Stefano Impallomeni

La prima impressione non è stata negativa. Monchi conquista, nonostante abbia soltanto parlato. Lo spagnolo sembra riflettere la sua faccia. Un volto che garantisce e rassicura. A occhio, la sua faccia ispira fiducia e fa sognare i tifosi. Non è ancora molto ma neanche poco in uno dei momenti più sconclusionati della stagione romanista, in cui dopo un derby perso malissimo non ci sono contestazioni e soltanto indifferenza. Monchi e la dirigenza avranno un duplice compito non del tutto facile: ricostruire competitività e unire un ambiente quasi totalmente anaffettivo.

Monchi ha deciso: ora la palla passa a Spalletti

Monchi ha parlato di tutto, facendo chiarezza su quasi tutto. Quel quasi è legato al futuro di Spalletti che non sembra così definito in uscita. Spalletti sarebbe l’allenatore ideale di Monchi. Questa la notizia della sua conferenza stampa insieme al congedo di Totti che non giocherà più e affronterà, forse, la sua nuova avventura nelle vesti di dirigente. Monchi, su Spalletti, non ha avuto dubbi ed esitazioni andando contro gli ultimi sondaggi popolari. Per lui Spalletti non è assolutamente un problema ma un valore da cui ripartire. Spalletti resta la prima soluzione per la panchina del prossimo anno. Tra i due sarebbe nata un’empatia naturale con stima retroattiva. Un vantaggio enorme per qualsiasi rapporto di lavoro, se non fosse per il momento attuale che sta vivendo la Roma. I tifosi, anche i più strenui difensori, non avrebbero però la stessa fiducia dello spagnolo nei confronti dell’allenatore. Il continuo “se non vinco me ne vado” e i duelli rusticani con parte della stampa specializzata non hanno avuto un effetto positivo, stufando perfino i più disinteressati. L’umore della piazza sarebbe ai minimi storici. Il derby perso e il molto probabile addio al secondo posto hanno fatto il resto decretando il gelo e un consenso ridotto a poche percentuali. Ora, la questione non è di facile risoluzione. Se Spalletti restasse, a prescindere dal secondo posto conquistato, ogni partita andata male nella prossima stagione porterebbe con sé potenziali e pericolosi vasi di pandora che avrebbero effetti devastanti sul piano della crescita e della serenità. Si vivrebbe nel brivido del risultato sempre e comunque con retaggi irrisolti e rapporti logori di vario genere. E soprattutto le eventuali sconfitte sarebbero vissute con tutta la pesantezza possibile, potrebbero essere zavorre mediatiche insostenibili e antipatiche. Roma, non solo nel calcio, è sempre stata così. Brucia velocemente simboli, storie e annerisce valori senza mezze misure. A volte confonde fenomeni con patacche, e viceversa. Innalza e butta giù. Crea e distrugge, ma ricorda ogni cosa, specialmente le parole e i gesti. E se vuole sa essere buona e riconoscente. È una piazza particolare, scorbutica, che pretende e che quando si stanca non difende neanche le bandiere. Roma, per fortuna, è anche una città meravigliosa che sa premiare gli uomini, innamorarsi di personaggi veri, non necessariamente centrali. Scegliere di continuare con Spalletti avrebbe dei vantaggi sul piano dell’organizzazione del lavoro, delle capacità e delle conoscenze ma non è altrettanto sicuro che una sua riconferma possa dare la stura a nuovi entusiasmi. Vedremo cosa deciderà Spalletti, più che Monchi. E che sia una decisione giusta e condivisa per il bene della Roma, non solo per interessi personali.

Sulle altre dichiarazioni del nuovo ds alcune conferme e un annuncio. Totti non sarà più un calciatore. Anche qui una strumentalizzazione eccessiva. L’annuncio non è di Monchi, ma di tutti gli interessati e non mi sembra sta notiziona. A Totti scadrà il contratto e a 40 anni è inimmaginabile che, molto sul campo, sia come una volta. Totti mancherà da morire a tutti, anche a chi non lo ama e non lo ha mai amato. Ci ha fatto divertire e ci ha permesso di scrivere fiumi d’ inchiostro. È uno dei pochi punti di riferimento di una città che vogliono distruggere. In tutto il mondo, dal nord al sud della nostra penisola Totti è la Roma, la Roma è Totti. Un emblema, un’icona, un fenomeno non soltanto calcistico. Ha fatto comodo a tanti, a tutti, e ora che sta finendo questa storia in molti lo scaricano senza vergogna. Io non dimentico e non dimenticherò mai chi è, chi è stato Totti e cosa ha fatto e ha rappresentato per il calcio italiano. La gestione del suo ultimo anno ci ha consegnato purtroppo una serie di errori e di fraintendimenti clamorosi. Errori che abbiamo commesso tutti, compreso Totti. Totti non può concludere in maniera mesta, ordinaria, senza ricevere gli onori del caso, parola, che in questa circostanza ha preso le sembianze perfide e inaccettabili del caos, suo anagramma. Il caos in questo genere di storie non può esistere. Si dice spesso che il caso è Dio. Non esageriamo, ma Totti merita senz’altro un finale importante, nonostante una stagione avara di gioie. Avrebbe potuto smettere prima ma lasciamo da una parte, per un attimo, i se e i ma. Vediamo come vanno le prossime tre giornate e poi contro il Genoa che giochi titolare con lo Stadio pieno e tutti in piedi ad applaudirlo. Monchi probabilmente starà pensando a questo tipo di addio. E che poi si cominci un’altra storia. Come dice Monchi, non comprando male. La Roma si fidi del presente senza dimenticare il passato. Perché un altro Totti non si fa e non si farà mai.