Adriano Stabile

L’ex ultras romanista Daniele De Santis, condannato a 26 anni di reclusione in primo grado per l’omicidio di Ciro Esposito, cerca uno sconto di pena nel processo d’appello di giovedì 9 marzo, quando sarà in programma la prima udienza del procedimento davanti alla prima sezione della corte d’Assise di Appello di Roma. Esposito, tifoso del Napoli, è morto il 25 giugno 2014 in ospedale, 53 giorni dopo essere stato colpito da due colpi di pistola sparati da De Santis il 3 maggio, a Roma, in zona Tor di Quinto, poche ore prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

De Cataldo Esposito

Daniele De Santis durante il processo di primo grado

La difesa dell’ex ultras, sostenuta dagli avvocati Tommaso Politi e David Terracina, punta a smontare le ricostruzioni di alcuni testimoni oculari, tifosi del Napoli, passeggeri del pullman aggredito da De Santis poco prima degli spari fatali. In particolare i due legali cercheranno di produrre come prova un comunicato del club cui appartenevano quegli stessi tifosi, pubblicato sul web subito dopo gli scontri e poi rimosso, in cui si dava una ricostruzione a caldo degli eventi, più favorevole a De Santis e diversa da quella fornita successivamente alle forze dell’ordine. In primo grado il mancato esame come prova del comunicato portò l’avvocato Terracina a rimettere il mandato difensivo per protesta nei confronti della corte d’Assise di Roma.

L’AUTORE DI ROMANZO CRIMINALE GODE DI FAMA DI MAGISTRATO SCRUPOLOSO
In secondo grado, a giudicare De Santis, ci sarà la corte d’Assise d’Appello presieduta da Andrea Calabria e con Giancarlo De Cataldo giudice a latere. L’autore di “Romanzo criminale” e “Suburra” continua infatti a svolgere l’attività di magistrato, oltre a quella ricca di successo come scrittore. De Cataldo, negli ambienti forensi, è noto per la sua scrupolosità.

Oltre a De Santis, hanno fatto appello anche Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, tifosi napoletani riconosciuti in primo grado colpevoli di rissa aggravata e lesioni ed entrambi condannati a otto mesi di reclusione. I legali dei due puntano all’assoluzione completa dei propri assistiti: «Non ci sono prove – dice a “Il Posticipo” l’avvocato Francesco Longhini, che difende Alfonso Esposito con Antonella Matrisciano – il mio assistito andava assolto in primo grado». «Puntiamo all’assoluzione – ci spiega Alfonso Tatarano, legale di Fioretti – non mi convincono il verdetto e le motivazioni della condanna a otto mesi».

Così come in primo grado, si sono costituiti parte civile Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, difesa dall’avvocato Angelo Pisani, e il Comune di Napoli. Domani, in aula, la prima parola dovrebbe essere per la procura generale, che ricostruirà la vicenda e le motivazioni dell’accusa.