Redazione

Destro e il Bologna, situazione di stallo per eccellenza. Il rapporto fra calciatore e società non è logoro, né si può definire roseo. Il ragazzo, contratto in scadenza nel 2020, non entusiasma per rendimento la società emiliana che però non ha, in questo momento, né un sostituto pronto da inserire al suo posto né una squadra interessata all’attaccante. Si va avanti, dunque, senza particolari slanci. Quasi che questo matrimonio fosse un peso da portare avanti perché, in fondo, lasciarsi, non conviene a nessuno.

Destro vive nel limbo

Destro è un calciatore complicato da gestire. Non ha mai dimostrato di poter essere fra i migliori interpreti del ruolo, né però è andato così male da poterlo definire un fallimento. Il centravanti del Bologna si colloca nella terra di mezzo. Quella più complicata anche per le società. Il rischio è di vederlo esplodere da un’altra parte. O di tenersi, sorridendo a denti stretti, un calciatore che, esaurito il suo percorso di crescita, sembra ormai appiattitosi su un rendimento contestabile sì, ma attaccabile sino a un certo punto, perchè quando arrivano fischi e mugugni, il centravanti li trasforma in applausi trovando quasi sempre il gol scacciacrisi. Una frequenza che ne caratterizza la personalità: spalle al muro, risponde. Altrimenti si adagia.

Complicato sistemarlo altrove

Da un punto di vista squisitamente manageriale, il problema di Destro è che è difficile da piazzare. E poi c’è anche il rischio di rimpiangerlo. La sua situazione è paradossale. Ad oggi 16 presenze in campionato, quattro reti e la difficoltà nel trovare un posto fisso nell’undici titolare. Quattro volte in panchina e tre subentri. Donadoni sta dimostrando con i fatti di sperare nel recupero a pieno regime di Palacio. Destro, del resto, si accende a intermittenza: e quando non è in giornata, ed è accaduto spesso, si trasforma in un peso piuttosto che in una risorsa. A Bologna ci si attendeva qualcosa di diverso: libero dalle pressioni di piazze esigenti e stressanti come Roma e Milano, era lecito sperare che il ragazzo tornasse ai livelli di Siena, quando si impose come una delle più promettenti realtà del calcio italiano. A gennaio non si muove, se non altro per mancanza di acquirenti realmente interessati a un calciatore, per certi versi indecifrabile. Resta a Bologna, perchè, per entrambi, non vi sono alternative.