Ignazio Castellucci

I quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX (gruppo De Benedetti) hanno diffuso ieri la notizia dell’avvio di un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Milano in relazione alla avvenuta cessione del Milan alla compagine guidata da Li Yonghong, ipotizzando il reato di riciclaggio. L’ipotesi era in realtà circolata già al tempo delle trattative e del closing infinito tra l’inverno e la primavera scorsi; lo stesso Avvocato Ghedini si era al tempo recato in Procura per documentare la provenienza lecita delle risorse impiegate nell’operazione.

Il Procuratore Capo di Milano, dott. Francesco Greco oggi ha smentito la notizia. Un’indagine della Procura dovrebbe nascere da una notizia di reato seguita da un atto procedimentale formale, ma Greco ha dichiarato che non vi è stato il compimento di alcun atto. Casa Fininvest, con l’Avvocato Ghedini, ha già denunziato l’indebita interferenza della Stampa nella campagna elettorale e annunciato atti a tutela di Silvio Berlusconi (leggi: querele).

Cessione del Milan: una questione confusa

La Stampa e Il Secolo XIX hanno però confermato la notizia diffusa. Quest’ultimo quotidiano in particolare riferendo di tre rapporti inviati in Procura “nelle scorse settimane” dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, di cui uno destinato a “ulteriori approfondimenti investigativi” sui pagamenti delle caparre per i primi 300 milioni avvenuti tramite società di Hong Kong.

I rapporti di Bankitalia sarebbero “delle scorse settimane” e il procedimento penale all’esito degli “ulteriori approfondimenti” in effetti ancora non esiste. Potrebbe non venire mai a esistenza, a meno che non si tratti di un’indagine aperta a suo tempo e magari rimasta dormiente o quasi, e magari oggi in odore di risveglio.

Il fatto che oggi si parli di un’indagine al riguardo, se da un lato suscita legittimi dubbi su certi attivismi delle Procure oppure dei media e dei creatori di fake news durante le campagne elettorali, dall’altro segnala come la vicenda del Milan non possa certo dirsi conclusa e chiarita col closing dello scorso aprile.

Non crediamo, fino a prova contraria, nell’ipotesi del riciclaggio. E neppure in quella per cui alla fine sarà lo stesso Silvio Berlusconi, con uno spettacolare coup de théâtre, a riacquistare il Milan da Li Yonghong. Ritorna tuttavia di attualità l’interpretazione della slide riprodotta, proiettata in una presentazione ufficiale di apertura del World Football Forum di Changsha dello scorso maggio, sui cui ci aveva eccellentemente tenuti informati Alessio Santosuosso sulle pagine del Posticipo.

Il Milan non è un investimento davvero “cinese”

Come molti ricorderanno, la slide rappresenta gli investimenti cinesi nel calcio europeo, e conclamava il fatto che l’acquisto del Milan da parte di Li Yonghong, di poche settimane prima, in qualche modo non è stato un acquisto “cinese”.

La vicenda dell’acquisto del Milan, che ci ha intrattenuto per tutta la scorsa stagione, ha avuto tutte le caratteristiche del giallo internazionale: oltre alle ramificazioni politiche legate alla figura di Silvio Berlusconi, il mistero sui reali investitori nella cordata cinese, l’ambigua posizione di Li Yonghong in patria e i suoi rapporti certo non idilliaci con il governo di Pechino. Le gravi difficoltà del sig. Li nel reperire in Cina i fondi per completare l’acquisto del Milan, con conseguente necessità di attivare risorse offshore per riuscire a pervenire, “a tozzi e bocconi” e dopo un finale al cardiopalma, al closing nella settimana di Pasqua del 2017 più rocambolesco di un pareggio ottenuto con un rigore al 99’ (e non nei tempi supplementari).

Milan

I lettori ricorderanno che l’operazione era divenuta ormai urgente tanto per l’acquirente sig. Li quanto per Silvio Berlusconi e la Fininvest. Il primo avendo versato sostanziose caparre, e i secondi per necessità sia finanziarie che di immagine. E che l’operazione si concluse solo grazie all’intervento del fondo nordamericano Elliott.

Intervento decisivo, a sua volta reso possibile dalla presenza di Paolo Scaroni, vicepresidente di Rotschild che nell’operazione ha svolto il ruolo di advisor finanziario della cordata cinese, ma anche vecchio amico di Berlusconi (da lui, quando era presidente del Consiglio, nominato ai vertici di Eni ed Enel), che ora siede nel CdA del Milan “cinese” o presunto tale. Molti già al tempo delle trattative rilevarono come il closing fosse in realtà basato su meccanismi finanziari e di governance societaria costruiti per non lasciare al sig. Li lo spazio di manovra di un pieno e libero proprietario della società, introducendo forme di controllo abbastanza invasive a favore di Elliott.

Il finanziamento di 303 milioni euro concesso da Elliot è stato consistente, ed è molto costoso, dovendo essere ripagato entro ottobre 2018 con interessi dell’11,5%. In molti hanno ipotizzato al tempo, noi compresi, che il closing tra la Fininvest e Li Yonghong fosse un’operazione necessaria e al tempo stesso almeno in parte di facciata o comunque probabilmente di transizione, non associata a assetti definitivi, con un finanziamento ingombrante forse reperito anche con il concorso dalla stessa parte venditrice.

Scaroni, una figura decisiva

La figura di Scaroni in tutto ciò è centrale: il vecchio e buon amico di Silvio Berlusconi avrà probabilmente la missione di garantire la transizione, ove il sig. Li fallisca i suoi obiettivi, anche attivandosi per impedire che le vicende del finanziamento, dei ri-finanziamenti e di una eventuale ri-cessione del club interferiscano negativamente con la campagna elettorale e in generale con l’attività politica di Silvio Berlusconi – magari anche agendo sui tempi, evitando, ritardando, ammorbidendo eventuali prese di posizione di Elliott contro il sig. Li fin quando sarà necessario e fin dove sarà possibile. Alcune scadenze di fine 2017 sono state onorate da Li Yonghong mediante alcuni rifinanziamenti internazionali, nel perdurante divieto del governo cinese di utilizzare risorse finanziare cinesi per operazioni “irrazionali” di acquisizione di società calcistiche – abbiamo visto anche, a riprova, l’approccio notevolmente parco dell’Inter sui mercati.

Lo stesso sig. Li, peraltro, ha dimostrato notevole ostinazione nel perseguire il suo disegno, e di certo non mollerà facilmente, fino all’ultimo, anche ove non riuscisse infine a ripagare il finanziamento di Elliott: c’è da scommettere che giocherà al meglio le sue carte anche se non buonissime, come ha già mostrato di saper fare; del resto, conosce meglio di chiunque altro tutti i segreti dell’operazione. C’è da scommettere che, comunque vada, Elliott e gli eventuali rifinanziatori e/o nuovi acquirenti del Milan, chiunque essi siano, con lui si comporteranno da gentlemen, onorandone la stoffa di combattente.