Mattia Deidda

Due partite e due sconfitte. Difficile pensare ad un inizio di campionato peggiore per il Chelsea. Giustificabile la sconfitta contro l’Arsenal, non quella contro il Burnley nell’esordio stagionale in casa. Mai nella storia della Premier League la squadra campione in carica aveva perso tra le mura amiche subendo tre gol.

La grinta di Conte si trasforma in nervosismo

Il tecnico italiano non è tranquillo, la squadra lo percepisce e ne assimila il nervosismo. Tre espulsioni in due partite: Pedro contro l’Arsenal all’80’, Cahill e Fabregas contro il Burnley, rispettivamente al 14′ e 81′. L’estate del Chelsea non è stata tranquilla, ed il primo segnale arriva il 5 giugno, quando dal Belgio fanno sapere che Hazard si è infortunato durante un allenamento: frattura alla caviglia e tre mesi di stop. Un macigno insormontabile nell’economia del gioco Blues, che deve rinunciare al suo talento più grande per tutto l’inizio del campionato. La passata stagione, con solamente il campionato da giocare, la rosa andava bene. Quest’anno no. Nonostante gli acquisti di Rudiger, Morata e Bakayoko, gli uomini a disposizione continuano a non bastare. Il malcontento di Conte per il mercato estivo non è una novità. È successo nei suoi anni alla Juventus, è successo di nuovo quest’anno, nonostante i soldi di Abramovic.

Alvaro Morata, 15 gol nell’ultima Liga

La notizia del giorno è vedere Morata seduto in panchina.

Di nuovo, dopo la finale persa contro l’Arsenal. Sicuramente non felice la prima uscita in maglia blu per lo spagnolo, con un rigore sbagliato e le critiche pronte a colpirlo. Ma lasciarlo in panchina a favore di Batshuayi è una scelta di difficile comprensione. Non è un rigore sbagliato che modifica il giudizio su un giocatore: Morata è un campione, e l’ha dimostrato entrando al 59′ e segnando il suo primo gol in Premier League al 69′, oltre all’assist per il 2-3 di David Luiz. Anche se l’ex Real Madrid si allena con i suoi nuovi compagni da meno di un mese, non c’è una vera ragione per lasciarlo in panchina. Neanche nel caso si parlasse di una forma fisica non al meglio.