Matteo Muoio

Nella notte di Montecarlo che vale il biglietto per Cardiff la scena, ovviamente, se la prende Higuaìn. Qualche riga d’encomio per Dani Alves, però, è d’obbligo. Perché i due assist vincenti arrivano dal suo destro e sono uno meglio dell’altro; il tacco per l’1 a 0 è tra i gesti tecnici più belli dell’annata bianconera, il cross del raddoppio possono farlo lui e pochi altri colleghi al mondo. In più, una prestazione maiuscola, come quelle offerte nei 180′ contro il Barça, nei quali ha concesso veramente poco all’ex compagno Neymar. Venerdì scorso, poi, senza la caparbietà di Freuler, con la sua capocciata in corsa avrebbe messo il sigillo sul sesto scudetto consecutivo della Vecchia Signora, pratica solo posticipata. Nel momento cruciale della stagione il laterale brasiliano si è rivelato un elemento fondamentale di questa Juve; la sua personalità, la classe, l’abitudine a calcare certi palcoscenici, fenomenologia di un colpo perfetto – a parametro 0 – per tentare l’impresa Champions.

Dani Alves-Juve

Il piattone di Higuaìn dopo il tacco di Dani Alves

Dani Alves: sicurezza nei 4, regista offensivo da ala

“Magari non sarà al top per tutte le partite, ma puoi starne certo: quelle che giocherà al top saranno quelle più importanti”. Ne parlava così Luis Enrique dopo aver affrontato la Juve ai quarti. Il tecnico catalano lo avrebbe tenuto volentieri anche quest’anno nonostante le 34 primavere, Dani Alves voleva cambiare aria. Non il classico esilio dorato da ultra trentenne, ma la voglia di essere protagonista e vincere altrove. Quello con la Juve è stato un matrimonio perfetto, il glorioso  incrocio con il Barcellona è sembrato un passaggio di consegne nell’ èlite del calcio europeo. E Dani era ancora una volta dalla parte giusta, due anni dopo aver affossato i bianconeri nella finale di Berlino in maglia blaugrana. Eppure il suo impatto con la Juve e il calcio italiano era stato soft: poco determinante – e determinato – nella prima parte di stagione fino all’infortunio al perone accusato a Marassi contro il Genoa. A gennaio si parlava già di un suo possibile addio, destinazione Cina. Per fortuna di Allegri è rimasto. Da febbraio ha ritrovato il campo e le sfide importanti, quelle in cui si esalta, non sbagliando praticamente mai. Benissimo nel ruolo naturale, terzino destro nella difesa a 4, l’infortunio di Pjaca e la mancanza di alternative sugli esterni ha portato Allegri a schierarlo pure alto nei 3 dietro ad Higuaìn. Giocando lì ha trovato il gol contro l’Atalanta – il quarto in stagione tra campionato e Champions – e si è rivelato un’arma nella costruzione della manovra e delle trame offensive, quasi un regista largo. I due assist di ieri non sono un caso. Al Louis II, in realtà, ha giocato da tornante nel 3-5-2, ruolo in cui faceva un po’ fatica ad inizio stagione; doveva solo prendere le misure.

Dani Alves ieri in azione al Louis II

OBIETTIVO 30 TROFEI
In carriera, tra Barcellona e Siviglia, Dani Alves ha alzato la bellezza di 28 trofei. Con il campionato già in tasca, una finale di Coppa Italia da giocare e una di Champions molto probabile, ha la seria possibilità di raggiungere e addirittura superare la soglia dei 30. Con un double diventerebbe il terzo giocatore più vincente d’Europa dopo gli ex compagni Maxwell e Ibrahimovic, fermi a 35 e 32. La Cina – come qualsiasi altro campionato pensionistico – può attendere, Dani ha ancora fame di vittorie.