Augusto Ciardi

La Roma ha almeno 25 milioni di buone ragioni per puntare alla qualificazione in Champions League. Prestigio sportivo ma anche tanta ricchezza economica, necessaria per mantenere alte le ambizioni. Se i soldi dei diritti televisivi rappresentano per la maggior parte dei club (la quasi totalità di quelli italiani) la fonte quasi unica di sussistenza, i premi UEFA per la partecipazione alla Champions League consentono il mantenimento di uno status. Quello che consente un certo tipo di investimenti di mercato e un maggior potere di negoziazione nel campo dei rinnovi contrattuali. Il Real Madrid campione d’Europa ha incassato 53,5 milioni di euro contando soltanto i premi UEFA. Difficile arrivare in fondo (ultima italiana a vincere, l’Inter nel 2010), ma la semplice partecipazione da comprimari al torneo dell’Europa Bene, porta in dote soldi che difficilmente si contano grazie ad altre voci del fatturato. Se poi si fa strada, tanto meglio: giocare il primo turno permette di incassare 12 milioni, a cui aggiungere 1,5 milioni per ogni vittoria e 500 mila euro per il pareggio nei match del girone. La qualificazione agli ottavi fa guadagnare 5,5 milioni. Arrivando ai quarti (oltre ai soliti premi partita) ci si garantisce 6 milioni che diventano 7 per chi va in semifinale. Chi perde la finale si consola con 10,5 milioni di euro. Chi alza al cielo la coppa guadagna ulteriori 15 milioni di euro (più 3 garantiti dalla successiva partecipazione alla Supercoppa UEFA, con la variabile di 1 milione se si vince, come il Real Madrid nei giorni scorsi).

Roma champions

La Roma in una vecchia partita di Champions League della stagione 2008-2009.

Stagione 2015-2016: 73 milioni alla Juve, 66,5 alla Roma

L’UEFA per la massima competizione continentale stanzia 1257 milioni di euro (50 da ripartire fra le squadre che, come la Roma, affrontano preliminari e playoff per qualificarsi al tabellone principale), di cui 724,4 sono per i premi (quote fisse), 482,9 per il market pool, ossia la quota che deriva dai soldi incassati dalle tv per la cessione dei diritti televisivi. E che si ripartisce in base al numero di partecipanti nazione per nazione. L’italiana che eventualmente si ferma ai playoff incassa il 10% dei circa 100 milioni di euro destinati alla nostra nazione (la cifra guadagnata un anno fa dalla Lazio eliminata dal Bayer Leverkusen). 45 milioni si ripartiscono in base alla classifica finale dell’ultimo campionato (l’anno scorso il 55%, 24,8 milioni, alla Juventus, il resto, 20,2 milioni, alla Roma). I restanti 45 milioni si distribuiscono in base al cammino successivo ai gironi (Juventus e Roma eliminate negli ottavi di finale hanno incassato la stessa cifra, 22,5 milioni). Riassumendo, la Juventus partecipando dall’edizione 2015-16 della Champions League ha incassato 73 milioni di euro, la Roma 66,5, a cui aggiungere circa 9 milioni di euro di incassi da botteghino. La stagione 2014-15, quando la Roma uscì al primo turno all’ultima giornata perdendo col Manchester City, fruttò ai giallorossi quasi 49 milioni di euro, botteghino compreso. Perché non arrivò agli ottavi e perché i compensi UEFA nel triennio 2012-15 erano più bassi (montepremi di 904 milioni di euro).

L’EUROPA LEAGUE ECONOMICAMENTE VALE IL 27% DELLA CHAMPIONS
Se la Roma si qualifica accede in automatico al bonus per la partecipazione al primo turno (12 milioni), e da terza classificata in Serie A ha diritto al 15% della prima metà del market pool. Ossia 8,3 milioni di euro (il 50% andrebbe alla Juventus, il 35% al Napoli). Più la parte variabile dei restanti 55 milioni di euro di market pool distribuita in base al cammino successivo al primo turno. Più i soldi derivanti da vittorie e pareggi nelle sei gare del girone. Se poi si riparte dall’Europa League, guai a snobbarla. Perché il malvezzo italiano di mandare in campo le squadre B di giovedì è sintomo di inadeguatezza totale al calcio internazionale. Ma dal punto di vista economico il montepremi della seconda coppa europea è di “appena” 381 milioni di euro. Chi accede al girone del primo turno guadagna 2,4 milioni (più 360 mila euro a Vittoria, 120 mila a pareggio). E poi 500 mila euro per la qualificazione agli ottavi, 1 milione ai quarti, 1,5 milioni alle semifinali, 3,5 a chi perde in finale, 6,5 milioni di euro per chi alza la coppa. Più, per le italiane, una media di 10 milioni di euro di market pool. Di fatto l’Europa League economicamente vale il 27% della Champions League. Dopo tanti numeri, la banale e semplicisticamente avida conclusione: la Juventus e il Napoli tifano Porto (perché si spartirebbero il 90% dei soldi del market pool destinato alle italiane). La Roma spera di non fare la fine di Lazio e Napoli negli ultimi due anni (accontentandosi oltre che dell’Europa League, di poco più di 10 milioni di euro). La Juventus in Champions League da cinque anni (senza vivere l’incertezza dei playoff) e oramai inserita a tempo pieno nell’Europa che conta, si può permettere un certo tipo di mercato, giustificatamente unica in Italia. Ai cassieri dei club italiani che contano cambia poco se la squadra arriva prima o seconda. Se invece arriva terza, sudano freddo fino a fine agosto. A playoff conclusi.

LE IMMAGINI DELLA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE 2015-2016