Francesco Cavallini

Patrick Cutrone, classe 1998, a Milanello da quando aveva circa otto anni. Lunga trafila tra le giovanili, presenze e tante reti in tutte le rappresentative nazionali di categoria e poi, questa estate, l’esplosione. Due reti al Bayern nella ICC, altrettante presenze nei preliminari di Europa League, l’ultima delle quali condita da una rete davanti ai circa 65000 spettatori di San Siro. E ora, neanche a dirlo, il mantra rossonero è Cutrone in prima squadra, non serve il super bomber. Solita esagerazione figlia di una esaltazione per questo Milan che sembra non avere confini, ma con un fondamento importante. Il ragazzo ci sa fare e sembra avere il futuro assicurato.

Eppure qualche ombra c’è. Che non dipende troppo dal giovane Patrick, quanto da una tradizione che non regala vie di mezzo. Chi emerge dalle giovanili rossonere e indossa la maglia della prima squadra in giovanissima età diventa leggenda o sparisce del tutto dai radar del calcio che conta. L’esempio forse più fulgido della prima categoria è Paolo Maldini, che dal giorno del suo esordio, datato 1984, è sceso in campo con il Milan in ben 902 occasioni, vincendo praticamente tutto ciò che si poteva vincere. Stesso discorso per Billy Costacurta, che sin da subito ha saputo ritagliarsi un posto nel Milan degli Invicibili per poi concludere sempre in rossonero una carriera ventennale.

Maldini alza la Champions

Ma gli altri? Nel corso degli anni sono balzati agli onori delle cronache altri talenti, altri predestinati. Che poi però sono finiti a giocare in serie minori, o che hanno addirittura smesso con il calcio. A Cutrone si può solo augurare di ripercorrere le orme di Maldini, ma bisogna anche far notare che, come dimostra l’elenco che segue, non può già pensare di essere arrivato.

Mannari, il nuovo Van Basten

In realtà Gullit l’aveva soprannominato Lupetto (con poca fantasia) e qualcun altro aveva preferito Speedy Gonzalez. Ma Mannari, anche secondo il Presidente Berlusconi, rappresentava uno dei gioielli delle giovanili rossonere. Un grave infortunio subito dopo l’esordio in A non è un buon auspicio, ma il ritorno è degno delle premesse. Una rete al Bernabeu contro il Real in amichevole e poi più di qualche presenza in A, con addirittura una doppietta alla Juventus in un 4-0. Nel giro di due anni (1987-89) uno scudetto, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa Italiana, con tanto di marcatura contro la Samp. Cosa può andare storto?

Graziano Mannari il giorno del suo esordio in Serie A

Tutto, perchè Mannari viene ceduto al Como nell’ambito dell’operazione che porta al Milan Marco Simone e da quel momento in poi per l’attaccante livornese comincia un inesorabile declino, che lo porterà ad una deludente carriera nelle serie inferiori, funestata dagli infortuni e non certo dagli onori che le sue prestazioni fino a quel momento avrebbero lasciato supporre. Ora, dopo quasi trent’anni, Mannari è di nuovo alle dipendenze del Milan, occupandosi dello scouting in Toscana per conto dei rossoneri.

Verga, la fragilità al potere

Altrettanto sfortunato è Rufo Emiliano Verga, la cui carriera segue più o meno il pattern di quella di Mannari. Esordio grazie a Sacchi al posto di Maldini, qualche presenza in A condita da un paio di reti, poi i prestiti ed i primi infortuni. Saranno tanti, troppi, e lo costringeranno a ritirarsi a soli venticinque anni, non prima di aver assaporato la gloria continentale con il Milan e con la Nazionale Under-21 di Cesare Maldini, con cui vince, seppur non da protagonista, l’Europeo 1992.

Rufo Emiliano Verga con la maglia del Milan

Beloufa, un Viareggio e poco più

Samir Beloufa arriva al Milan dalla Francia, dove si è già distinto in diverse formazioni giovanili. Viene aggregato alla Primavera, con cui nel 1999 vince il prestigioso torneo di Viareggio. Si guadagna l’esordio in A, ma si può dire che la sua carriera in rossonero finisce lì. Molti prestiti, qualche buona stagione nel campionato belga, ma nulla di memorabile, neanche con la Nazionale algerina che lo convoca in totale solamente nove volte.

Viudez. Chi?

Ecco, appunto. Anche se non è esattamente un prodotto delle giovanili rossonere, l’uruguaiano è stato comunque aggregato alla Primavera al suo arrivo in Italia. Tabaré Viudez viene acquistato assieme a Mathías Cardacio (chi?) per la modica cifra complessiva di 4,5 milioni di euro. Presenze di Viudez in rossonero? Una. Lunga ben sette secondi, sostituendo David Beckham in un 3-0 all’Atalanta a San Siro. Poi, il vuoto. Rescissione con il Milan e una carriera più che mediocre suddivisa tra Messico, Argentina e Turchia.

Mastour nel 2014 appena arrivato al Milan

Mastour, la leggenda

Chiudiamo, e non potrebbe essere altrimenti, con il re delle promesse mancate, dei giovani fenomeni incapaci di emergere nonostante un talento enorme. Ed è un bel rischio inserirlo, perchè in fondo Hachim Mastour è un classe 1998, proprio come Cutrone, ma potrebbe già essere derubricato a ragazzo prodigio mai esploso. Arrivato al Milan nel 2014, è stato indicato come uno dei possibili futuri fenomeni del calcio mondiale. Sarà, ma tre anni dopo deve ancora esordire in rossonero e anche le due annate in prestito, al Malaga e al PEC Zwolle, hanno portato solo a sei presenze, tra l’altro ovviamente da subentrato. La tecnica di base di Mastour resta innegabile, ma se il ragazzo non riesce ad esprimerla, diventerà a breve solo un altro nome in questo elenco.

A cui ci auguriamo ovviamente di non aggiungere mai le generalità di Patrick Cutrone, che assieme a Donnarumma e all’amico Locatelli rappresenta la faccia giovane e rossonera di questo nuovo Milan. Che arrivi un prestito o la conferma in prima squadra, il ragazzo di Como dovrà continuare a lavorare con l’impegno e l’entusiamo dimostrato negli ultimi mesi. A quel punto, nulla gli sarà precluso. Basta guardare le foto in sede. Maldini, Costacurta e Albertini insegnano.