Matteo Muoio

E’ notizia delle ultime ore il probabile approdo di Cataldi al Benevento. In prestito. Alla Lazio pare non esserci più posto per il giovane centrocampista, prodotto del vivaio, che dopo i sei mesi tutt’altro che felici al Genoa ripartirà addirittura da una neopromossa. Due anni fa, ai tempi degli esordi con Pioli, nessuno avrebbe mai immaginato uno scenario del genere. C’è chi lo vedeva a guidare la mediana laziale, magari pure da capitano – a 20 anni indossò la fascia per la prima volta -, oppure chi pensava al salto in una big visto che Marotta e Paratici gli avevano messo gli occhi addosso. Invece è atteso dal secondo prestito in sei mesi, in una squadra che lotterà per salvarsi e vestirà addirittura giallorosso. Quasi apocalittico. Cataldi si è fermato, ha subito un’involuzione tecnica e mentale evidente, alla Lazio l’arrivo e poi l’esplosione di Milinkovic gli ha tolto posto, spazio e certezze. Pure il caos con i tifosi non ha aiutato, anche se lì ha meno colpe. Il tempo comunque gioca a suo favore, almeno per un altro po’: è un ’94 e qualora riuscisse a riprendere il discorso avviato nel 2015 può ancora rappresentare un patrimonio del nostro calcio.

Mattia Destro, 57 presenze e 19 gol in A con la maglia del Bologna

Da Saponara e Destro a Bardi e Leali: quando il talento si ferma

E’ in buona compagnia, tra i giovani italiani che hanno deluso nelle ultime stagioni. Un tempo, nemmeno troppo lontano, per loro c’era poco spazio nel nostro campionato. Oggi non è così, l’età media dal 2015 si è sensibilmente abbassata, ci sono esempi di società virtuose – vedi Atalanta e Sassuolo – e anche le big conducono un mercato parallelo fatto di investimenti più o meno pesanti sui giovani: in principio fu la Juve, oggi l’Inter prova a fare lo stesso. Al netto della lezione subita dalla Spagna e della figuraccia contro la Repubblica Ceca, l’u.21 presentata all’Europeo polacco era una delle migliori di sempre; 11 titolari in Serie A – Rugani lo sarebbe ovunque via dalla Juve – non si vedevano da tantissimo, magari alcuni hanno valutazioni e referenze esagerate, comunque di talento ce n’era tantissimo. Più di quanto ve ne fosse nel gruppo che nel 2013 contese l’oro continentale alla Spagna. Ecco, di quella generazione si è perso più di qualcuno, non per forza per ragioni di spazio. Riccado Saponara, al Milan, era nel posto sbagliato al momento sbagliato; i rossoneri procedevano spediti verso un inesorabile impoverimento tecnico e societario, Allegri, Seedorf e Inzaghi andavano sistematicamente in difficoltà e non rischiavano col trequartista di Forlì. Ad Empoli sembrò rinascere ma l’illusione durò poco: sei mesi ad altro livello con Sarri, un inizio incoraggiante con Giampaolo, poi il calo e sei mesi anonimi con Martusciello prima di spostarsi qualche kilometro più in là, verso Firenze, dove continua a non entusiasmare. Destro doveva essere il 9 del futuro, al Siena sembrava avere tutto per sfondare, a Roma però non ha mai dato l’impressione di poter essere indispensabile. Vero, c’era Totti e non è mai stato considerato un titolare, al primo anno di Garcia ha segnato molto in proporzione ai minuti giocati, però gli mancava sempre qualcosa, sotto porta come pure nell’economia del gioco giallorosso. I sei mesi a Milano, sponda rossonera, hanno fatto curriculum e poco più. Ha deciso di ripartire dalla provincia, ma pure a Bologna non sta facendo granché. Di Borini abbiamo scritto diffusamente qualche giorno fa; negli ultimi 5 anni, tra Liverpool e Sunderland, ha segnato 16 gol. Ora è tornato in Italia ma difficilmente al Milan reciterà un ruolo da protagonista. Come pure Bertolacci, in lista di sbarco e senza offerte. Tra i portieri di quella nazionale figuravano Francesco Bardi e Nicola Leali: il primo contendeva a Perin lo scettro di migliore della nuova e promettente nidiata di numeri 1. In quel momento sembrava avere la meglio, visto che il portiere del Genoa per quell’Europeo non fu neppure convocato. Oggi, al netto di sfortuna e terribili infortuni, Perin è il terzo portiere della nazionale e tra i migliori del campionato, Bardi si prepara al secondo anno consecutivo a Frosinone, in B, dopo aver fatto da dodicesimo al Chievo nel 2014-2015 e non aver giocato neppure una partita con la maglia dell’Espanyol, dov’è stato per i primi sei mesi del 2015-2016. Nicola Leali aprì la saga dei nuovi Buffon quando nel 2012, dopo i precocissimi e positivi esordi col Brescia, venne acquistato proprio dalla Juve. Una girandola di prestiti in B tra Lanciano, Spezia e Cesena, la sfortunata esperienza in A col Frosinone, quindi l’ultima da secondo all’Olympiakos. E’ tornato alla Juve, che gli sta cercando una nuova sistemazione, possibilmente definitiva.

