Francesco Paolo Traisci

Fra le proposte meno strampalate di Marco Van Basten, uno dei migliori centravanti di sempre della storia del calcio, conosciuto anche dai giovani come fuoriclasse senza tempo (è IF nel più famoso gioco di calcio su computer… e i più giovani sanno di che cosa parlo), oggi candidato ad un ruolo importante nel governo del pallone, vi è l’espulsione a tempo. Perché sconvolgere definitivamente l’equilibrio di una partita costringendo all’inferiorità numerica definitiva una delle due contendenti, per una leggerezza, fallo inevitabile ma non cattivo, un episodio che a prima vista è sembrato violento ma che a guardarlo bene non lo è stato?

Espulsione a tempo: negli altri sport funziona

E’ vero, nel calcio di oggi, gli episodi di gioco nei quali l’arbitro è costretto (in funzione spesso della personale lettura che dà all’azione) ad un espulsione che può cambiare la partita sono molto più frequenti, anche in base al regolamento che muta. Lo abbiamo visto con Bologna-Napoli, quando il dominio incontrastato del Napoli si è allentato a causa di un espulsione ed è poi ripreso ancora più marcato dopo che un analogo episodio ha ristabilito la parità numerica. E’ giusto tutto ciò? L’ispirazione per la proposta viene da altri sport in cui il contatto, anche violento, è consentito.
Nella pallanuoto, ad esempio, il contatto, assai frequente fra giocatori, viene punito solo in alcune circostanze. Condensando il regolamento, l’art. 21 prevede molteplici fattispecie di falli da espulsione, in particolare per il comportamento irriguardoso nei confronti degli arbitri (come, ad esempio, oltre agli insulti anche l’entrata e l’uscita dalla vasca senza autorizzazione), per comportamento sleale (come ad esempio, quello di chi ritarda volontariamente l’effettuazione del tiro libero avversario o di chi schizza violentemente e volontariamente l’acqua sul volto dell’avversario diretto), per eccessiva violenza o brutalità negli interventi. Tutti questi episodi vengono puniti, oltre che con il tiro libero o il rigore, anche con l’espulsione temporanea: il reo sarà costretto a recarsi e sostare nell’area di espulsione sistemata dietro la propria porta.

espulsione a tempo
Si tratta di una superiorità numerica considerata come una sanzione e che dura fino a che:

1. Siano decorsi 20” di gioco;
2. La squadra avversaria segna una marcatura;
3. La propria squadra rientra in possesso di palla.

Nel medesimo regolamento è poi prevista l’espulsione definitiva che incorre dopo il terzo fallo personale. Il giocatore espulso definitivamente non potrà più rientrare ma potrà essere sostituito ed il sostituto potrà entrare in gioco come se si trattasse di una espulsione temporanea. Quindi l’inferiorità numerica rimane solo per un periodo limitato. L’espulsione a tempo è prevista anche nell’hockey. In quello su pista sono previsti, a seconda della gravità del comportamento che si va a punire, il cartellino Blu con la sospensione del reo per 2 minuti (con la squadra avversaria che si troverà quindi in situazione di Power Play) e il cartellino Rosso con l’espulsione definitiva ed una superiorità numerica di 4 minuti, dopo di che il giocatore espulso potrà essere sostituito da un altro compagno di squadra. Analoghe sono le regole dell’hockey ghiaccio, con penalità minori che determinano l’allontanamento di 2 minuti dal terreno di gioco e penalità maggiori che comportano l’espulsione definitiva del reo e la possibilità di sostituirlo dopo 5 minuti di inferiorità numerica (decorso questo termine il giocatore espulso potrà essere sostituito) oltre alle penalità per cattiva condotta che determinano l’espulsione definitiva ed una inferiorità numerica ancora superiori.

ESPULSIONE A TEMPO: ANCHE NEL RUGBY
Anche nel rugby è prevista l’espulsione a tempo in seguito al cartellino giallo, per ostruzionismo ripetuto, per reiterate violazioni alle regole del gioco, per falli ripetuti e per gioco sleale o pericoloso. Ciò comporta l’allontanamento dal terreno di gioco per 10 minuti del colpevole, durante i quali la sua squadra rimarrà in inferiorità numerica. Decorso questo lasso di tempo potrà rientrare in gioco o essere sostituito da altro giocatore. Nel rugby esiste anche l’espulsione definitiva in seguito al cartellino rosso, che viene comminato per falli di gioco particolarmente gravi (come il placcaggio volontario e pericoloso, il famoso placcaggio al collo) o dopo il secondo giallo. Quanto sia penalizzante l’inferiorità numerica per la squadra che la subisce l’abbiamo visto anche domenica all’Olimpico: l’inerzia della partita è cambiata proprio in seguito all’allontanamento temporaneo dal terreno di gioco di Lovotti, con l’Italia che, già in inferiorità di punteggio (7 a 12), ha subito il break decisivo dei gallesi e non è riuscita più a rientrare in partita nemmeno dopo che la parità numerica era stata ristabilita. Quale di questi modelli avrà in mente il fuoriclasse olandese? Chissà. Certo che mi sembrano tutti difficilmente adattabili al calcio. In tutti questi casi (forse con l’eccezione del rugby) l’espulsione è vista più come sanzione alla squadra che non al giocatore violento o scorretto. Nel calcio meno: l’espulsione è più una sanzione al calciatore che non alla squadra; anzi è la squadra ad essere considerata vittima di un momento di follia individuale! Credo quindi che sia più equilibrato limitare i casi di espulsione non determinati da gioco particolarmente violento o da grave comportamento antisportivo: circoscrivere il concetto di fallo da ultimo uomo e di chiara occasione da rete (anche in relazione al caso particolare del portiere), in modo univoco e tassativo sarebbe già un bel passo avanti.