Mattia Deidda

Dopo la vittoria contro l’Atalanta, la Roma si prepara ad affrontare l’Inter. Partita dai mille significati. Torna Spalletti all’Olimpico, primo big match della stagione, prima partita per vedere di che pasta sono fatte entrambe le squadre. La Roma arriva all’appuntamento con la tegola terzino destro. Bruno Peres, unico disponibile nel ruolo, non sarà della partita.

Non chiamatelo integralista

Di Francesco è un tecnico moderno, intelligente. Non esiste un solo modulo. Per quanto prediliga il 4-3-3, non decide di scendere in campo sempre e comunque nella stessa maniera. Dipende dalla partita, dipende dai giocatori a disposizione. Con il Sassuolo è sceso in campo più volte con il 3-5-2 o il 3-4-3. Ma non solo. Anche il 4-2-3-1. Per quanto il tecnico adori il 4-3-3, modulo per eccellenza per un calcio offensivo, non è un integralista: il 4-3-3  è semplicemente lo schieramento che ha regalato più garanzie.

Il gioco non vale la candela

Manca Bruno Peres. Manca il terzino destro. Nella rosa non c’è nessuno del ruolo disponibile. Da quella parte, per l’Inter, c’è Perisic. Il croato è uno dei migliori giocatori a disposizione di Spalletti. Rapido, tecnico, in grado di mandare in difficoltà qualsiasi giocatore. Eppure la domanda è una: per limitare Perisic, vale la pena cambiare modulo? Lo spogliatoio vive di segnali e sensazioni. Schierare la squadra con un modulo diverso, nella seconda di campionato, può fare più male che bene. Di Francesco non sceglierà gli undici da utilizzare in base al croato. Il suo unico obiettivo è mettere in campo la migliore formazione possibile, non quella in grado di fermare Perisic. Se sarà necessario rischiare sul terzino destro, lo farà. La prerogativa di una grande squadra è non avere paura e pensare a come sviluppare il proprio gioco, non a come interrompere quello degli avversari. Perisic non è Cristiano Ronaldo. Ed è l’Inter a doversi preoccupare della Roma. Non viceversa.