Francesco Cavallini

Con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100. Una stilettata, un colpo rapido e leggero che ha fatto venire giù un gigante. Luglio 2014. La pazzesca Juventus da 102 punti, quella capace di infrangere ogni record della nostra Serie A, si sfalda sotto i colpi di un conflitto latente tra la società ed il suo allenatore, quell’Antonio Conte che dalle ceneri della prima gestione post-calciopoli aveva fatto risorgere una Vecchia Signora più agguerrita che mai. In Italia però, perchè l’Europa è un’altra cosa. Servono risorse. Investimenti. Calciatori di livello superiore. Insomma, un salto di qualità, che la società pare non voler garantire al suo tecnico. La frase incriminata risale ad aprile, dopo la conquista del terzo scudetto consecutivo, ma scatena un imprevedibile effetto domino a metà estate. Conte in Nazionale, sulla panchina della Juventus arriva Max Allegri.

Serie A 2016-17 record

Massimiliano Allegri, tecnico della Juve, con la coppa dello scudetto 2016-17

Flash-forward di quasi tre anni. Fine giugno 2017. Allegri ha raggiunto Conte, anzi, per certi versi l’ha anche già superato. Tre scudetti (e fanno sei di fila), altrettante Coppe Italia e, udite udite, ben due finali di Champions League. Perse, certo, ma si tratta di un risultato importante, che cementa la propensione a far bene nella massima continentale di una Juventus che invece con il tecnico leccese non era mai arrivata più in là dei quarti di finale. Cosa è successo? Il ristorante ha abbassato i prezzi? È aumentato il budget della Juventus? Sulla prima ipotesi c’è da sorridere. La Champions è ancora il locale di lusso che il calcio italiano ha purtroppo imparato a conoscere negli ultimi sette anni (tanti ne sono passati dal triplete interista). Se si esclude la Juventus, le altre squadre tricolori non sono mai riuscite a dire la loro sul palcoscenico che conta. Le grandi, quelle con la G maiuscola, sono ancora irraggiungibili, come dimostra il Real che per due anni di fila elimina la seconda della Serie A agli ottavi di finale e poi vola a sollevare il trofeo.

E allora sì, è aumentato il budget. Che non sarà faraonico come quello di altre squadre, ma che a quanto pare basta per sedersi al tavolo della Champions e mangiare più che decentemente. E che soprattutto ha portato a Torino calciatori importanti, che ora fanno gola soprattutto all’estero. Bonucci in questo senso non fa testo, è alla Juventus da così tanto tempo che viene quasi impossibile pensare a una difesa bianconera senza di lui. Alex Sandro sì, anzi, più di lui fanno testo i 26 milioni sborsati dalla società di Corso Galileo Ferraris per prelevarlo dal Porto. A cui vanno aggiunti i 94 per Higuain, i 32 per Pjanic e volendo anche i 24 per Pjaca e i 30 per Schick. I dieci euro sono ormai un ricordo. Siamo perlomeno a cinquanta.

Patrik Schick, nuovo acquisto bianconero

E poi c’è chi il budget ce l’ha più o meno infinito, come le risorse di gas naturale della Russia, la vera banca personale di Roman Abramovič. Il Chelsea si riaffaccia al palcoscenico della Champions, dopo la grande delusione della seconda era Mourinho, proprio grazie ad Antonio Conte. Che adesso come adesso non avrebbe di certo problemi a pagare il ristorante, ma che è in forte dubbio su come organizzare il menù. E, scherzo del destino, le portate più succulente sembrano venire proprio da Torino. Quello tra Bonucci e Conte è un rapporto stretto, che ha scaraventato il difensore nell’Olimpo del calcio europeo e che ha aiutato il tecnico a diventare uno degli allenatori più ambiti del Vecchio Continente. Non è un segreto che il leccese sogni di ricomporre la coppia vincente a Stamford Bridge. E il numero 19 bianconero potrebbe pensarci seriamente, anche per il gusto di fare una nuova esperienza e per mettersi alla prova lontano dalla Serie A e dalla Juventus.

Cinquanta, cinquantacinque milioni, queste le cifre che ballano sull’asse Londra-Torino. Potenzialmente potrebbero diventare addirittura il doppio se il Chelsea insisterà anche su Alex Sandro, che pare aver stregato Conte. Che intanto spende e spande, o almeno vorrebbe. I cento euro, a volte, non fanno la felicità, perchè il mercato è già iniziato ed i londinesi sono pressochè fermi. Con mille colpi in canna, ma pur sempre senza ancora aver ufficializzato alcunchè. Tranne qualche cessione, come il passaggio definitivo di Cuadrado in bianconero (che non pregiudica però una possibile cessione del colombiano già in questa sessione di mercato) o l’addio a Begovic, spedito al Bournemouth. Proprio il club del Dorset potrebbe garantire altre entrate ai Blues, accogliendo (anzi, riaccogliendo) il terzino olandese Aké per circa venti milioni di euro. Non che i soldi manchino a Stamford Bridge, ma il club di Abramovič sembra vagamente congelato. Strano per chi fino a qualche anno fa poteva permettersi spese improbabili.

kante' conte

Kante’, voluto fortemente da Conte, è stato uno tra i migliori colpi dello scorso mercato

E Allegri? Mentre cerca di capire se e a quanto vendere, la Juventus compra. Ha preso Schick, punta a un esterno offensivo da almeno 40 milioni di euro, deve necessariamente sistemare la fascia destra dopo l’addio di Dani Alves e gradirebbe un rinforzo a centrocampo. Le possibilità di fare grandi acquisti ci sono, questo non è più un mistero, sia grazie alla mega plusvalenza Pogba che agli introiti super di Champions e campionato. Il fatturato è quasi raddoppiato rispetto a sei anni fa, sportivamente ed economicamente la Juventus è (ovviamente) la prima potenza d’Italia e tallona le grandissime d’Europa.

Questo, in sintesi, è quello che si è perso Antonio Conte. Una Juventus capace di una crescita esponenziale, che l’ha portata ad annoverare come spesa più onerosa di stagione prima i 20 milioni di Morata (proprio nel momento dell’addio del tecnico leccese), poi i 40 recapitati al Palermo per Dybala e addirittura i 94 (seppur pagabili in due tranche) della clausola rescissoria di Higuain. Al Chelsea King Antonio ha trovato Hazard e Courtois ed ha preteso (e ottenuto) Kantè, Marcos Alonso e David Luiz. Spese non indifferenti, ma che evidentemente non bastano al tecnico per pensare di potersi sedere al famoso ristorante e abbuffarsi come si deve. E quindi i 100 euro ci sono, ma mancano le portate forti. Che, caso strano, sono a Torino. Dove i 10 euro sono stati investiti bene e stanno permettendo a squadra, società e tifosi di mangiare alla grande. A dimostrazione che a volte, più della fama del ristorante, conta molto di più il cuoco.