Francesco Cavallini

Gente che viene, gente che va. Roma il mare ce l’ha, e in questi giorni il proverbiale porto è frequentatissimo. Il 13 giugno 2017, non importa la data che riportano i contratti, segna l’avvio ufficiale della nuova Roma, quella targata Ramón Rodríguez Verdejo, per tutti Monchi. Il Direttore Sportivo giallorosso ha vissuto una giornata particolarmente impegnativa, piazzando un colpo di calciomercato a sorpresa e accogliendo a Trigoria tra abbracci e sorrisi il nuovo tecnico giallorosso, Eusebio Di Francesco. Lavoro nell’ombra, risultati alla luce del sole, questo sembra essere il modus operandi dell’ex Siviglia.

Hector Moreno, il colpo che non ti aspetti

Ma partiamo dall’inizio. Dal primo pomeriggio, per la precisione dalle 14:39, quando il canale Twitter della Roma ufficializza l’acquisto di Hector Moreno, centrale messicano classe 1988, prelevato dal PSV per circa 5,7 milioni. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, un nome mai accostato ai giallorossi, che a sentire tutti erano molto più concentrati sulla cessione di Salah e sul riscatto di Pellegrini. Tranquilli, che poi si parlerà di entrambi. Torniamo però a Moreno, che tra l’altro arriva a Roma per modo di dire, dato che è impegnatissimo con la sua nazionale, tra qualificazioni mondiali e Confederations Cup. Già, proprio quello che per molti è il classico torneo riempitivo delle estati senza calcio internazionale, ma che ora diventa di grandissimo interesse, almeno per i tifosi giallorossi.

(ph. presa dalla pagina Facebook ufficiale della Roma)

Visite mediche svolte all’estero, una discrezione così totale sulla trattativa che la notizia coglie di sorpresa tutti. Non esattamente il metodo a cui a Roma erano stati abituati negli ultimi anni, con quel Walter Sabatini che dalla luce dei riflettori non sfuggiva, anzi, era attratto. Monchi però non ha dubbi, quello del messicano è un acquisto ragionato, Moreno era un obiettivo di lunga data del Direttore Sportivo, che lo aveva già potuto valutare durante i quattro anni di Liga del centrale degli Aztechi, tesserabile da comunitario grazie al passaporto spagnolo. King Kong, questo il suo soprannome, è calciatore duttile (può giocare anche a sinistra), di esperienza e prolifico in zona gol. In attesa degli sviluppi di mercato, va a sostituire nella rosa Thomas Vermaelen, che non verrà riscattato e tornerà quindi a Barcellona.

Gente che va?

Ma assieme al belga, in difesa potrebbe partire anche Rüdiger, almeno a dar retta al gran parlare che si fa dell’interessamento dell’Inter del grande ex Luciano Spalletti per il centrale tedesco. La Roma, comprensibilmente, non ha fretta. La necessità di una cessione importante entro il 30 giugno per rientrare nei parametri del Fair Play Finanziario permane, ma la vittima sacrificale sull’altare del bilancio dovrebbe essere Salah, che ha già un accordo di massima con il Liverpool. Ballano cinque milioni di euro, 45 la richiesta dei giallorossi, 40 l’offerta dei Reds, distanza non incolmabile che difficilmente impedirà all’egiziano di tornare in Premier League dopo la non entusiasmante esperienza al Chelsea. Sistemati i conti, la Roma non intende farsi prendere per la gola dall’Inter e Rüdiger partirà solamente se a Trigoria arriverà una proposta che Monchi riterrà davvero impossibile da rifiutare.

Salah in partenza per la Coppa d'Africa

Mohamed Salah

Sempre per quel che riguarda il mercato in uscita, arrivano sirene russe per altri due calciatori. Si tratta di Paredes e Manolas, nella lista della spesa di Roberto Mancini, neo tecnico dello Zenit San Pietroburgo. Il DS giallorosso è stato chiaro, incedibili non ce ne sono e verranno valutate tutte le offerte. Proclami a parte, è ovvio che qualcuno sia anche più cedibile degli altri e l’argentino (anche lui attualmente aggregato alla sua Nazionale, con tanto di gol contro Singapore) pare essere inserito in questa particolare lista. Ai russi non mancano gli argomenti economici per convincere sia Paredes che la Roma, ma è il progetto tecnico a non convincere il numero 5 giallorosso, che preferirebbe rimanere in Italia (Juventus? Milan?) o perlomeno in un campionato di alto livello. Altro discorso per Manolas, che da sicuro partente si è improvvisamente riscoperto pietra angolare del progetto dei capitolini e che, se dovesse partire, accetterebbe offerte da club con un blasone un po’ più importante di quello della squadra della Neva.

