Dario Marchetti

Chissà cosa avrà pensato Antonio Conte nel momento in cui si è visto sfilare Romelu Lukaku dal Manchester United. Forse che non si può cenare con dieci euro in un ristorante da cento. Sembra un film già visto. Tecnico e club ai minimi storici nonostante il campionato appena conquistato, lite con uno degli uomini spogliatoio (Diego Costa) e poche garanzie dal mercato che dovrebbe consacrare a livello europeo un gruppo già vincente sul suolo nazionale. Il tecnico pugliese, però, ha le idee ben chiare. Come tre anni fa alla Juventus, vuole diventare il plenipotenziario del Chelsea. A distrarlo la maxi offerta dell’Inter. Quinquennale a quindici milioni netti l’anno e un budget di duecento milioni da spendere a sua immagine e somiglianza. Le domande sul futuro diventano tante e, se unite alla voglia di tornare in Italia, si trasformano in lecite.

Il precedente

Antonio Conte, come nella stagione 2014-2015, è dinanzi a un bivio. Continuare in bianconero o cercare nuove sfide? In quell’occasione la separazione diventa inevitabile anche se appare come un fulmine a ciel sereno. In realtà la verità è nascosta in alcuni eventi chiave postumi alla vittoria del terzo scudetto consecutivo. Il primo è legato a una discussione nata nello spogliatoio con Buffon prima dell’ultima gara di campionato, valida unicamente per il record di punti in Serie A. Il portiere della Juve entra in sala video al fianco di Marotta chiedendo al mister se l’AD bianconero potesse far chiarezza su alcune questioni legate ai bonus dei contratti. Il gesto non piace al tecnico, il quale incolpa Gigi di distrarre la squadra dall’ultimo obiettivo stagionale. Nel giro di poco si scatena l’inferno, ma l’effetto è quello sperato da Conte. Reazione, vittoria contro il Cagliari e 102 punti conquistati. La discussione, però, ha delle conseguenze sul rapporto con lo spogliatoio e con la società. Quest’ultima, prima non riesce a garantire l’incedibilità di Vidal e Pogba, poi non affonda il colpo per i due obiettivi di mercato richiesti dall’allenatore (Juan Cuadrado e Alexis Sanchez). Il rapporto con la famiglia Agnelli si logora strada facendo e il 15 luglio 2014, con ancora un anno di contratto alle spalle, arriva il divorzio consensuale. Tre anni dopo una situazione simile si ripresenta al Chelsea. Successo in Premier League, lite con Diego Costa e garanzie insufficienti sul mercato. Tutto lascia presagire un ritorno in Italia e lo scippo di Lukaku da parte dei Red Devils potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Juventus pareggi

Antonio Conte, la sua Juve nel 2013-14 ha stabilito il record di punti in Serie A

Gli argomenti per convincere Conte

Qualcosa cambia le carte in tavola e Abramovič riesce lì dove Agnelli fallisce. Dopo aver visto sfumare l’operazione per il centravanti del futuro, il magnate russo decide di rimboccarsi le maniche e accontentare in tutto e per tutto il suo allenatore. Nel giro di dieci giorni ufficializza Bakayoko, Rudiger e Morata. Sul piatto si aggiunge un rinnovo contrattuale per il tecnico italiano. Scadenza nel 2021 e ingaggio praticamente raddoppiato. Si passa da 6,5 milioni di sterline a stagione a circa 11 per gli anni restanti. Viene accontentato anche sotto il profilo dello staff con l’aggiunta di altri due collaborati di fiducia: Paolo Vanoli come assistente allenatore e Davide Mazzotta con il ruolo di player analyst. Infine, l’aspetto più caro all’ex Ct della Nazionale. Il presidente dei Blues gli conferisce pieni poteri, trasformandolo in un manager a tutti gli effetti.

Alvaro Morata, 15 gol nell’ultima Liga

Chi ci guadagna

L’evoluzione è completa. Antonio Conte, 1100 giorni dopo l’addio alla Juventus, ottiene quello per cui lasciò il bianconero, spingendosi anche oltre. Oggi è forse il miglior tecnico d’Europa, con una forza societaria senza precedenti. Stabilire chi tra il Chelsea e il mister pugliese ci abbia guadagnato è difficile. I Blues, al di la degli investimenti, scacciano ogni paura di un suo possibile addio facendo un all-in senza precedenti. D’altra parte a Conte viene messa a disposizione una squadra in grado di competere non solo in Inghilterra, ma anche nell’Europa dei grandi. Già, quella Champions che per due anni la Juve di Massimiliano Allegri ha solamente sfiorato e che lui vuole dimostrare di meritare prima del rientro trionfale in madre patria. E chissà che tra un anno non possa ripensare all’acquisto sfumato di Lukaku e farsi una risata.