Francesco Cavallini

Adiós. Anzi, adeus. Che poi probabilmente sarà un goodbye o ancor più verosimilmente un leggiadro au revoir. La voce, perchè è ancora tale, che sconquassa il mondo del calcio arriva dal Portogallo, ma fa rapidamente il giro del pianeta. Cristiano Ronaldo è in procinto di lasciare il Real Madrid, irritato, pare, dalla mancata difesa da parte del club riguardo le accuse di frode fiscale che lo hanno colpito. Il quattro volte Pallone d’Oro avrebbe già comunicato la propria decisione ai compagni in Nazionale e alla Casa Blanca, con Florentino Perez che, sorpresa sorpresa, non si sarebbe opposto all’idea.

Il Real Madrid chiede 400 milioni di euro

Ovviamente, a patto che qualcuno si presenti a Madrid con un’offerta congrua rispetto alla valutazione che il club dà al portoghese. Più o meno, 400 milioni di euro. Certo, messa così è solo una maniera poco diretta di dire a CR7 tu non vai da nessuna parte. Chi potrebbe decidere di sborsare più del prodotto interno lordo della Micronesia per assicurarsi le prestazioni del campione d’Europa? Una cifra talmente folle da non poter essere stanziata neanche da un club cinese, che comunque avrebbe i suoi problemi a convincere Ronaldo a trasferirsi in Oriente ad appena 32 anni e nel pieno della sua maturità agonistica.

Eppure, a qualcuno potrebbe venire in mente di correre questo rischio. Quattrocento milioni di euro sono tanti soldi, potremmo quasi dire roba da sceicchi. E Nasser Al-Khelaïfi, proprietario del Paris Saint-Germain, ci sta pensando seriamente. Portare Ronaldo nella Ville Lumière sarebbe possibile grazie ai buoni uffici del Qatar Investment Authority, il fondo nazionale qatariota che, tra le altre cose, possiede il 15% della Borsa Valori di Londra e il 17% della Wolkswagen. Con buona pace del record mondiale del trasferimento più costoso della storia, stabilito appena un anno fa con l’acquisto di Pogba da parte del Manchester United.

Emery Ancelotti Psg

Il PSG festeggia una vittoria nello spogliatoio (ph. tratta dal profilo Facebook ufficiale del Psg.

United che nell’ombra sta a guardare, conscio che il rapporto tra Cristiano e i Red Devils non è mai del tutto finito. Basta tornare con la mente al tunnel di Cardiff, quando il portoghese si è intrattenuto con Alex Ferguson, colui che il Pallone d’Oro considera il suo unico maestro. Certo, Ferguson non è più il boss a Old Trafford, ma sulla panchina del club più titolato d’Inghilterra c’è José Mourinho, che con Ronaldo condivide il passaporto e soprattutto il procuratore, quel Jorge Mendes che con la sua Gestifute rappresenta, tra gli altri, anche il neo milanista Andrè Silva.

Il mistero si infittisce? Sì, ma fino ad un certo punto. Lo United, per quanto ricco, non ha i fondi pressochè infiniti che possono invece vantare i parigini. I quali, tra le altre cose, potrebbero aggiungere alle riserve provenienti dal Qatar anche i circa novanta milioni che il Barça è più che intenzionato a sborsare per assicurarsi il cartellino di Marco Verratti, ormai deciso a cambiare aria dopo cinque stagioni sulle rive della Senna. È però anche da considerare la volontà del giocatore di lasciare la Spagna, che farà per forza di cose calare il prezzo di CR7. Il portoghese, al di là dei proclami presidenziali, potrebbe quindi ragionevolmente partire per una cifra vicina ai duecento milioni. Che sono tanti comunque, ma non una cifra del tutto irraggiungibile dal Manchester.

Alex Ferguson, il mentore di CR7

Perchè Parigi?

