Luigi Pellicone

Che Roma a Bergamo? Possibile un 4-2-3-1 in attesa dei rinforzi? Di Francesco non è un dogmatico . Una Roma “vecchie maniere”, in attesa che i calciatori assimilino pienamente le idee del nuovo tecnico, non è da scartare a priori. Del resto, anche nella sua precedente gestione in Emilia, il Sassuolo ha cambiato pelle. E con buoni risultati. Di Francesco ha usato 4-3-3, 3-5-2, 4-2-3-1 e 3-4-3. Giusto per far riflettere chi taccia di integralismo il tecnico giallorosso.

Una difesa più coperta in attesa dei volti nuovi

Un 4-2-3-1 per aiutare chi è più in difficoltà come Bruno Peres e Fazio (ammesso che l’argentino giochi dal primo minuto). La soluzione tattica con una linea in più rispetto al 4-3-3, rende la squadra un pizzico più lunga, ma anche meno esposta alle ripartenze. Under, soprattutto, ha il fiato e la corsa per rinculare e garantire l’uomo in più sulla destra. Tutto a vantaggio di Peres, che potrà sfruttare la sua dote migliore: la sovrapposizione. Il brasiliano si gioverà comunque del centrocampo titolare per sganciarsi con più serenità. Pensare che la goleada di Vigo dipenda solo dalla difesa è un esercizio di puro ottimismo. In Spagna è collassato l’intero sistema, complice il centrocampo. Il rientro dei tre titolari garantirà maggiore copertura alla difesa e rifornimenti al reparto avanzato.

Centrocampo a 2 e i famosi “sette metri”

Il 4-2-3-1 agevolerà le scorribande offensive di Nainggolan? Tesi non campata in aria. Certamente, per caratteristiche fisiche, Strootman e De Rossi sono quasi insuperabili se aspettano e affrontano vis à vis l’avversario. L’acume tattico del nuovo capitano, fra l’altro, garantisce un difensore in più in fase di non possesso. Il centrocampista di Ostia legge l’azione come pochi e, in quest’ottica, regala maggiore protezione alla coppia centrale. Nainggolan, restituito per un giorno al ruolo di “trequartista casinista” regala quel pizzico di sana anarchia in attesa dell’esterno a destra. Del resto, chi dice che l’imprevedibilità debba trovare sfogo sulle fasce?

In attacco, maggiore sostegno a Dzeko

Dzeko è un punto fermo. Indiscutibile. Lo scorso anno, Spalletti gli aveva costruito intorno un sistema di gioco che ne limitava l’attacco degli spazi e gli richiedeva solo la conclusione, possibilmente entro il perimetro dei sedici metri. Più stoccatore che regista offensivo. Con il nuovo modulo, il bosniaco ha più compiti da svolgere ma non ha perso l’istinto e il senso del gol. Supportato da Defrel e Perotti o da Under, è in grado, eccome, di ricalcare il canovaccio della scorsa stagione.