Redazione

Fulmini a ciel sereno? Neanche troppo  inattesi. Della Valle annuncia “Fiorentina in vendita”. Si chiude un’era. E forse è meglio cosi. La smobilitazione era nell’aria. La tifoseria viola..ta dei propri sogni, vivacchia, alla stregua di un supermercato: Kalinic, Borja Valero, Bernardeschi, Chiesa, i pezzi pregiati. A prezzo, fra l’altro, di saldo. E tanti auguri a Pioli…

Ultimo atto della “Dellavalleide”, telenovela che affonda le radici nell’agosto del 2002: estate rovente. La Fiorentina non può iscriversi in serie B. Il Sindaco, Leonardo Dominici salva il salvabile: il 2 agosto fonda la Fiorentina 1926 Florentia. Ventiquattro ore dopo Diego e Andrea della Valle rilevano il club, lasciando la presidenza del nuovo club a Gino Salica.

La Florentia riparte dal basso: e nessuno ha voglia di seguirla in C2, tranne, un “gobbo”. Angelo Di Livio, accolto con diffidenza dalla Fiesole, accetta la sfida. In panchina, un altro ex: Pietro Vierchowood. Il nuovo corso inizia il 21 agosto del 2002: si gioca i derby con il Pisa. Perso 1-0. Non importava vincere, ma esserci. Il giglio, seppur appassito, è ancora vivo.

Cresce a stento, però. Dopo nove giornate la Florentia langue al settimo posto. Decisione dolorosa. Via lo “zar” dentro Alberto Cavasin, un generale avvezzo alle battaglie più infime e difficili: scelta azzeccata. Otto vittorie di fila, primo posto in classifica. Trascinatore indiscusso Cristian Rigano da Lipari: 30 gol sui 56 totali portano la sua firma. La madre lo voleva prete. Per fortuna, ha scelto il calcio. La vittoria sul Savona 3-0, restituisce dignità alla Florentia. Angelo Di Livio è il portavoce: indossa una maglia che non ha bisogno di commenti. RidAtemi la miA FiorentinA. Detto, fatto. Il 15 maggio Diego e Andrea della Valle versano 2,5 miloni di euro per il marchio e i colori della A.C. Fiorentina. Il 19 maggio, il Giglio torna a casa. La Viola diviene ACF Fiorentina.

L’estate rivoluziona il calcio italiano. Il Catania, retrocesso sul campo, chiede ed ottiene il ripristino del 2-0 con il Siena, un risultato, che ne scongiurerebbe la retrocessione in B. Il ripescaggio degli etnei consegna una serie cadetta a 21 squadre. E come si fa? All’italiana. Tutto molto bello. In primis, blocco delle retrocessioni. Salve anche Genoa e Salernitana. Evviva. Solo che nel frattempo è fallito il Cosenza. A chi assegnamo l’ultimo posto? Ci sarebbe il Pisa, che ha perso la finale promozione. E però, in Lega, hanno parecchio da farsi perdonare. Come calmierare l’ira dei fiorentini, in villeggiatura forzata fra Pisa, Poggibonsi, Imola e Forli? Un modo c’è. “Fiorentina in B, per meriti sportivi”. Pastrocchio chiuso, e non se ne parli più. Anzi scusate se abbiamo riaperto una pagina del genere.

Promozione (con spintarella) insperata: la società, però, si merita l’opportunità. Testa e comunque premia, chi ha accettato e vinto la sfida impossibile di dodici mesi prima. Inizio stentato. Poi, rivoluzione: via Cavasin, dentro Mondonico. Del resto, l’occasione è troppo ghiotta. Il regolamento prevede cinque promozioni dirette, più un sesto posto da assegnare attraverso uno spareggio con la quart’ultima della massima serie. La Fiorentina arriva con il fiatone al binario dove parte l’ultimo treno disponibile per giocarsi la A con il Perugia. Il doppio confronto, carico di veleni e polemiche, premia la Viola: 1-0 in Umbria il 16 giugno. 1-1 in casa al ritorno. Il 20 giugno 2004 Firenze rivede la luce.

