Matteo Muoio

Il concetto Nietzschano di eterno ritorno proclamava la circolarità di un tempo in cui tutto è stato e tutto ritorna. Provando, audacemente, a trasferire questa teoria filosofica nell’immaginario calcistico viene da pensare alla carriera di Antonio Cassano. Un ciclico reiterarsi di manifestazioni e comportamenti che hanno condannato un talento straordinario ad una carriera piuttosto normale: prima gol e lampi di genio, poi le solite cassanate, strappi con ambiente e società, quindi un nuovo inizio. Non c’è mai stata continuità, costanza, nella carriera di Antonio Cassano, solo grossi balzi, verso l’alto e verso il basso. Ieri, con la rescissione del contratto, si è conclusa ufficialmente la sua seconda esperienza alla Sampdoria, la squadra che lo aveva rilanciato dopo il brutto epilogo romanista e lo smarrimento nel mercato madridista, per scomodare ancora Nietzsche. Ora, a 34 anni, dovrà reinventarsi di nuovo, ricominciare ancora una volta da 0. E’ convinto di poterlo fare in A, per questo ha rifiutato l’ipotesi Virtus Entella e i timidi ammiccamenti cinesi. In attesa di scoprire il prossimo capitolo calcistico del ragazzo di Bari vecchia ripercorriamo le tappe della sua carriera.

Cassano-Samp-Rescissione

Cassano lotta con Maldini

L’esplosione a Bari, gli anni d’oro di Roma

Bari vecchia appunto, quartiere popolare San Nicola. Qui Cassano inizia a dare calci ad un pallone. I primi anni nella Pro Inter, alcuni provini senza successo con Inter, Parma e il Casarano dell’allora direttore sportivo Pantaleo Corvino, quindi la chiamata del Bari. Un anno e mezzo in primavera, poi, a 17 anni, l’esordio in A con mister Fascetti, l’11 dicembre del 1999, in un derby perso contro il Lecce. Nella giornata successiva parte titolare contro l’Inter, sua squadra del cuore; all’88’ arpiona col tacco un lancio dalla difesa, si beve Blanc e Panucci – mica due qualsiasi – e di destro trafigge Ferron. Scoppia la Cassano-mania. Diventa titolare e chiude la prima stagione in A con 3 gol, cifra confermata anche l’anno seguente. Ormai è pronto per una grande. La Juve lo corteggia a lungo e tratta con il Bari, ma alla fine a spuntarla è la Roma campione d’Italia di Franco Sensi, che se lo aggiudica con un’operazione da 60 miliardi complessivi, 50 in contanti più la comproprietà di D’Agostino. Ancora oggi il teen ager più pagato d’Italia. Sotto l’ombra del Colosseo Cassano fa vedere, probabilmente, le cose migliori. Il primo anno è d’apprendistato alle spalle di Totti-Montella e Batistuta, dal secondo diventa imprescindibile. Gol e magie nel tridente da sogno con Totti e Montella, Antonio è il golden boy del calcio italiano. L’anno migliore è il 2003-2004; la Roma di Capello arriva seconda dietro il Milan, Cassano mette insieme 39 presenze e 18 gol tra campionato e Coppa Uefa. In autunno fa il suo esordio in Nazionale maggiore, in estate è il migliore nello sfortunato Europeo portoghese con 2 gol nelle 3 gare del girone. La stagione seguente è quella dello sfortunato valzer  Völler-Delneri-Conti, i giallorossi vanno male in campionato e in Champions, Cassano si esprime comunque su ottimi livelli. Si sente un top player e vuole un trattamento – e un contratto – da top player. Ad un anno dalla scadenza rifiuta la proposta da 3,2 milioni chiedendo una cifra uguale o molto vicina a quella percepita dal capitano Francesco Totti. Si logorano i rapporti con spogliatoio, ambiente e Totti stesso, ad ottobre del 2005 finisce fuori rosa. Diventa un’occasione di mercato per le big europee, ci provano Inter e Juve, la spunta il Real che versa nelle casse dei Sensi 5 milioni di euro.

Gordito a Madrid

A 23 anni e mezzo Fantantonio diventa galactico. La presentazione al Bernabeu in discutibile giacca di montone e subito in gol all’esordio, in Coppa del Re contro il Betis. Effimera illusione. Cassano è fuori forma e non fa nulla per rimediare, per media e tifosi diventerà presto el gordito, il cicciottello. In più la concorrenza si chiama Raul, Ronaldo, Robinho. Con Lòpez Caro gioca poco, quasi mai dall’inizio. A giugno arriva Capello; il tecnico friulano lo conosce, prova a rilanciarlo, Cassano sembra non volerne sapere. Scarso impegno, screzi continui con il tecnico, a ottobre è fuori rosa. Viene reintegrato a febbraio ma il campo lo vede col binocolo. A fine stagione il Real vince la Liga, primo titolo nazionale per Cassano, prima solo una Supercoppa Italiana appena arrivato a Roma; da assoluta comparsa comunque, con 7 presenze ed un gol. Il Real vuole liberarsene, a crederci è la Samp di Garrone. Di lui a Madrid si ricordano più le imitazioni in tv e sul web che le gesta in campo.

