Francesco Cavallini

Ehi ragazzo! Cosa fai? Stavi per colpire Roberto Baggio! Frase tratta da uno dei tanti episodi di Holly&Benji, in cui uno dei protagonisti si trova faccia a faccia con il Divin Codino. Normale per noi italiani, per cui Baggio era leggenda. Forse anche normale che il fantasista veneto fosse una stella in Giappone, anche a causa della sua fede buddhista. Del resto parliamo degli anni Novanta, in cui il Roby nazionale ha vinto un Pallone d’Oro e stava per trascinare gli azzurri ad un titolo mondiale. Eppure la figura di Baggio è in grado di superare il tempo e lo spazio, anche a più di dieci anni dal suo addio. Ancora oggi almeno tre generazioni lo considerano IL calciatore e anche i ragazzi più giovani, con il determinante ausilio di Youtube, possono innamorarsi della tecnica e del genio di uno dei più grandi numeri 10 del calcio italiano e forse mondiale.

Roberto Baggio, un presente lontano dal calcio

Eppure il Divin Codino, nonostante una popolarità planetaria che non ne vuole sapere di scemare, è anche un piccolo mistero. Cosa fa oggi Roberto Baggio? Che rapporti ha con il mondo del calcio? Domande dalle risposte non troppo semplici. In primis perchè Baggio, per scelta, difficilmente rilascia interviste. Neanche lo scoccare del mezzo secolo ha convinto Raffaello (come lo chiamava l’Avvocato, quando non gli dava del Coniglio Bagnato) ad uscire dalla sua privacy. Baggio vive la sua seconda vita, quella lontano dal pallone, tra le sue altre due passioni, la caccia e la famiglia.

Al calcio ci pensa poco e quando lo fa, è sempre lontano dai riflettori. Segue con affetto il Boca Juniors, squadra che ha imparato ad amare tra un soggiorno e l’altro nella sua tenuta in Argentina. Probabilmente apprezza i Messi, i Ronaldo, i Dybala, quelli che come lui sanno ancora regalare emozioni in un football che è sempre più business. E se lo si incontra, meglio non chiedergli di allenatori e federazioni. Non è più roba che gli interessi.

Un passato da dirigente, con qualche polemica

In realtà ci ha provato a interessarsene, rientrando nel calcio nostrano dalla porta laterale, con un compito poco pubblicizzato ma in teoria molto importante. Dopo la debacle della spedizione azzurra al mondiale sudafricano, la Federcalcio gli ha messo in mano il settore tecnico della Federazione. Un ruolo chiave, attraverso cui stabilire le strategie per un nuovo sviluppo del movimento italiano, sulla falsariga delle riforme tedesche che poi hanno portato la Mannschaft ai livelli di competitività attuali.

E chi meglio di Roberto Baggio, con la sua conoscenza del mondo del calcio e della situazione di quello nazionale, può guidare questa rinascita? Il Codino si dedica anima e corpo alla mansione, presentando un programma di quasi mille pagine. Ma alla Federazione, in realtà, interessa poco. Roby è più un gagliardetto da ostentare, da sventolare per aumentare il consenso e l’appeal mediatico del nostro football. Baggio se ne accorge e, come è arrivato, in silenzio se ne va.

Progetti per i settori giovanili di tutto il mondo

Lontano dal calcio, quindi. Sì, ma fino a un certo punto. Lontano da QUESTO calcio, forse è più giusto dire così. Lontano dagli affari, dai diritti televisivi, dai procuratori, tutti inserimenti che sono intervenuti a gamba tesa sul football durante la sua carriera e che Baggio non ha mai apprezzato più di tanto. Però un pallone che rotola su un campo, anche con le porte fatte con gli zaini, non può non suscitare emozione in chi di questo sport è stato un simbolo mondiale. Il calcio, quello vero, è quello dei ragazzi. L’emozione del divertimento e non della vittoria a tutti i costi. Non per niente il Codino è da molti anni ambasciatore UNICEF.

Ecco perchè Baggio lavora da tempo su un progetto di risonanza mondiale da presentare alla FIFA, ovviamente basato sui giovani. Sulle cantere. Sull’educazione dei più piccoli al calcio e alla vita. Quello che avrebbe voluto applicare in Italia. E che qualcuno non ha ritenuto abbastanza importante. Ma si sa, il genio non sempre è compreso. E sia il Roberto Baggio calciatore che il dirigente sportivo ne sanno certamente qualcosa.