Elisa Ferro Luzzi

Ha fatto il giro d’Europa la coreografia esposta dai tifosi del Legia Varsavia, che in questo modo hanno voluto salutare il ritorno in Champions League che mancava dalla stagione 1995-1996. La curva della squadra campione di Polonia ha accolto il Borussia Dortmund con la splendida ma al tempo stesso inquietante coreografia che mostra un uomo dal volto semi coperto che estrae il nome del Legia dall’urna. Sotto, la scritta “Guess Who’s Back?” (indovina chi è tornato?).

Ripetuti messaggi indirizzati alla Uefa

Una coreografia ad effetto indirizzata alla UEFA che negli anni ha duramente perseguitato i tifosi polacchi sanzionandoli sia per le loro attività all’interno dello stadio, come striscioni offensivi e l’esagerato utilizzo di fumogeni e torce, sia per quelle avvenute all’esterno, una su tutte la trasferta di Roma che li ha visti scontrarsi ripetutamente con la polizia prima e dopo la partita, mettendo a ferro e fuoco la Capitale. Nel corso del tempo gli ultras del Legia hanno risposto alle sanzioni e alle partite a porte chiuse con coreografie pirotecniche e chiaramente dirette alla stessa UEFA e alla sua politica di repressione. Mercoledì sera però, oltre all’ennesimo spettacolo offerto sugli spalti prima del fischio d’inizio, gli ultras polacchi si sono resi protagonisti di un altro episodio violento: durante il secondo tempo della sfida contro il Borussia Dortmund (che hanno perso 6-0) infatti, una cinquantina di persone ha cercato di sfondare le barriere e il cordone di steward per raggiungere i rivali del Dortmund. Coperti dal passamontagna, hanno trovato sulla loro strada diversi addetti alla sicurezza, pronti a respingerli con l’utilizzo dello spray urticante. Sono però riusciti a rubarlo e a spruzzarlo a loro volta in faccia agli steward. I tifosi del Legia sono decisamente tornati.

Non è la prima coreografia ad effetto che esce fuori dalla curva polacca. A maggio di quest’anno, infatti, gli ultras hanno dato vita ad un vero e proprio spettacolo pirotecnico, quasi incendiando la curva in occasione della partita persa contro il Lech Poznan.

Nel 2014 il Legia Varsavia, escluso dalla Champions League per aver schierato un giocatore squalificato nel terzo turno preliminare contro il Celtic Glasgow è stato costretto a giocare i playoff di Europa League. I tifosi chiaramente non l’hanno presa bene ed hanno organizzato una protesta molto plateale: nella curva è apparsa una gigantografia con un maiale all’interno del logo dell’Uefa. Il tutto accompagnato da un messaggio inequivocabile: “Perché il calcio non conta, contano solo i soldi”, con la parola soldi scritta in biancoverde, a confermare la convinzione che dietro la decisione di estromettere il club polacco dalla Champions ci fosse la regia degli scozzesi del Celtic, società più ricca e più influente sulle decisioni dell’Uefa.

L'altra contestazione all'Uefa

L’altra contestazione all’Uefa