Matteo Muoio

Sebastian Deisler era un giocatore forte e un ragazzo triste. Il suo modo d’essere s’ addiceva più a quello delle rockstar maledette che al mondo del calcio, e infatti anche lui ha smesso a 27, come i più grandi. Anzi, non fosse stato così forte si potrebbe dire quasi che col calcio non c’entrasse nulla, almeno non in quel momento e in quel posto. Una persona fragile – di mente e di corpo – nella tostissima Germania, nel suo club più grande e rappresentativo. Si può stare male se a 22 anni giochi nel Bayern Monaco? Se sei considerato il futuro della tua Nazionale? Sì, se la natura ti ha dotato di un talento infinito e per sadico contrappasso di un fisico inadatto a sostenerlo. Deisler anticipava la rivoluzione del calcio teutonico che negli anni a venire avrebbe sfornato giocatori come Özil, Götze, Draxler, Sanè e compagnia: di questa generazione può essere considerato l’Abramo. Classe 1980, piede fatato, visione di gioco di cui pochi altri grandissimi hanno goduto. Al tempo in Germania di giocatori del genere non se ne vedevano tanti, per questo dagli esordi impressionò tutti. Nato a Lörrach, nel sud del paese, a 15 anni era entrato nelle giovanili del  Borussia Mönchengladbach, infrangendo ogni record di gol e assist nei campionati di categoria. A 18 arriva l’esordio in Bundes e la prima stagione tra i grandi: 17 presenze, 2 gol e 7 assist ne fanno il nuovo Magath per la stampa tedesca. Lui con la popolarità – e con la pressione – ha sempre avuto un pessimo rapporto: Dopo aver passato le dieci presenze in Bundesliga hanno cominciato a dire che ero il nuovo Messia del nostro calcio. Che cretinata”. Non gli piaceva neppure il soprannome che gli avevano affibbiato, Basti Fantasti. Comunque nell’estate del ’99 arriva la chiamata del Bayern, ma Bastian rifiuta. “Non sarei titolare”. Meglio allora legarsi alla Die Alte Dame – La Vecchia Signora – del calcio tedesco, l’Herta Berlino. Arriva nella capitale e rimedia subito un serio infortunio al ginocchio, la prima avvisaglia di un destino che lo avrebbe piegato; riesce comunque a riprendersi e convincere il ct Ribbeck a portarlo all’Europeo belga-olandese. Dell’orribile rassegna dei tedeschi è l’unica luce, viene eletto a perno su cui costruire la Mannschaft del futuro.

Deisler contro Camoranesi in un’Italia-Germania del marzo 2006

Un’altra stagione di alto livello con l’Herta, con cui esordisce e si rende protagonista pure in Champions; arriva l’autunno del 2001 e la Germania già freme per il Mondiale nippo-coreano, da Basti ci si aspetta tanto. Ad un mese dalla kermesse però il ginocchio salta di nuovo, in un’amichevole con la Nazionale. L’inizio del calvario. Il Bayern non se ne cura, è disposto ad aspettarlo e paga 18 miliardi per portarlo finalmente in Baviera. Appena 8 presenze al primo anno, nell’estate 2003 sembra ristabilito e pronto a prendersi la scena. Inizia con qualche acciacco, ma da protagonista. A novembre una prestazione pazzesca contro il Borussia Dortmund, impreziosita da 2 assist decisivi. Basti è tornato per andarsene definitivamente. Il giorno dopo dà buca ad alcuni appuntamenti pubblicitari e chiama il manager del club Uli Hoeness: “Sto male, ho bisogno d’aiuto”. Non sono le ginocchia stavolta. “È in una fase depressiva” spiega il professor Florian Holsboer, direttore della clinica di Monaco di Baviera dove Deisler viene ricoverato.

Il giocatore è in buone condizioni fisiche, la sua è una predisposizione alla depressione comune nel 10-15 per cento della popolazione. La forma acuta capita almeno una volta nella vita”, aggiunge Holsboer che in un primo momento ipotizza sei settimane di stop, “ma forse ancor di più. La carriera, comunque, non è in pericolo”. Ai tormenti per un fisico che non lo sostiene a dovere si aggiunge la preoccupazione per la complicata gravidanza della fidanzata Eunice. Bastian ha 23 anni e non regge. Torna in campo a maggio, contro il Friburgo, segna un gol e si emoziona come tutto l’Olympiastadion. Ad ottobre una nuova ricaduta lo allontana dal calcio giocato, finchè la paternità non gli dà la forza di ricominciare. Torna in campo nel gennaio 2005, a 25 anni appena compiuti. Recupera gradualmente la forma e in primavera splende come non gli succedeva da tempo. A luglio c’è il Mondiale casalingo, un paradosso temporale per ricominciare da dove era iniziato il calvario, per riprendersi ciò che gli era stato tolto. Invece no, quello di Deisler è un eterno ritorno in cui tutto si ripete allo stesso modo: a maggio un banale scontro in allenamento con il compagno di squadra Hargreaves gli costa i legamenti del ginocchio destro. Niente Mondiale, sotto i ferri per la quinta volta in 8 anni e il mostro che inevitabilmente ritorna. Prova a rimettersi in piedi l’autunno successivo, gioca una manciata di partite e dice di poter ancora essere un punto di forza di Bayern e Nazionale, senza crederci troppo. Nel gennaio 2007, pochi giorni dopo il 27esimo compleanno, convoca una conferenza a sorpresa e dice basta: “Non ho più fiducia nel mio ginocchio, è stato un calvario. Non gioco più con allegria e non posso fare le cose a metà, è una cosa che non fa bene a nessuno”. Hoeness prova pure a congelargli il contratto – in scadenza 2009 – rendendosi disponibile ad aspettarlo per l’ennesima volta, ma Bastian non torna indietro. Quel giorno ha chiuso col calcio e forse oggi sta meglio. Non ha provato a fare l’allenatore nè tantomeno il dirigente, non va praticamente mai in tv e concede pochissime interviste, l’ultima è datata 2013. Quella di Deisler non è la classica storia di quello che poteva essere e non è stato, la sua è semplicemente triste e racconta di uno dei più grandi talenti inespressi di inizio millennio, frenato da un fisico inadatto e un male che pensi non possa attecchire nel mondo del calcio moderno. Ha lasciato la cosa che amava di più al mondo e non ha voluto più saperne, probabilmente non ne conserva neppure un gran ricordo.

Se penso a Deisler mi viene in mente l’ultima canzone scritta da Tenco, che quando ha deciso di andarsene di anni ne aveva 28: “In un mondo di luci sentirsi nessuno [… ] E un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao”.

Deisler-Bayern

Deisler con la maglia del Bayern nel 2006-2007, la sua ultima stagione da calciatore