Redazione

Itali fuori dal Mondiale. É stata una…Corea. Bah. Meglio rivalutarlo quel 2002. Almeno in quel caso ci si può appellare alle attenuanti generiche. E perlomeno, a giocarlo, quel Mondiale, ci si era arrivati. E  si poteva anche vincere, senza Byron Moreno. A proposito, che fine ha fatto?

Un corrotto dalla vita sregolata

Corre l’anno 2002, si gioca una Corea del Sud – Italia. L’aria casalinga si annusa molto presto: 6 minuti e rigore per i padroni di casa. Buffon disinnesca la prima delle tante bombe disseminate su un percorso che alla fine trova il suo sbocco: Italia eliminata al golden gol dopo una rete annullata a Tommasi e l’ espulsione di Totti. La FIFA, dopo l’arbitraggio, lo rispedisce  a casa dove Moreno, atteso con ansia sopratutto dai suoi creditori, salda (mah…) tutti i debiti. A pensar male si fa peccato, ma ci si indovina spesso. Anche perchè qualche anno dopo sale nuovamente agli onori della cronaca a causa di un arbitraggio “strano” in un Quito-Barcelona Sporting Club. Ospiti in vantaggio, raggiunti e superati complici i 13′ di recupero. Ah, per la cronaca Moreno, in quel periodo, figura come candidato al consiglio comunale. Fra l’altro, neanche eletto. Il che gli fu sufficiente per evitare le accuse di corruzione. Risommerso dai debiti, cerca di ripianare il bilancio con comparsate in tv e cercando di sfruttare il più possibile la sua immagine. Quanto basta alla federazione locale  per radiarlo. Non arbitrerà più.

Una scuola per arbitri e poi l’arresto per narcotraffico

Nessun problema: se proprio non può arbitrare, insegnerà a farlo. Fonda con successo una scuola di arbitri in Ecuador. Torna a far soldi, lascia la moglie, ne sposa una più giovane, diviene addirittura moviolista della domenica sportiva ecuadoregna. Una vita al di sopra delle possibilità, fra auto e alberghi di lusso a Miami. Ancora debiti. Servono soldi. Tanti e subito. Moreno allaccia rapporti con il narcotraffico ma non ha la statura, in tutti i sensi, del criminale. A tal punto da farsi beccare all’aeroporto di New York con sei chilogrammi di cocaina. Due anni e mezzo di reclusione nel carcere di Brooklyn, dove trova comunque modo di sbarcare il lunario organizzando e arbitrando tornei di calcio fra detenuti! Torna in Ecuador, dove fa ancora parlare di lui per evasione fiscale. Niente da fare: impossibile, per lui, essere onesto.