Francesco Cavallini

di Francesco Cavallini

Arguineguín significa “acqua tranquilla”, come il mare cristallino che bagna le spiagge di Gran Canaria. E se l’acqua tranquilla rompe i ponti, i suoi gioielli preferiscono infrangere record. C’è Juan Carlos Valerón Santana, per tutti El Mago, bandiera del Deportivo La Coruña e uno dei calciatori più unanimemente apprezzati dalle tifoserie della Liga. E poi c’è lui, David Josué Jiménez Silva. Noi lo conosciamo semplicemente come David Silva, al City preferiscono chiamarlo Merlino. In Spagna però ha un soprannome particolare, che si è guadagnato parecchio tempo fa. È El Canario con los cojones. Già, perché i figli dell’Atlantico spagnolo non sono particolarmente famosi per la loro tigna. Calciatori molto tecnici, ma incostanti, a volte fragili, sia fisicamente che di testa. Non è questo il caso. A certificarlo è Luis Aragonés, allenatore della Roja campione d’Europa 2008. Nell’elencare i principali meriti del trionfo che ha aperto il ciclo delle Furie Rosse, l’ex commissario tecnico diede nel 2011 un giudizio molto particolare, quasi inaspettato. A regalare l’Europeo alla Spagna non sono stati i gol di Torres, le geometrie di Xavi e la fantasia di Iniesta, ma David Silva ed il suo coraggio.

Raul e Torres nel mirino

Perché ce ne vuole di coraggio, quando Madre Natura ti ha dato un fisico così esile, a lanciarsi palla al piede in una selva di gambe. Serve una buona dose di incoscienza per tentare un dribbling secco su un difensore la cui coscia ha il diametro della tua cassa toracica. Eppure grazie a quel coraggio David Silva corre, dribbla, inventa. E segna. Come e più di un attaccante. Questo spirito che non conosce la paura è il segreto del ragazzo di Arguineguín. Più di cento presenze in nazionale alla soglia dei trent’anni e da venerdì sera quarto miglior marcatore di sempre della RojaVentinove reti in 108 apparizioni, raggiunto Fernando Hierro, messi nel mirino El Niño Torres, 38 marcature, e forse la leggenda Raúl, a quota 44. David Villa a 59 è irraggiungibile, ma parliamo di una punta pura, anzi, di un delantero, un calciatore nato per buttare la palla dentro una rete. Non dovrebbe poterci essere confronto. E invece i tabellini dicono altro. Ma Silva non è solo un attaccante, non si limita a finalizzare. È un diez, anche se da sempre indossa il numero ventuno, proprio come Valerón. Crea, regala ai compagni assist perfetti e ai tifosi giocate al limite dell’impossibile. Ma soprattutto trascina la squadra, con la maglia rossa della nazionale o con addosso il light blue del City, non fa differenza. E se ormai da dieci anni il leader sei tu, dall’alto o ancor meglio dal basso del tuo metro e settanta, una ragione forse c’è. Alla mancanza di chili e centimetri, in qualche maniera il calcio permette di sopperire. Invece los cojones non puoi farteli crescere. Se non ce li hai, sarai un calciatore normale, il classico fantasista fumoso e leggerino. Ma se ce li hai, puoi diventare qualsiasi cosa, persino un bomber. Parola di David Silva.