E allora, perchè Ronaldo potrebbe scegliere Parigi? Motivazioni economiche a parte, non è da sottovalutare il gusto della sfida che il portoghese accetterebbe firmando con il PSG. Che è club ricco e potente, ma con una bacheca non esattamente ricolma di trofei. L’ultimo (ed unico) trionfo europeo, ad esempio, risale alla Coppa delle Coppe 1995/96, ai tempi di George Weah. Nonostante campagne acquisti da far invidia a chiunque, in molti hanno fallito con il club francese, in campo ed in panchina. Ibra si è confermato macchina da campionati, ma come sempre ha latitato in Europa. E anche Carletto Ancelotti, il Re di Coppe, non è riuscito ad andare oltre i quarti di finale di Champions League, stoppato dal Barça di Luis Enrique.

Eccola qui la differenza. Alzare la Coppa con il Manchester, squadra già vincente per antonomasia? Come dicono gli inglesi, been there, done that. Roba già fatta, già vista. Prendere per mano un team di talento ma non abituato ai trionfi e portarlo dove non è mai arrivato? Questa sarebbe la Consacrazione con la C maiuscola. Sarebbe il modo migliore per dimostrare a sè stesso e al mondo intero che Ronaldo non è la stella da oltre 100 reti in Europa solo perchè è un ingranaggio, seppur fondamentale, di una macchina perfetta. Sarebbe lo schiaffo finale a chi, nonostante quattro Palloni d’Oro e altrettante Champions League, lo considera ancora secondo all’eterno rivale.

Neuer con Messi e Ronaldo

Ronaldo con Messi e Neuer

Già, proprio a quel Leo Messi che con l’ultimo faraonico rinnovo (30 milioni di euro l’anno) ha di nuovo superato CR7 nella classifica dei calciatori più pagati al mondo. Ma un contratto del portoghese con il PSG rischia di aggirarsi su quella cifra e, conoscendo la silenziosa eppure fragorosa dicotomia, probabile che un Ronaldo in odore di trasferimento insisterebbe per scavalcare il rivale anche di un centesimo. Eppure non è quello il problema, la partenza di Ronaldo non può dipendere da una mera questione economica. Non ha senso per chi nel corso degli anni ha accumulato una fortuna da fare impallidire aziende con una storia secolare.

No, la questione è un’altra. Messi, è innegabile, è rimasto legato per tutta la sua carriera alla rassicurante Barcellona, ad un mondo che è sempre stato il suo e che, nonostante qualche suggestione, non ha mai pensato di abbandonare. Non si è mai messo alla prova. Non è uscito dal guscio a regalare la sua grandezza a qualche altro stadio. Nel tirare le somme della storia di un calciatore, è un qualcosa che conta. CR7 ha iniziato dal tranquillo Portogallo, ha recitato da protagonista nel Teatro dei Sogni e da anni è il sole che illumina la galassia Real. E ora potrebbe portare altrove il suo calcio. Può caricarsi sulle spalle altri compagni, altri tifosi a cui insegnare ad evolversi, a vincere, proprio come il monolito di 2001: Odissea nello spazio. Lasciare un’altra traccia di sè, stavolta nella Città delle Luci.

Parigi, la Ville Lumière

È presto per sapere come finirà questa storia. Di mezzo c’è una Confederations Cup, trofeo dall’appeal non irresistibile, ma che può rappresentare un altro trionfo in questa annata, che per quel che riguarda Ronaldo definire straordinaria diventa quasi riduttivo. È già di nuovo l’ora di segnare, di esultare, di essere il solito CR7, il cecchino implacabile, quello che punta dritto alla quinta affermazione come miglior calciatore del mondo. Di tutto il resto, ci sarà modo di discutere. E quindi chissà, la frattura potrebbe ricomporsi e noi potremo ancora godere del duello che ha segnato l’ultima decade del football mondiale. O magari il figliol prodigo tornerà a casa, in quell’Old Trafford che l’ha visto diventare uomo, dove, guarda caso, il suo numero 7 è attualmente libero. Ma se Cristiano sogna una sfida affascinante, un’altra impresa da aggiungere alla sua leggenda, potrà decidere di atterrare al Charles De Gaulle e diventare il nuovo indiscusso sovrano di Francia. E anche lo stadio del PSG dovrebbe cambiare nome. Perchè al Parco dei Principi giocherebbe il Re.