Elisa Ferro Luzzi

Premiato ai David di Donatello nella categoria “Documentari” Crazy for Football, il documentario di Volfango De Biasi che tratta di sport e malattia. Un gruppo di pazienti che arriva dai dipartimenti di salute mentale di tutta Italia, uno psichiatra, Santo Rullo, come direttore sportivo, un ex giocatore di calcio a 5, Enrico Zanchini come allenatore e un campione del mondo di pugilato, Vincenzo Cantatore, a fare da preparatore atletico. Sono questi i protagonisti del documentario, prodotto da Skydancers con RaiCinema, che racconta la storia della prima Nazionale italiana di calcetto a prendere parte ai Mondiali per pazienti psichiatrici di Osaka.

crazy for football

I protagonisti di Crazy for Football

Crazy for Football, un viaggio tra sport e malattia

In pochissimo tempo all’allenatore e al tecnico, coadiuvati dallo psichiatra, spetta il duro compito di prendere individui di varia provenienza, età ed esperienza, tutti affetti da un qualche tipo di disagio psichico, e farne una squadra di calcetto vera. In 74 minuti di documentario esce fuori una storia bella, divertente ed edificante, capace di comunicare emozioni autentiche allo spettatore. De Biasi, noto come regista di commedie e cinepanettoni, questa volta si è cimentato in una storia di sport divertente ma che tocca anche un tema importante come la terapia per il reinserimento sociale dei pazienti psichiatrici. I 12 giocatori si raccontano attraverso tutte le loro debolezze e patologie, il disturbo mentale ad un certo punto viene messo da parte dal racconto della volontà con cui questi ragazzi riescono a raggiungere l’obiettivo del Mondiale di Osaka. I protagonisti non sono pazienti ma atleti veri: sudano, si arrabbiano, litigano, stringono i denti e nel frattempo formano una squadra. E lo spettatore con loro impara a guardare in modo diverso le patologie, a guardarli come protagonisti di un’avventura folle e basta. Attraverso il sogno di vestire la maglia azzurra della Nazionale italiana i pazienti ritrovano fiducia in loro stessi, diminuiscono l’uso dei farmaci e recuperano la memoria di prima della malattia. “La gente pensa che il documentario sia, diciamolo, una rottura – ha dichiarato De Biasi -. Non è così invece. Questo film racconta una storia con una bella finalità ma è divertente, è una commedia ed è una bella storia di sport”.

Il documentario è stato presentato anche in Senato. La senatrice Laura Bignami, prima firmataria del caregiver familiare, ovvero il sostegno a colui che si prende cura di chi ha una grave disabilità, ha dichiarato: “Lavorare nello sport, dal punto di vista sociale, riabilita. Le persone acquistano sicurezza, autostima, riescono a comunicare meglio e alla lunga, e con un’orizzonte più ampio, si può pensare anche a un risparmio. Perché le persone che stanno bene spendono meno in farmaci, si ammalano meno e tutto il risparmio nella sanità può essere riversato su coloro che stanno davvero male e che non hanno queste possibilità”. Un messaggio forte arriva anche da parte di Michele Uva, direttore generale della Figc: “Lo sport deve abbracciare tutti, è per tutti e può essere praticato da tutti. Una Federazione grande come la nostra ha un senso di responsabilità verso quelle persone che hanno bisogno di qualcosa di diverso da un farmaco, ma il grado di felicità. Ci muoviamo a 360 gradi perché il calcio deve essere inclusione”.

IL MESSAGGIO DI DEL PIERO
Anche Alex Del Piero aveva parlato del film in uscita su sito e canali social: “Crazy For Football, un documentario che vi farà innamorare del calcio se ancora non lo siete, e che farà crescere la vostra passione se già lo amate.  Una grande storia di sport e di vita. Dal 20 febbraio al cinema – Crazy for Football, ciao ragazzi!”