Redazione

di Luca Covino

Finalmente si gioca. Dopo la sospensione della partita da parte della autorità israeliane, la squadra di Hebron dell’Ahly al-Khalil ha vinto per il secondo anno consecutivo la Coppa di Palestina pareggiando 1 a 1 in casa contro lo Shabab di Gaza. Quella di ieri sera è stata un incontro storico e denso di significato: per la prima volta in 15 anni si sono sfidate squadre dei due territori palestinesi separati dall’occupazione israeliana. L’Ahly ha conquistato il trofeo anche grazie alla vittoria nella gara di andata e rappresenterà la Palestina nella prossime edizione della AFC Cup, il trofeo continentale più prestigioso. La squadra è allenata dall’italiano Stefano Cusin, già a lavoro in Africa ed Emirati e fresco di firma col Wolverhampton di Zenga, dove ricoprirà il ruolo di vice.

In un precedente articolo, veniva raccontata la vicenda dei nove giocatori dello Shabab bloccati in aeroporto per 12 ore dalle autorità israeliane. Il motivo era legato a «questioni di sicurezza» fece sapere Israele. Di fatto, la partita fu rinviata di 48 ore dalla Pfa, la federcalcio palestinese, e l’intifada dei coltelli bucò anche il pallone. Ma è proprio quanto accaduto a margine di questo incontro che ha attirato l’attenzione del mondo sul calcio palestinese, con lo scontro a distanza tra il presidente della Pfa Jibril Rajoub e Israele. Dopo giorni di frenetiche trattative, alla fine la partita in questione si è giocata senza che, tuttavia, il popolo calcistico palestinese non rigettasse nel calderone quanto accaduto un anno fa, quando Rajoub cercò il compromesso non votando la sospensione di Israele dalla Fifa per ottenere il riconoscimento del movimento calcistico palestinese.

I palestinesi credono che sia stato stato possibile giocare la partita per merito dell’intervento personale di Gianni Infantino, presidente della Fifa dal febbraio scorso, e non di Rajoub. Secondo la stampa locale il presidente della federcalcio palestinese ha chiesto l’intervento diretto degli organi Fifa che hanno a loro volta obbligato Israele a rilasciare i permessi ai giocatori. Il presidente della Pfa ha comunque dichiarato che «Israle non hanno il diritto di beneficiare dei privilegi conferiti dallo statuto Fifa se continuano a ostruire i diritti dell’altra parte». Israele non è nuova da certi atteggiamenti verso lo sport palestinese, non ultimo il sequestro dell’abbigliamento e delle bandiere al team olimpico di Palestina che parteciperà a Rio 2016.