Luigi Pellicone

Sotto il sole c’è Cutrone: raggio di luce che non cancella i dubbi. Il Milan tenta il suicidio perfetto e quasi ci riesce: resuscita una partita sepolta e poi riesce persino a pareggiarla. Partita in pugno, sembrava solo dovesse decidere cosa fare del match. E ha scelto la strada peggiore. Prima Bonucci e poi Romagnoli spianano la strada al 2-2 contro il Rijeka. La risolve, il predestinano, che al minuto 94 leva le castagne dal fuoco a Montella.

Una vittoria che sa di sconfitta

Per come è arrivato, il risultato è una pesantissima sconfitta. Il Rijeka si è ritrovato in partita senza accorgersene. E il Milan, risultato a parte, ne esce malissimo. Sul piano atletico, tattico e dei singoli. Ancora una volta, sul banco degli imputati, la difesa. E in particolar modo Bonucci. Il leader, il capitano impicca la partita rossonera. Si fa superare da Acosty in modo quasi imbarazzante a 40 metri dalla porta. Ennesima serata più nera che rossa per l’irriconoscibile centrale che, in società con il suo collega Romagnoli (rigore generoso, ma atteggiamento assolutamente da rivedere per sufficienza e presunzione) dovrebbe offrire almeno un mese di cene di pesce nei ristoranti più costosi di Milano a Cutrone.

Ancora tantissimo da migliorare

Il gol di Cutrone spegne i fischi, ma non i cattivi pensieri: la partita è un giallo a lieto fine con spruzzate di horror. Eppure, questa volta c’era in campo il “tridente difensivo”. La  vittoria  è invece nata da una invenzione del duo Borini-Cutrone che hanno  procurato il gol decisivo e portato a casa una vittoria che vale molto di più del primato nel girone. San Siro ha trattenuto a lungo fiato e fischi: e la sensazione è che il d-day sia solo rimandato alle sfide di campionato. L’abbraccio finale a Montella lascia ben sperare ma con avversari più competitivi questo Milan non basterà.