Francesco Cavallini

A prima vista è facile individuare l’intruso. Manchester United, Ajax Amsterdam, Olympique Lyonnais e… Celta Vigo! Nell’anno in cui il Siviglia decide che forse è il caso di lasciar vincere l’Europa League anche a qualcun altro, c’è comunque una squadra spagnola in semifinale. E non è il ben più quotato Athletic Bilbao guidato da Valverde. E neanche il Villarreal mezzo italiano di Sansone, Soriano e Bonera. A giocarsi un biglietto per la finalissima di Stoccolma ci sono Los Celestes, orgoglio di Galizia. Colpo di fortuna? Tabellone favorevole? Forse. Ma uno sguardo più attento rivela che la cosa non è esattamente così sorprendente. Le nuove generazioni possono guardare perplesse alla squadra di Berizzo. Chi invece ha qualche anno in più ricorderà le imprese di un altro Celta, quello che tra il 1998 e il 2007 è spesso stato protagonista di importanti campagne europee. Erano i tempi di Mostovoi, KarpinMakélélé. Li chiamavano l’EuroCelta.

Iago Aspas, stella del Celta Vigo, durante un match contro il Real Madrid

Esclusa una sporadica apparizione nella primissima Coppa UEFA, l’edizione 1971-72, i Celticos irrompono sulla scena continentale nella stagione 1998-99 grazie al sesto posto nella Liga. L’avventura in UEFA inizia dal primo turno contro i non irresistibili rumeni dell’Argeș Pitești, ma già dall’incontro successivo offre ai galiziani uno scontro complicato. L’Aston Villa espugna il Balaídos, ma a Villa Park l’undici cosmopolita guidato da Víctor Fernández fa bingo, con reti di Sanchez, MostovoiPenev. I goal che fanno sognare Vigo arrivano dall’Europa dell’est. Agli ottavi a cadere è il Liverpool, sconfitto sia in Galizia che ad Anfield. La cavalcata termina ai quarti contro il Marsiglia che arriverà in finale a sfidare il Parma. Ma è solo l’inizio. Nella stagione successiva il Celta regala il bis. Primi due turni agevoli, contro Losanna e Aris Salonicco, poi l’incrocio con il Benfica. Sulle aquile di Lisbona si abbatte un uragano celeste, per un 7-0 casalingo che sa di storia. Ma, incredibile a dirsi, non è il momento più bello dell’annata dei galiziani. L’apoteosi è il netto 4-0 inferto agli ottavi alla Juventus di Ancelotti, che arriva a Vigo forte dell’uno a zero dell’andata ma che va sotto al primo minuto e non riesce a fermare la perfetta macchina spagnola. La sconfitta ai quarti con il Lens lascia quindi l’amaro in bocca agli aficionados, ma il Celta è ormai una realtà consolidata.

Le premesse ci sono quindi tutte per la conquista del primo (e finora unico) trofeo europeo, la buona vecchia Coppa Intertoto, conquistata nell’estate del 2000. La terza avventura in Coppa UEFA di Mostovoi e compagni, così meritatamente guadagnata, si interrompe per l’ennesima volta ai quarti di finale, cortesia del Barcellona di Rivaldo che vola in semifinale solo grazie ai goal in trasferta. L’edizione 2001-02 dura invece solo due turni, complice una rimonta subita dagli slovacchi dello Slovan Liberec. A fine stagione Victor Fernández vola a Siviglia alla guida del Betis, ma Miguel Ángel Lotina non lo fa rimpiangere. Sedicesimi di finale in UEFA, ma soprattutto il quarto posto nella Liga. L’EuroCelta vola tra i grandi. Per raggiungere il sogno Champions League servono i preliminari, ma il 3-0 casalingo allo Slavia Praga mette subito in chiaro le cose. L’esordio nella massima competizione continentale, datato settembre 2003, arriva quindi a Bruges, mentre la prima al Balaídos è addirittura un pareggio contro il Milan campione in carica. Contro ogni pronostico, due vittorie (una delle quali a San Siro) e tre pareggi permettono al Celta di staccare il biglietto per la fase ad eliminazione diretta a spese dell’Ajax.

Fernando Redondo e Savo Milosevic durante il match di Champions tra Milan e Celta Vigo

Dal sogno all’incubo il passo è però molto breve. Gli ottavi con l’Arsenal sono come previsto un ostacolo troppo arduo per i galiziani, ma è la Liga che preoccupa. Incredibilmente, il Celta retrocede ed è costretto a smantellare la squadra. C’è però tempo per un ultimo acuto europeo. Il ritorno immediato nella massima divisione è accompagnato da un ottimo sesto posto, che regala il pass per la UEFA 2006-07. Mostovoi e Karpin non ci sono più, ma la tradizione est europea dei Celestes è garantita da un certo Hristo Stoichkov, che siede sulla panchina del Balaídos. L’ultimo match continentale dei ragazzi di Vigo è l’ottavo di finale contro il Werder Brema. Poi una lunga attesa, prima dell’exploit di questa stagione, con il taboo dei quarti di finale finalmente esorcizzato.

Non c’è dunque da sorprendersi nel vedere il nome del Celta Vigo tra le quattro semifinaliste di questa Europa League. Il fenomenale Iago Aspas, il sorprendete Pione Sisto e lo sfortunatissimo Pepito Rossi non hanno fatto altro che ripercorrere le gesta di chi prima di loro ha vestito la gloriosa maglia dei Celticos. Ora l’impresa sembra ancora più ardua, con tre corazzate a contendere l’alloro alla squadra di Berizzo. Ma la storia dovrebbe insegnare a qualsiasi avversario che non si incrociano mai le armi con l’orgoglio di Galizia con la certezza della vittoria, Juventus, Milan e Benfica sono ottimi testimoni. Attenzione quindi, perchè l’EuroCelta è tornato. E non ha la minima intenzione di fermarsi.