Leali all’Olympiakos

SCUFFET, GRASSI E CRISTANTE
Con un balzo in avanti, in termini di età, trattiamo alcuni giocatori della stessa generazione di Cataldi. Di Scuffet negli ultimi giorni si è scritto come nemesi di Donnarumma in termini di maturità, intesa come esame di Stato. Il giovane portiere friulano, nell’estate 2014, rifiutò la corte dell’Atletico per rimanere in Italia e terminare gli studi. A febbraio aveva esordito in A, a 17 anni, convincendo Guidolin a puntare su di lui come titolare e scalzando in un colpo solo Brkic e Kelava. Prestazioni convincenti e importanti fino a fine campionato, per la prima volta si parlò seriamente di nuovo Buffon. A marzo Prandelli lo convocò per uno stage in nazionale, rischiò pure di andare al Mondiale come terzo. Poi il rifiuto all’Atletico. Sembrava l’inizio di un’inevitabile ascesa, ma a Udine, dal satellite Granada, arrivò Karnezis e Stramaccioni decise di puntare sul greco come primo portiere per il 2014/2015. Lo scorso anno un prestito non esaltante al Como, nell’ultimo Delneri gli ha concesso qualche presenza nel finale di stagione. La società ora sta decidendo se puntarci come primo portiere. Certo, ha solo 21 anni e parecchi portieri, anche importanti, si sono messi in evidenza solo in età matura, però il suo percorso non è sicuramente stato quello che ci si aspettava. Come per Alberto Grassi, classe ’95, che nel gennaio 2016 veniva acquistato dal Napoli per 10 milioni di euro dopo appena 16 presenze in A con la maglia dell’Atalanta. In azzurro non ha mai giocato, neppure una presenza. Nell’ultima stagione è tornato in prestito all’Atalanta, dove ha fatto la riserva. Giuntoli gli sta cercando una nuova sistemazione. All’Atalanta gioca pure Bryan Cristante, arrivato a gennaio dopo aver trascorsi i primi sei mesi a Pescara. Prodotto del vivaio del Milan, anche lui classe ’95: esordì in prima squadra a 16 anni e 9 mesi, nel 2011, in un match di Champions contro il Viktoria Plzen. Venne aggregato per la stagione 2013/2014, segnando il primo gol in Serie A alla terza presenza, proprio in un match contro l’Atalanta. Si fiondò su di lui il Benfica e ad agosto 2014 si trasferì in Portogallo. Il Milan incassò 6 milioni, la scelta fece discutere. Con le aquile non è andata bene e dopo appena 7 apparizioni in una stagione e mezza, nel gennaio 2016 è tornato in Italia, collezionando 4 presenze non entusiasmanti in un Palermo in grossa difficoltà. A Bergamo ha dato segnali di ripresa, Gasperini ci punta molto per la prossima stagione.

Simone Scuffet, 21 anni. Nel 2014 era considerato il nuovo Buffon