Redazione

Quando ti chiamano Totò (o Fantantonio, fate voi), è evidente che il senso del gesto teatrale, eclatante, in qualche maniera alberghi in te. Che sia un paio di corna mostrate a un arbitro durante una finale di coppa Italia, più di qualche dichiarazione sopra le righe a un giornale o un problema extracalcistico, da Antonio Cassano siamo abituati ad aspettarci di tutto. Nel bene o nel male. Esattamente come dentro un rettangolo di gioco.Cassano è tutto ed il contrario di tutto, giovane promessa ed ex calciatore, fulgido talento e imbolsito fannullone. I piedi? Quelli non si discutono. Sulla testa, beh, lì sarebbe da fare più di qualche ragionamento. Però a volte (non sempre, ma neanche mai) il campo dava un altro verdetto. Mostrava cose che noi umani (cioè tutti, tranne Cassano stesso) non potevamo neanche immaginare. Ecco perchè era complicato stare lontano dall’erba, dal pallone, nonostante gli anni che inesorabili passano ed una forma fisica non proprio soddisfacente. E quindi in pochi si sono davvero sorpresi quando Totò ha annunciato in pompa magna il suo ritorno, al grido di sono ancora il più forte di tutti, con la maglia dell’Hellas Verona.

Ma si sono sorpresi tutti, o quasi, quando dopo appena una settimana di allenamenti e amichevoli (con qualche sprazzo dell’antica classe) è arrivata la notizia. Cassano lascia. Di nuovo. Otto giorni, pochi per rientrare nei meccanismi del calcio professionistico, ma abbastanza per capire che così non si poteva andare avanti. Nostalgia di casa, della famiglia, degli affetti. Del dolce far niente, diranno i più maligni. In realtà la carriera di Fantantonio ci insegna che nessuna delle due opzioni è da escludere al 100%. Ma la mancanza della propria famiglia è una motivazione più che plausibile per chi a Roma e a Madrid è stato accompagnato passo passo da mamma Giovanna, che ora abita con lui a Nervi, assieme ad un cugino e ovviamente a Carolina, la dolce metà dell’ex azzurro, con i piccoli Christopher e Lionel. Ragazzo forte, ma allo stesso tempo incredibilmente fragile, Cassano ha sempre avuto bisogno del sostegno di chi gli vuole bene. E non sorprende quindi del tutto un possibile addio così immediato. Da Genova a Verona il passo non è breve e la distanza ha fatto breccia nel cuore di Totò. Sicuri? E invece no. Conferenza stampa. Scuse. Continuo con questa maglia, è stato solo un momento di debolezza.

Antonio combatte contro due nostalgie diverse. Quella del campo, la sua zona di confort, l’unico luogo in cui sentirsi davvero a proprio agio, e quella della famiglia, del nido, dell’abbraccio e dell’amore incondizionato dei propri cari. Ha vinto la prima, quella voglia che Cassano ha sempre avuto di dimostrare a tutto e a tutti che, per dirla con il vangelo apocrifo secondo George Best, gli altri sono stati migliori di lui perchè lui, in fondo, non aveva tempo. Dategli un pallone, e vi solleverà il mondo. O lo scaglierà addosso al primo che capita, dipende dalla giornata. Ma con la palla tra i piedi, in effetti, c’è poesia, c’è intuizione, c’è il genio, quello che tutti avevano intravisto in un ragazzo diciottenne appena uscito da Bari Vecchia e che quello stesso ragazzo non ha mai saputo coltivare a pieno. E quindi rientra, per la seconda volta, quel mondo che lo ha accolto, lo ha coccolato e viziato, lo ha reso forse più grande di quanto non sia in realtà stato, ma che non ha comunque smesso di amarlo per neanche un secondo. E allora via, con ben due sorprese si ritorna sul campo. Vanno via i giornalisti, si spengono le luci, si abbassa il sipario. La rappresentazione è finita, il teatro chiude. Almeno fino al prossimo colpo di scena...