Redazione

La curva della Sampdoria, una delle più belle e colorate dell’intera serie A. E anche una delle più “anziane”, ricche e istruite. L’eta media è piuttosto alta, 39 anni, così come il tasso d’istruzione. Blucerchiata, ma anche “rosa”. La tifoseria è divisa fra i 52% di uomini e il 48% di donne.

Tutto nasce nel 1961 con…Andreotti

Tutto nasce dai fedelissimi, “Club Fedelissimi Sampdoriani” nati nel 1961, e fondati da Beppe Andreotti, il pioniere che sin dal 1951 segue la Doria in giro per l’Italia con un bandierone con su scritto “Forza Sampdoria”. Il gruppo ha una peculiarità: non ha mai abbandonato la squadra in trasferta. E vi erano anche uomini e ruoli ben definiti. Come Damiano, il “tamburino”, chiamato così perché non ha mai smesso di suonare la carica. Accanto ai fedelissimi, nella stagione 68/69 sorgono gli “Ultras Cucchiaroni”, in onore dell’attaccante argentino che segna una doppietta nel derby. Negli anni ’70, seguendo la moda dell’epoca, gli ultras assumono il nome di “Commandos”. L’età media della tifoseria cala e i Fedelissimi assumono la connotazione decisamente ultras. Iniziano le trasferte di massa: Bologna, Torino, Verona. Nel 1973, la prima scenografia con fumogeni, in occasione di Sampdoria-Genoa della stagione 72/73.

Gli anni ’80, i primi record

Il 28 novembre del 1982 la gradinata sud scrive una pagina di storia del tifo organizztato. Gli “Ultras Tito” cuciono il primo bandierone copricurva mai realizzato in Italia. Il “Ferraris” è ancora a un piano, quando il 3 luglio 1985 “esordisce” il “marinaio” con la scritta “Sei grande-Ultras”, che coincide con il primo trofeo nazionale, la vittoria in Coppa Italia. Piccola curiosità: in un mondo dominato dal maschilismo, entrambi gli striscioni sono cuciti dalle donne. Che sono anche leader assolute del gruppo, con l’apposita sezione “Girls”. Il maggio 1989 la Sampdoria si gioca la finale della Coppa delle Coppe, a Berna, contro il Barcellona. 20 mila blucerchiati al seguito. Chi resta a Genova vive un incubo sportivo: la Samp perde 2-0 e i genoani si riversano in piazza a fare caroselli come se avessero vinto un derby. La reazione è la più sbagliata possibile: la settimana successiva, in via Fereggiano, c’è una vera e propria guerra civile, una rissa tra 400 persone. La soluzione finale è civilissima. Armistizio e nascita della Cooperativa Genova Insieme, che si occupa delle pulizie dello stadio.

Gli anni 90, scudetti e il sogno europeo

La stagione 89/90 si chiude con la tanto sospirata vittoria europea: la Sampdoria, seguita da 25 mila tifosi, trionfa a Goteborg. 2-0 all’Anderlecht. Vialli e Mancini, gemelli del gol e simboli della squadra, “bucano” clamorosamente i mondiali del 1990, ma si rifanno prontamente. Nel 1990/1991 la Sampdoria conquista il suo primo e unico scudetto. E la Coppa dei Campioni del 1991/1992 sfuma solo al 118esimo minuto di un Samp-Barcellona deciso da Koeman. È l’inizio della fine del ciclo di Mantovani. Nel 1998/1999 gli ultras “Tito” si dissociano dai fedelissimi, che decidono di sciogliersi, sospendendo qualsiasi tipo di attività. Tutta “colpa” dell’addio di Mancini e della società, “rea” di essere più vicina ad altri gruppi. Una scelta contestata dallo stesso Mancini. Si consuma lo strappo. Gli “UTC” lasciano la curva ai Fedelissimi, che si spostano al centro della gradinata.

Dal 2000 ai giorni nostri: fra cadute e risalite

La Sampdoria conosce la retrocessione. In B dal 1999/2000 sino al 2002/2003. In un momento così difficile, gli ultras mettono da parte gli antichi rancori e si riuniscono per il bene della Samp, anche se i vecchi attriti non sono sopiti e riaffiorano di tanto in tanto in scosse di assestamento. La Gradinata Sud trascina la Doria del 2008/2009 e copre di blucerchiato la Sud dell’Olimpico in occasione della Finale di Coppa Italia, sfumata nel 2009 ai calci di rigore contro la Lazio. La Samp torna competitiva e raggiunge, nel 2010, i preliminari di Champions, persi con il Werder Brema. Un contraccolpo che costerà, addirittura, la retrocessione a fine anno. Il “purgatorio” dura poco. La Samp torna immediatamente in massima serie, e i tifosi continuano a seguirla, senza farle mai mancare passione e calore. Perchè come recita uno strisicone significativo, “Se non la ami quando perde, non amarla quando vince”