Redazione

di Dott. Cristiano Guarna
Commercialista, esperto di Diritto societario

L’organizzazione, la promozione e la gestione del vivaio costituisce per i clubs una leva strategica di fondamentale importanza sia sotto l’aspetto sportivo che sotto l’aspetto economico e finanziario. Infatti, il settore giovanile da un lato assorbe risorse anche consistenti e dall’altro contribuisce significativamente alla creazione di valore,  che rappresenta la finalità che l’impresa deve perseguire per continuare a svolgere l’attività. Il tema della contabilizzazione dei costi di gestione del settore giovanile è di estrema attualità in relazione all’importanza che assume il settore giovanile per l’economia dei football clubs, sopratutto in periodi di crisi economica e finanziaria del settore,  e per le recenti modifiche normative che hanno interessato la materia. Per i clubs la creazione di atleti di talento costituisce una risorsa determinante per garantire l’equilibrio economico-finanziario, principalmente per quelli che non hanno la disponibilità di ingenti risorse finanziarie.

Coltivare un vivaio: quali sono i costi effettivi?

La FIGC con la Raccomandazione Contabile n. 2 ha disciplinato la rilevazione e la rappresentazione in bilancio degli oneri sostenuti per la gestione del settore giovanile. Per la federazione i costi del vivaio sono assimilabili ai costi di ricerca e sviluppo delle imprese industriali e possono essere iscritti nel bilancio d’esercizio, quali oneri pluriennali, tra le immobilizzazioni immateriali sotto la voce “Capitalizzazione Costi Vivaio”[1]. La prassi contabile della FIGC prevede che possono essere capitalizzati [2] esclusivamente i seguenti costi di struttura e di gestione del settore giovanile quali: i premi di preparazione ex art.96 NOIF; i costi di vitto, alloggio e trasporto relativi alle gare disputate dalle squadre giovanili; i rimborsi spese ed i compensi corrisposti ai giovani calciatori; i compensi e i rimborsi spese corrisposti allo staff tecnico. La capitalizzazione dei costi di ricerca e sviluppo, e di conseguenza dei costi del vivaio, soggiace alle regole previste dall’art.2426 del codice civile.

La recente modifica [3] dell’art.2426 c.c. consente di capitalizzare esclusivamente i costi di sviluppo e riprende, nella sostanza, le regole già previste dai principi contabili internazionali [4] per i quali i costi di ricerca sono sempre considerati costi d’esercizio, mentre i costi di sviluppo sono capitalizzabili se il club può dimostrare la capacità di usare o vendere l’attività immateriale e di generare benefici economici futuri, con la precisazione che ove non fosse possibile distinguere la fase di ricerca dalla fase di sviluppo il costo deve essere imputato a conto economico. Per i clubs è necessario, per una corretta rappresentazione in bilancio, verificare se i costi del vivaio possono essere considerati costi di ricerca o costi di sviluppo. Il problema della esatta individuazione della natura dei costi del vivaio, se appartenenti alla fase della ricerca o alla fase dello sviluppo, non è di facile soluzione per i redattori del bilancio d’esercizio e potrebbe indurre questi ultimi, nel dubbio, a imputarli a conto economico, atteso che l’art.2426 c.c. non obbliga ma consente la capitalizzazione.

(ph. tratta da www.ancheiopossoallenare.com)

(ph. tratta da www.ancheiopossoallenare.com)

Può soccorrere, a tal fine, l’elaborazione dottrinale (M. Mancin) per il quale i costi sostenuti per le squadre giovanili relativi alle fasce di età fino a 16 anni sono classificabili nei costi di ricerca, in quanto permettono di acquisire conoscenze tecnico-tattiche e mediche tese al miglioramento generale della potenzialità del parco giocatori; mentre i costi sostenuti per i giovani calciatori dei settori giovanili a ridosso della prima squadra sono classificati fra i costi di sviluppo, poiché riferibili a giocatori che contribuiranno alla formazione dei risultati economici futuri. Per i football clubs la capitalizzazione dei costi del vivaio pone incertezze degne di nota, atteso che non è agevole la loro classificazione  tra i costi di ricerca o di sviluppo con la conseguenza che, in mancanza di un sistema contabile che consenta di distinguere la fase della ricerca da quella dello sviluppo, i costi del vivaio devono essere imputati a conto economico. L’Organismo Italiano di Contabilità ha pubblicato, a maggio 2016, la bozza della nuova versione dell’OIC 24 Immobilizzazioni immateriali [5], che tiene conto delle novità introdotte dal “decreto bilanci” in tema di capitalizzazione di oneri pluriennali: in particolare sono state riformulate le definizioni di ricerca di base (indagine originale e pianificata intrapresa con la prospettiva di conseguire nuove conoscenze e scoperte, scientifiche o tecniche) e di sviluppo (applicazione dei risultati della ricerca di base o di altre conoscenze possedute o acquisite in un piano o in un progetto).