La rinascita genovese

Arriva a Genova in prestito con diritto di riscatto a 5,5 milioni. L’esordio il 23 settembre del 2007 nel derby della Lanterna, il tempo di ritrovare la forma migliore che la luce si riaccende. Dieci gol e 13 assist il primo anno che valgono un piazzamento Uefa ai blucerchiati, ritrova la Nazionale e partecipa all’Europeo austro-svizzero. Nel gennaio 2009 arriva Pazzini dalla Fiorentina e il connubio è micidiale: la Samp ha due nuovi gemelli del gol dopo la fortunata era Mancini-Vialli. Insieme portano i doriani ad una finale di Coppa Italia, poi persa contro la Lazio. Nel 2009-2010 i gol del Pazzo e gli assist di Fantantonio – miglior assist man della serie A nei 3 anni di Genova – trascinano la Samp ad un incredibile quarto posto, quindi ai preliminari di Champions. In estate, dopo due anni di fidanzamento, sposa la pallanuotista Carolina Marcialis, conosciuta proprio a Genova. Si dice finalmente maturo, le cassanate sono acqua passata. Invece no, c’è tempo per l’ultimo grande colpo di follia. La Samp in Champions non ci va, ai preliminari passa il Werder, preludio di una stagione maledetta culminata con la retrocessione. Cassano, comunque, inizia bene con 4 gol in 7 partite; poi, a fine ottobre, finisce fuori rosa dopo aver rivolto pesantissime offese al patron Garrone in un colloquio privato. Per il presidente non è più un giocatore blucerchiato, lo lascia praticamente libero, non chiedendo soldi per un inevitabile trasferimento. Arriva il Milan, che insieme alla Samp e allo stesso Cassano versa parte dei 5 milioni da corrispondere al Real, accordo pattuito dai doriani al momento del riscatto.

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Cassano e Pazzini in maglia blucerchiata

Milano, da una parte all’altra del Naviglio

Coi rossoneri Cassano si alterna con Robinho come seconda punta al fianco di Ibrahimovic, e con 4 gol e 6 assist in 17 apparizioni contribuisce alla conquista del diciottesimo tricolore del club di via Turati. L’anno successivo viene frenato da un grave malanno cerebrale che necessita di operazione. Rimane fuori da novembre a fine aprile, in tempo per strappare il pass per Euro 2012, dove torna ad indossare la 10 azzurra e insieme ad uno straordinario Balotelli trascina l’Italia in finale. Dopo l’Europeo si incrocia di nuovo con Pazzini, stavolta per scambiarsi di sponda sul Naviglio. Pazzini al Milan per Cassano e 7 milioni di euro. A quasi trent’anni il talento barese può vestire la maglia della sua squadra del cuore. E’ l’ultima Inter di Moratti, aleggia l’ombra di Thoir, c’è confusione fuori e dentro il campo. Alcuni reduci del triplete sul viale del tramonto, qualche innesto, una manciata di giovani. La banda di Strama inizia bene e in autunno è pure prima, poi il vertiginoso tracollo verso la metà classifica e un campionato anonimo. Cassano fa qualcosina, senza brillare particolarmente. A fine stagione un bottino di 39 presenze e 9 gol tra campionato e coppe non basta per la conferma e viene dirottato a Parma nella scellerata operazione Belfodil.

Europa e fuga da Parma, Samp 2.0

Di nuovo in provincia. In Emilia Cassano ritrova smalto e si reinventa falso 9 nel 4-3-3 di Donadoni, con ottimi risultati. Con 12 gol e 9 assist guida i ducali verso un inaspettato sesto posto nel campionato 2013-2014. Sembra l’inizio di un nuovo idillio; invece no, l’Europa League guadagnata sul campo viene cancellata dalle beghe finanziarie di Ghirardi e Leonardi. Il barese inizia bene pure il 2014-2015, poi il crack di Ghirardi, la farsa di Manenti, un incubo per piazza e giocatori. Cassano vede la malaparata ed è il primo ad abbandonare la nave, svincolandosi a dicembre. A gennaio aspetta una chiamata dalla A che non arriva, rifiuta gli States e inizia a mandare messaggi d’amore alla Samp. La piazza che ha amato di più, dove vuole tornare e chiudere la carriera. Le scuse ai Garrone erano arrivate tempo prima, per la piazza non sarebbe un problema; rimane fermo 6 mesi, poi l’accordo con Ferrero – con tanto di clausola anti-cassanate – e l’agognato ritorno nell’Itaca blucerchiata. E’ fuori forma e avanti con l’età, il tecnico doriano Zenga non lo vuole e lo dice chiaramente al patron, ma per il cineasta Ferrero il ritorno di Cassano è una trova scenica irrinunciabile. Inefficace. Con Zenga non gioca mai, arriva Montella che all’inizio sembra puntarci, poi lo accantona facendolo partire quasi sempre dalla panchina. A fine stagione il magro bottino di 24 presenze e 2 gol. E’ fuori dal progetto tecnico e la scorsa estate viene invitato da Ferrero a trovarsi una sistemazione. Rifiuta, convinto di poter tornare utile nel corso della stagione; vive da separato in casa, si allena con la primavera e non viene mai convocato in campionato. Ieri l’amaro epilogo, consumatosi in uno studio d’avvocati, come tanti altri grandi amori finiti male. Per un mese potrà allenarsi ancora con la primavera, poi dovrà svuotare l’armadietto.

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Cassano in gialloblu