Luigi Pellicone

Interisti si nasce. E Ciccio Valenti ci è nato. La sua passione per i colori nerazzurri affonda le radici in un contesto familiare e in una passione irrefrenabile. Semplicemente Ciccio quando vede quei due colori, il nero e l’azzurro insieme, non ci capisce più niente (cit.). Una forma d’amore immarcescibile nonostante a volte sia difficile tifare una squadra che regala sì  grandi emozioni ma che a volte fa maledire questa scelta. Ciccio Valenti é critico e passionale. Si dissocia dal contesto del tifoso da pazza inter, piuttosto è un nerazzurro legato all’amore incondizionato.

Intervista esclusiva a Giacomo “Ciccio” Valenti

Come è nata la sua passione per l’Inter?
Beh, la mia passione per l’Inter è un dono è un regalo mio zio il fratello di nonno giocava con Meazza quindi è sempre un po’ facile capire come sei stato possibile per me legarmi al mondo dell’Inter. Non ricordo l’inizio preciso sono solo interista dalla nascita.

A quale Inter è più legato?
Molto facile: quella del triplete. Una stagione fantastica. Credo che la notte di Madrid sia il giorno più bello da quando abbia tifato questa maglia. L’Inter è stato un lungo sogno che mi ha accompagnato sin da piccolo. Ricordo con affetto l’Inter dello scudetto del 1972 quando avevo 5 anni. Ero già più grandicello quando l’Inter di Mozzini vinse lo scudetto del 1979-80. Ogni Inter vincente mi ha regalato emozioni diverse. Quella del Trap che ha vinto uno scudetto demolendo ogni record, ma se proprio devo dire quale Inter mi sia piaciuta di più oltre a quella di Mourinho dico quella di Mancini.

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Quale giocatore ha amato di più?
Senza dubbio Giacinto Facchetti: un mito assoluto, una persona perbene che ho avuto il piacere di conoscere Ma che ho vissuto personalmente da piccolo. Racconto questo aneddoto: avevo circa 10 anni quando andai a vedere un allenamento alla Pinetina. Vidi Giacinto e lo indicai. “Facchetti, Facchetti” con la voce da bambino entusiasta. Lui mi sente e mi chiama e mi chiede, lui a a me: “vuoi farti una foto?”. Non dimenticherò mai la gioia che ho provato in quel momento e l’ammirazione per un uomo che ha scritto la storia dell’Inter. Mi emoziono solo all’idea di ricordare quel momento.

Le piace l’Inter di Spalletti?
Spalletti mi è piaciuto subito. Sin da quest’estate ha avuto un giusto momento di stizza quando il mercato non è stato all’altezza delle promesse ma poi si è adeguato alla situazione e ha fatto quadrato con la rosa che la società gli ha messo a disposizione. Mi piace molto il suo modo di lavorare: ha dato un’impronta precisa alla squadra e gli sono grato. Da un paio d’anni noi tifosi non vedevamo l’ora che finisse il campionato. Questa volta invece è diverso si può lottare per un posto in Champions. Non so se si possa vincere qualcosa perché non amo fare proclami, proprio per questo sono fiducioso è già un piacere di vedere una squadra finalmente competitiva.

Pur amandola, Ciccio Valenti non si rispecchia nel concetto di Pazza Inter perché?
Pazza Inter è solo un modo di definire l’Inter. Io ho un quadro un po’ diverso. Credo che intorno all’Inter graviti un popolo che si rispecchia nell’amore verso una maglia dal fascino e dalla storia che ha pochi eguali al mondo. Siamo capaci di riempire lo stadio in 75.000 in una domenica alle 12:30 per una sfida contro il Torino ed emozionarci più dei bambini che portiamo allo stadio mantenendo però uno spirito critico verso una maglia che va sempre onorata. In due parole. Siamo interisti.