Ritrovata la massima serie, nessuno vuole perderla. La presidenza non lascia, raddoppia. Andrea Della Valle nuovo presidente e obiettivo Coppa UEFA.Si boom. Molta calma. Mondonico si alterna con Buso e Zoff e la squadra annaspa. Centra la salvezza solo all’ultima giornata contro il Brescia, dopo qualche telefonata (intercettata) di troppo...il conto, salatissimo, arriva dodici mesi dopo che Pantaleo Corvino e Cesare Prandelli, Luca Toni e Sebastian Frey, Montolivo e Pasqual centrano il quarto posto e la Champions. Una favola. Cenerentola in Champions? Anche no. La Coppa si trasforma in zucca. E va anche di lusso. La Fiorentina è coinvolta in Calciopoli. La sentenza di I grado lascia senza fiato. Serie B. In appello, la società ottiene lo “sconticino”: e chiamalo sconticino. -30 punti sulla stagione 2005/2006 e -15 da scontare l’anno successivo. Viola sbattuta fuori dall’Europa, ma, per come si era messa, va benissimo anche così.

Partire da -15 non è facile. I Della Valle investono: arriva Mutu, fuggito dalla Juventus. E, sopratutto, riescono a trattenere Luca Toni, ambito dal Bayern Monaco. Il centravanti resta, in cambio di una promessa. Se ne andrà senza rinnovare, in modo da strappare un contratto ricchissimo con i tedeschi. Scollinata “quota zero” la marcia prosegue spedita e, complice una serie A poverissima per contenuti tecnici, centrano il sesto posto che vale il ritorno in Europa. E stavolta, così sia. L’annata 2007/2008 vede ai nastri di partenza una squadra forte e collaudata: quarto posto e qualificazione in Champions. Sfuma amaramente la UEFA, ai calci di rigore contro i Glasgow Rangers, in semifinale.

Il ritorno in Champions permette ai Della Valle una campagna di rafforzamento con i fiocchi: dentro Gilardino, e un giovane montenegrino di cui si dice un gran bene. Riccioluto bravino, quel Stevan Jovetic. La Viola bissa il quarto posto e si consolida come prima alternative alle grandi. L’anno successivo, però, inizia la discesa. Nel 2009/2010, Andrea Della Valle lascia la carica di presidente, Prandelli, invece, la panchina. Annata amara, chiusa con un deludente undicesimo posto e una eliminazione agli ottavi di Champions con il Bayern Monaco che brucia ancora. L’arbitro Ovrebo, incarnazione umana di Shrek, convalida un gol nettamente irregolare di Klose. Doppio pareggio, tedeschi avanti solo per differenza reti. Viola di rabbia.

Chiusa l’era Prandelli, si apre l’ultimo capitolo della “DellaValleide”. La Fiorentina è ridimensionata nelle ambizioni, complice il ritorno ad alti livelli di Milan, Juventus, Napoli e Roma. La squadra è affidata a Sinisa Mihajlovic: deludente nono posto. É l’inizio della fine. L’11 giugno Mario Cognini è il nuovo presidente: inizia la diaspora.

La Fiorentina lotta per non retrocedere e si salva solo grazie a Jovetic: 14 reti per evitare il baratro e raggiungere un soffertissimo tredicesimo posto. La paura fa novanta. Via tutti. Epurazione. Nel 2012 arrivano Montella e Pradè. La viola diventa una succursale delle grandi: si dimena nel mercato con il bilancino, fra usato sicuro e giovani speranze. Arrivano Pizarro e Aquilani dalla Roma. Un rafffinato palleggiatore spagnolo, di nome Borja Valero e un promettenre colombiano: Juan Cuadrado. La squadra esprime un buon calcio e centra l’Europa. L’anno successivo, trascinata da Giuseppe Rossi, arriva alle semifinali di Europa League e anche a giocarsi un trofeo, dopo 13 stagioni. Finale drammatica a Roma, il 3 maggio 2014, contro il Napoli. Gli ultimi anni sono avari di soddisfazioni: arriva Paulo Sousa che porta la Fiorentina anche al primo posto per qualche giornata prima di arrendersi alla distanza e centrare il quarto posto. Il resto, è storia: ennesima stagione anonima lo scorso anno. Oggi la cessione. Si chiude un’era. Con qualche anno di ritardo di troppo.