RESTANO INCERTEZZE NELLA CAPITALIZZAZIONE DEI COSTI
Si deve notare che la bozza della versione aggiornata dell’OIC 24 non ha risolto le incertezze in materia di capitalizzazione dei costi del vivaio sopra evidenziate, anzi, al contrario, è possibile prevedere che le definizioni in essa contenute saranno, forse, fonte di maggiori incertezze per gli operatori del settore. Infatti, la nuova definizione della ricerca di base quale «indagine originale e pianificata intrapresa con la prospettiva di conseguire nuove conoscenze e scoperte, scientifiche o tecniche», potrebbe porre seri problemi di identificabilità dei costi del vivaio quali costi di sviluppo. Ciò in quanto, secondo l’OIC 24, l’attività di sviluppo costituisce l’applicazione dei risultati della ricerca di base, la quale per essere considerata tale deve integrare i presupposti di una «indagine originale», qualificazione questa che non sembra poter essere attribuita agevolmente, sin dalla fase della rilevazione iniziale dei costi, alla fattispecie in esame.

Note:

[1] Essi costituiscono una posta di bilancio tipica delle società di calcio e sono capitalizzati, con iscrizione nell’attivo patrimoniale nella loro globalità senza alcun riferimento ai singoli calciatori del settore giovanile,  poiché assimilati ai costi di ricerca e sviluppo (R&S)  delle imprese industriali. I costi del vivaio rappresentano, contabilmente, un costo sospeso di natura indifferenziata che misura i costi imputabili alla gestione del settore giovanile, svincolato dall’effettivo valore di mercato dei singoli calciatori appartenenti al vivaio.
[2] Il principio contabile OIC 24 Immobilizzazioni immateriali stabilisce che i costi di sviluppo  capitalizzabili nell’attivo patrimoniale sono composti da una serie di costi direttamente o indirettamente riferibili all’attività di sviluppo mentre la Raccomandazione Contabile n.2 prevede la capitalizzazione soltanto di alcuni costi diretti.
[3] L’art.6 del D.Lgs.vo n.139/2015 (c.d. decreto bilanci), ha soppresso la parola ricerca dall’art.2426 c.c., comma 1, n.5, prevedendo che: “i costi di impianto e di ampliamento e i costi di sviluppo aventi utilità pluriennale possono essere iscritti nell’attivo …[..] I costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile..”. Per cui a decorrere dal bilancio dell’esercizio avente inizio dal 01.01.2016, saranno capitalizzabili, in conformità alla prassi dei paesi di cultura anglosassone, soltanto i costi di sviluppo con esclusione di quelli di ricerca.
[4] IAS 38 Intangible Assets.
[5] La bozza di OIC 24 non modifica le condizioni di capitalizzabilità dei costi di sviluppo già previste dalla versione precedente per le quali è essenziale che essi siano: a) relativi ad un prodotto o processo chiaramente definito, nonché identificabili e misurabili; b) riferiti ad un progetto tecnicamente fattibile, per il quale la società possieda o possa disporre delle necessarie risorse; c) recuperabili, cioè la società deve avere prospettive di ricavi almeno sufficienti a coprire i relativi costi. Le condizioni sub a), b) e c) previste dall’OIC 24 sono sempre riscontrabili  per i costi del vivaio, in relazione alla circostanza che la gestione del settore giovanile è sempre collegata e riferita ad uno specifico progetto (la crescita e lo sviluppo dei giovani talenti) tecnicamente realizzabile e il cui investimento è recuperabile attraverso i ricavi generati dalle eventuali cessioni o performance future degli atleti.