Redazione

Nel nome, il destino. Ciro, come Ciro il Grande, il sovrano persiano che fondò l’impero Achemenide, il più esteso del mondo antico. Il titolo ufficiale di Ciro era Shahanshah, che nella nostra lingua tradurremmo come “Re dei Re“. E dopo la doppietta alla Juventus, anche Ciro da Torre Annunziata è diventato il re dei re. Superato Messi, rimasto a secco nel pareggio del Barça in casa dell’Atletico Madrid, con quindici reti tra campionato (11), Supercoppa Italiana (2) ed Europa League (2), Immobile è il miglior marcatore dei cinque campionati più importanti d’Europa e fa anche un importante balzo in avanti nella classifica della Scarpa d’Oro.

Reti a grappoli per Immobile

Due gol alla Juventus, esattamente come a inizio stagione nella finale valsa la Supercoppa, che si aggiungono ai tre al Milan, alle altre doppiette a Verona e Genoa e alle reti con Sassuolo, Chievo, Vitesse e Zulte. Chiunque ha incontrato Immobile in questo inizio di stagione ha avuto di che pentirsene. Gli unici a salvarsi sono stati i difensoris della SPAL alla prima di campionato e il Napoli, che ha subito la rete laziale da De Vrij. Ma anche in quel gol c’è lo zampino di Ciro il Grande, che all’olandese ha fornito l’assist. I numeri, quindi, confermano in pieno. Al momento, Immobile è il miglior attaccante d’Europa.

Un prepotente ritorno sotto i riflettori dopo qualche anno di appannamento

Con la Lazio è a quota 41 in 52 partite, dimostrando che nel corso di appena una dozzina di mesi la fiducia di Tare e la cura Inzaghi hanno rispolverato un centravanti che nel nostro calcio aveva fatto vedere grandi cose, laureandosi capocannoniere sia in B (con il Pescara) che in A (con il Torino), ma che una volta uscito dai confini nazionali aveva deluso. Prima l’esperienza al Borussia Dortmund, un’avventura iniziata con i migliori crismi (quattro reti in sei partite in Champions League) e terminata dopo giusto un anno, con il prestito al Siviglia. Problemi di ambientamento per Immobile in Germania, poca comunicazione con i compagni e non troppa comprensione del tedesco. Meglio accasarsi altrove, magari, appunto, in Spagna. Ma non è che le cose alla corte di Emery vadano meglio e Ciro torna a casa, prima a Torino e poi, finalmente, alla Lazio.

Ciro come Giorgione, Simone come Maestrelli?

L’aria tricolore fa decisamente bene al bomber campano, che a Roma si è ambientato alla grande, complice anche un rendimento fuori dal comune, che ai tifosi biancocelesti fa tornare in mente i grandi nomi del passato. Signori, Crespo, addirittura il paragone con il mito Giorgione Chinaglia, assieme all’accostamento tra Simone Inzaghi e Tommaso Maestrelli. Andare a scomodare le leggende del club, che di norma nell’immaginario collettivo laziale restano intoccabili e inavvicinabili, è il segnale che il pubblico apprezza questa nuova Lazio, capace di andarsi a prendere i tre punti a Torino contro i campioni d’Italia e di giocarsela alla pari con tutti. E parte del merito, oltre che alla squadra tutta ed al giovane timoniere, è di Ciro il Grande, il Re dei Re. Il cui impero, sperano a Formello, potrebbe essere destinato a durare a lungo.