Francesco Paolo Traisci

Pensate che sia impossibile per una squadra decidere la formazione di quella avversaria, in modo da costringerne l’allenatore a non schierare il o i calciatori più temuti? Ebbene vi sbagliate! Accade in Spagna, terra della libertà contrattuale nel mondo del calcio (quella, per intenderci, in cui è nata e prospera la famosa clausola rescissoria, che sta prendendo piano piano piede anche da noi, Higuain e Pjanic docent) in virtù di quella che è stata ribattezzata la clausola Jamon, letteralmente prosciutto, da nome e dalle maglie della squadra oggi vittima della sua applicazione.

Clausola Jamon: di cosa si tratta?

Si tratta di una clausola inserita nel contratto di cessione in prestito di un calciatore ad un’altra squadra (di solito di un giovane, magari di talento, inviato per un anno o due in una squadra minore, al fine di farsi le ossa). Questa clausola prevede che, in caso (remoto sulla carta, ma che si verifica qualche volta) di scontro fra le due squadre, quella proprietaria del cartellino possa pretendere il non impiego da parte di quella che ha il giocatore in prestito.
E’ lecita? In Spagna è assai diffusa e nessuno, a parte lamentarsi degli effetti (ossia la temporanea indisponibilità di una pedina importante nella rosa), ne ha mai contestato la validità. Sono stati così riscontrati numerosi casi in cui giovani dati in prestito dal Real (che ne fa uso a partire dal caso Morientes, grande centravanti merengue, ceduto in prestito al Bayern e capace con la maglia rossa dei tedeschi di segnare sia all’andata che al ritorno nello scontro diretto fra le due squadre determinando l’eliminazione degli spagnoli dalla competizione della Champions) dal Barcellona (che la inserisce ma, a quanto si dice, spesso non se ne avvale), dall’Atletico Madrid (chiamato oggi in causa proprio dal Guijuelo, squadra del jamon serrano) a squadre di categorie inferiori, non vengano fatti giocare nelle sfide di Coppa del Rey in cui hanno come avversaria la squadra proprietaria del cartellino.

Questo ci ricorda un precedente famoso: quello del portiere belga Thibault Courtois, oggi colonna del Chelsea di Conte, all’epoca giovane promessa in prestito dalla squadra londinese all’Atletico Madrid. Nella primavera del 2014, il sorteggio della Champions League, mise di fronte in semifinale le due squadre e l’Atletico, a ridosso del match di andata, fece sapere di non poter schierare il suo portiere belga proprio a causa della presenza di una simile clausola nel contratto di prestito, che prevedeva una presunta sanzione di 3 milioni in caso di utilizzo del giocatore contro gli inglesi. In seguito alle dichiarazioni del presidente spagnolo, l’Uefa ammonì il Chelsea diffidandolo dall’avvalersi della clausola ed avvertendolo che in caso di mancato impiego del portiere dell’Atletico sarebbe stata pronta a sanzionare chiunque pretendesse avvalersi “di clausole di questo genere”. Ma non ce ne fu bisogno, Courtois fu regolarmente schierato, l’Atletico superò il turno e di lì a poco arrivò in finale di Champions, persa contro il Real.

Malgrado l’utilizzo, la liceità della clausola è stata dunque messa in dubbio dalla stessa Uefa, proprio per il suo effetto di alterazione delle competizioni. E’ vero che alcuni la giustificano per il fatto di essere frutto di una scelta discrezionale della società proprietaria che ben può, come spesso ha fatto, non avvalersene, lasciando libero l’allenatore avversario di schierare il giocatore. Si ricorda, ad esempio il caso, di Munir, in prestito dal Barcellona, segnare proprio ai blaugrana! Ma il fatto che sia costruita come una facoltà della quale una delle parti può scegliere di avvalersi o meno, non cambia la sostanza della cosa. Si tratta pur sempre di una alterazione dello spirito della competizione: perché quel calciatore (temibile perché sennò non sarebbe stata certo chiesta l’esclusione) non può giocare contro di una squadra e giocare le sue dirette concorrenti? Peraltro dubbia è la sanzione per l’inadempimento: se malgrado la clausola il ragazzo viene fatto giocare, che succede? La sconfitta a tavolino? No di certo! Sicuramente è la clausola stessa prevedere la sanzione: un risarcimento economico, per una violazione del contratto (come nel caso Courtois).

L’UEFA HA GIA’ DATO UN INDIZIO

Ma finché qualcuno non ne contesterà la legittimità di fronte ad un organo giudicante non sapremo nulla di ufficiale sulla sua validità. In altre parole se la squadra non schiera spontaneamente il giocatore oggetto della clausola nello scontro diretto oppure se lo schiera e paga spontaneamente l’indennizzo pattuito, non sapremo mai se simile clausola viene considerata valida o meno dall’ordinamento sportivo. Sarà quindi necessario che qualcuno schieri comunque il giocatore e poi si rifiuti di pagarne le conseguenze sanzionatorie, per vedere se la giustizia sportiva ritiene di dover costringere la squadra che ha violato la clausola a pagare la sanzione prevista dalle parti oppure no, ritenendo in questo caso che le parti non avrebbero potuto validamente inserire nel loro contratto una simile clausola.

In definitiva la questione è proprio questa: nella loro autonomia di concludere contratti e di determinarne liberamente il contenuto, le parti possono inserire una clausola di questo tipo, che sicuramente determina una alterazione della competizione alla quale entrambe partecipano?
Nessuno ha ancora avuto modo di stabilirlo ufficialmente, ma il comportamento dell’Uefa nel caso Courtois è un forte indizio di chiusura contro simili clausole. Ed io sono d’accordo!