Gente che viene

Paredes non sarebbe indispensabile, si diceva, anche alla luce del ritorno a casa di Lorenzo Pellegrini, che la Roma riporterà a casa dal Sassuolo sfruttando la il diritto di controriscatto (la famosa recompra) e girando ai neroverdi dieci milioni di euro. Che poi dieci non saranno, dato che la società di Squinzi riscatterà dai giallorossi Federico Ricci. Cifra del riscatto che a sua volta è destinata a scendere rispetto ai 4,5 milioni precedentemente pattuiti. Perchè gli intrecci di mercato tra Roma e Sassuolo non finiscono alla prima squadra, ma coinvolgono la Primavera giallorossa e, soprattutto, la panchina. Se il prezzo del riscatto di Ricci diminuisce e se con tutta probabilità in Emilia nella prossima stagione arriveranno con tutta probabilità Marchizza e Pellegrini (no, non di nuovo Lorenzo, ma Luca), il motivo è molto semplice.

Motivo che varca i cancelli di Trigoria alle 16.42. Accolto da Monchi e dagli altri dirigenti, Eusebio Di Francesco torna a Piazzale Dino Viola da allenatore della Roma, dopo esserne stato già calciatore e team manager. Camicia aperta per via del caldo della Capitale, i classici occhiali da vista e soprattutto un sorriso visibile anche da chilometri di distanza. Di Francesco aveva ammesso più volte che la panchina giallorossa rappresentava un sogno e l’espressione del tecnico pescarese è di quelle che dicono tutto. Un sorriso quasi strano per un allenatore sempre molto austero e poco incline allo scherzo, tanto che la poca spendibilità mediatica era una delle mancanze che gli veniva rimproverata da parte dei tifosi e degli addetti ai lavori, non pienamenti convinti dalla bontà della scelta del DS romanista.

Eusebio Di Francesco davanti alla foto ufficiale della sua Roma (ph. presa dal profilo ufficiale Twitter della Roma)

Già, perchè il nome di Di Francesco è stato fatto proprio da Monchi, che ha studiato l’ex tecnico del Sassuolo attraverso i video delle partite dei neroverdi e che ha riconosciuto in lui l’elemento perfetto per far decollare il progetto 2.0 della Roma americana. Dietro la scelta della dirigenza non c’è quindi nessuna volontà di ridimensionamento o necessità di aziendalismo a tutti i costi. È stato contattato un allenatore preparato, venuto dal basso, con la cultura del lavoro, già inserito nel campionato italiano e in particolare nella piazza di Roma. Perchè in effetti, più che un arrivo, quello del pescarese è un ritorno a casa, nel luogo dove un giovane Di Francesco ha conosciuto la fatica (con Zeman), il dolore (il grave infortunio nella stagione 1999/2000) e la gioia più assoluta (il terzo Scudetto della storia romanista).

E anche l’ambiente, inizialmente scettico, sembra potersi ricomporre, riabbracciando colui che viene unanimemente definito un vero cuore giallorosso dopo le lunghe e sanguinose divisioni causate dalla dicotomia Totti-Spalletti. Per un motivo o per l’altro, entrambi gli elementi polarizzanti hanno lasciato Trigoria. Non c’è più neanche Sabatini, che ha comunque lasciato nelle casse romaniste un plusvalore economico che Monchi saprà certamente far fruttare. Si riparte da zero, quindi, o quasi. Si ricomincia dall’entusiasmo di Di Francesco, dall’agonismo di Moreno e dall’esperienza di Monchi. E da oggi la Roma giallorossa si sente già un po’ più unita. Dati i presupposti, non è poco.