Redazione

Un’Inter vincente ma ancora balbettante. Prima in classifica a punteggio pieno. Tanta roba, ma si può ancora migliorare. Soprattutto sulle fasce. La cura Spalletti ha registrato la difesa ma non produce ancora come e quanto dovrebbe sulle catene laterali, indispensabili per il gioco avvolgente del tecnico toscano. Le idee, quelle ci sono. Il problema, soprattutto a destra, sono gli interpreti. E se Candreva, in un modo o nell’altro, riesce comunque a essere incisivo, (anche se sbaglia troppi cross) D’Ambrosio conferma i suoi limiti.

Timidezza ed imprecisioni

Sia chiaro. L’esterno basso nerazzurro non ha commesso errori madornali. Anzi. É stato anche ordinato. Il problema è proprio quello: il ragazzo non va mai oltre al compitino. I numeri testimoniano una prova senza infamia e senza lode: 83 tocchi, 62 passaggi, di cui 59 corti. Quelli lunghi, sbagliati. Undici duelli: 5 vinti e 6 persi. Quattro contrasti: 2 vinti, 2 persi. Dalla sua parte c’era Costa, non esattamente, con tutto il rispetto, Garrincha. D’Ambrosio è arrivato sul fondo per 4 volte, sbagliando la metà dei palloni messi in mezzo. Risulta l’assist per Perisic, ma il gol del croato è figlio del suo talento piuttosto che del pallone, piovuto in mezza all’area non esattamente con grandi pretese.

Una buona riserva, ma non un titolare

Qualche tifoso dell’Inter ha mugugnato. Si aspettava qualcosa di diverso, magari più personalità. Un ragionamento sensato, se si pretende un Maicon. Una critica ingenerosa se proporzionata alle qualità intrinseche del calciatore. D’Ambrosio è il classico “soldatino” cui non è onesto chiedere di più che un lavoro ordinato. Il ragazzo non ha qualità superiori alla media. Gli riesce tutto sufficientemente bene. Con la SPAL, può anche bastare. Per l’eccellenza, e le serate di gala, rivolgersi altrove. D’Ambrosio è questo: corsa, disciplina tattica e capacità di mettersi al servizio della squadra. Il profilo di un onesto gregario che, in una rosa come l’Inter, ci può anche stare. Sino al rientro di Cancelo, la fascia è sua. Poi, la sensazione è che tornerà in panchina. Per dare una mano, quando serve.