Elisa Ferro Luzzi

Spettacolare 7-1 del Brasile su Haiti questa notte in Copa America. La Selecao ha riscattato il deludente 0-0 della prima partita asfaltando letteralmente l’avversario e ipotecando la qualificazione ai quarti. Eroe della serata Philippe Coutinho, autore di una tripletta e di una partita da ricordare.

Il fenomeno brasiliano del Liverpool è ormai da tempo sulle prime pagine dei giornali inglesi ed è il perno del gioco di Klopp. E dire che lo scovò l’Inter salvo poi farlo partire all’improvviso per 13 milioni e poco più di bonus nel 2013. Ora ne vale almeno 40.

Ma come sono andate le cose ai tempi dell’Inter? Perché tutta questa mancanza di fiducia? A ripercorrere tutta la storia, sembra che la colpa sia stata di Rafa Benitez. Arrivato nel 2010 dal Vasco Da Gama con tutte le credenziali per poter diventare un fenomeno, il giovanissimo Coutinho vive una stagione tra alti e bassi. I bassi superano di gran lunga gli alti, a dir la verità, e con Benitez il dialogo proprio non c’è. Philippe vive malissimo la mancanza di rapporti con Rafa (una delle mancanze più note del tecnico spagnolo è, appunto, il dialogo con i giocatori) e fatica a trovare se stesso. La società lo cede in prestito all’Espanyol dove le cose vanno meglio, poi torna a Milano ma continua a sentire la mancanza di fiducia da parte di Benitez, viene lasciato più volte in panchina e si incupisce.

Nell’estate del 2013 arriva il fax da parte del Liverpool: l’offerta è di 13 milioni più bonus, l’Inter non ci pensa due volte perché vuole investire su Mateo Kovacic e perché intende coprire un’esigenza di bilancio con una plusvalenza da circa 10 milioni per il brasiliano. Coutinho rimane malissimo, quando Ausilio gli comunica la scelta della società non la prende davvero bene. Lascia Milano e sbarca in Inghilterra convinto di poter dimostrare tutto il suo valore.

E lo fa. In pochissimo tempo diventa il leader indiscusso dei Reds, fa benissimo con Rodgers e con Klopp fa ancora meglio. Diventa perno del gioco del tecnico tedesco e, all’interno dell’ultima stagione dai due volti per il Liverpool (ottavo in Premier ma in finale di Europa League) brilla di luce propria, viene premiato come giocatore dell’anno grazie ai 12 gol e 6 assist in 42 presenze. Impossibile dimenticare anche i gol contro il Borussia Dortmund nella storica rimonta ai quarti di finale di Europa League, oppure la rete al Manchester United (votata come gol dell’anno) mentre nella sfida d’andata con il Manchester City è arrivato anche il premio Performance of the Year.

Stanotte, l’ulteriore consacrazione con la maglia del Brasile in Copa America. Ad Appiano Gentile, forse, si stanno mangiando le mani.