Luigi Pellicone

L’Inter, in teoria, ha un esterno basso brasiliano, giovane, con dei mezzi fisici straripanti. In pratica, Dalbert, ventiquattro anni appena compiuti, sembra colpito dalla maledizione del terzino sinistro. Caduto in quel “buco nero” che ha risparmiato solo Maxwell, brasiliano anche lui e all’Inter sperano sia di buon auspicio. E la soluzione per adesso è il “paracadute” Nagatomo.

Acquisto per cambiare radicalmente l’Inter ma…

Dalbert è, sarebbe, in grado di cambiare radicalmente l’Inter. Ne ha la qualità, soprattutto dal lato tattico. Spalletti, uno che sulle catene si costruisce le proprie fortune, lo ha preteso. Invece, sinora, la partenza del gioco dalla fascia mancina è diventata l’opzione di scorta. Ed è tornato persino di moda Nagatomo, l’extrema ratio a cui affidarsi quando tutto il resto non funziona. Lo stesso Perisic è costretto a fare il terzino. Non è un caso che dopo il cambio l’Inter abbia giocato un calcio più propositivo. La presenza del giapponese, con tutti i suoi limiti, garantisce, in questo momento, maggior equilibrio tattico.

Una sinistra potenzialmente devastante

Dalbert potrebbe formare una partnership d’eccezione con Ivan Perisic. Invece l’esterno croato si è ormai abituato a fare da sè, caricandosi degli oneri dello sviluppo del gioco quando la palla gravita da quelle parti. Dalbert, come la maggior parte dei terzini brasiliani, ha spiccate doti offensive. Il problema è altrove, lì dietro. Beh, deve migliorare. Sinora non ha convinto. Sta soffrendo l’impatto con la serie A. Un campionato molto più tattico rispetto a quello francese e con una qualità media assolutamente superiore. Dove è finito il Dalbert capace di scattare e saltare l’uomo in velocità?L’esterno capace di accelerare, sovrapporsi, accompagnare l’azione ed essere tempestivo nelle chiusure?

Spalletti è tranquillo, però…

La paura, come la fretta, è una cattivissima consigliera. Dalbert, sebbene non abbia rubato l’occhio, non ha commesso errori clamorosi. La sensazione è che il tecnico, in attesa di averlo nella migliore condizione, gli chieda in primis di non sbagliare. Risultato: il ragazzo gioca con il freno a mano tirato. Spalletti ne apprezza la capacità di lavorare da centrocampista aggiunto, inserendosi in mezzo al campo per dialogare con i compagni e accompagnare la squadra in fase di transizione. Però quando è servito cambiare passo e “liberare” Perisic, si è affidato al “paracadute” Nagatomo. E Dalbert? Sinora si è intravisto. Criticarlo, va bene. Aspettarlo è doveroso.