia fuori solo un’ultima ipotesi: oltre al silenzio ed alla dichiarazione di rinuncia ci potrebbe essere una dichiarazione del giocatore che, comunicando che sarebbero tuttora pendenti le condizioni necessarie affinché possa procedere con il rinnovo, si sarebbe riservato, qualora queste si dovessero verificare, di gestirlo come riterrà opportuno ed eventualmente anche di scegliere il rinnovo. Le parti avrebbero quindi condizionato il loro contratto alla decisione del giocatore di proseguire o meno l’avventura in Olanda (o di lì di andare altrove, con il consenso dei Lancieri).

Se la clausola scattasse, rischia la squalifica

Alle medesime condizioni di precarietà si arriverebbe qualora la clausola di rinnovo fosse effettivamente un rinnovo automatico o, addirittura, a scelta dell’Ajax. In questo caso il giocatore non avrebbe potuto vincolarsi con il Napoli senza il consenso dell’Ajax e avendolo fatto incorrerebbe comunque nelle pesanti sanzioni previste sia della giustizia sportiva (leggi squalifiche) che da quella ordinaria (risarcimento danni).

Ma dalle parole dei dirigenti del Napoli sulla impossibilità che si verifichi l’evento previsto per il rinnovo (e ciò vuoi perché il giocatore si è impegnato, esplicitamente o implicitamente, a non rinnovare, vuoi perché è scaduto il termine entro il quale avrebbero dovuto verificarsi o entro il quale il rinnovo avrebbe dovuto essere esercitato), la sensazione che è in mano al Napoli non ci sia un documento che attesta solo un diritto assai precario della società nei confronti del giocatore, ma un documento ben vincolante anche per quest’ultimo. Staremo a vedere!