Francesco Cavallini

Nel corso degli anni, da mantra è diventato meme. All’arrivo della nuova proprietà giallorossa, il diktat proveniente dagli USA era chiaro. Progetto di crescita, basato sui giovani. Non per niente, come Direttore Sportivo era stato scelto Walter Sabatini, che nel trovare gemme nascoste negli angoli più remoti del calcio mondiale è uno dei migliori in circolazione. Tra il dire e il fare c’è stato però parecchio mare, perchè il progetto giovani della Roma non è mai davvero decollato, regalando al club capitolino qualche ottima plusvalenza (Marquinhos e Lamela), ma soprattutto tante delusioni. Il modus operandi del Fumante era abbastanza chiaro. Fare incetta di talenti, sperando che qualcuno poi potesse esplodere. Esperimento fallito.

I nomi passati per Trigoria sono tanti e alcuni sono ormai diventati leggendari, nell’accezione più negativa del termine. C’era Berisha, il nuovo Ibra, che ora è serenamente a svernare in Norvegia. O Vestenický, lo slovacco soprannominato Goal Machine, che se non ha fatto presenze in giallorosso, figuriamoci reti. Salih Ucan, il riccioluto talento turco che non ha mai giustificato neanche per sbaglio l’investimento sul suo prestito biennale. O, per finire, Tin Jedvaj, che da centrale del futuro della Roma è diventato terzino panchinaro a Leverkusen. Tutti sogni naufragati tra Primavera e prima squadra. Alcuni per manifesta inferiorità tecnica e tattica, altri, forse, per poca volontà di chi sedeva sulla panchina della Roma di utilizzare le risorse raccolte in giro per il mondo da Sabatini.

Monchi mahrez

Monchi: il nuovo DS della Roma ha già lasciato la sua impronta sul nuovo corso giallorosso

Progetto giovani, con Di Francesco inizia il nuovo corso

Ora però la musica cambia sul serio. Non tanto perché ora il DS giallorosso è Monchi, quanto perché  a differenza di Garcia e Spalletti, il nuovo inquilino di Trigoria Eusebio Di Francesco molti problemi non se li pone. L’età conta, ok, ma fino ad un certo punto. Lo ha già dimostrato a Sassuolo, dando fiducia proprio a quel Lorenzo Pellegrini che la società ha riportato a casa. Ventun anni compiuti da poco, diciannove all’arrivo in Emilia. Cinquantasette presenze in due anni dicono tutto, il ragazzo ha meritato il campo e lo ha visto più che spesso, nonostante la spiccata attitudine del tecnico abruzzese al turnover. A Roma, complice il cambio di direzione sportiva, Di Francesco non ha ritrovato la variegata truppa di ragazzi sotto contratto che ha caratterizzato le scorse stagioni, ma di certo una Primavera forte e vincente e qualcuno su cui scommettere.

under roma

Cengiz Ünder con la maglia della nazionale turca: non è escluso che Di Francesco punti subito su di lui

Anzi, uno se l’è addirittura fatto portare. Il giovane Ünder è nato quando il suo nuovo mister era appena diventato un calciatore giallorosso, ma nelle prime uscite ha impressionato. Sembra quasi un veterano e la sua capacità di puntare sempre la porta ha affascinato il suo nuovo allenatore. L’esterno destro di peso arriverà, ma la sensazione è che il turco farà presto valere le sue carte e non rimarrà certo ai margini del progetto. Forse è un po’ azzardato immaginarlo titolare a breve termine, ma gli occhi di Di Francesco quando gli si fa il nome del classe novantasette non mentono. E sempre in attesa del sospirato mancino di fascia (che poi a sentir Monchi per forza mancino non deve essere), da quelle parti ha giocato Defrel, lasciando la possibilità al tecnico di sperimentare come vice Dzeko sia Sadiq che Tumminello. Per entrambi forse sarà meglio un prestito, ma valeva la pena dar loro un’occhiata, seppur rapida.

caso gerson

Gerson, da desaparecido per Spalletti a primo cambio di centrocampo per Di Francesco?

E poi attenzione al colpo che non ti aspetti. Al recupero di un ragazzo che lo scorso anno era il simbolo vivente del fallimento della politica di Walter Sabatini, ma che ora è impiegato con costanza da Di Francesco. Parliamo proprio di Gerson, arrivato a Roma per diciotto milioni e oggetto misterioso di Trigoria per circa un anno. Spalletti lo aveva lanciato come ala destra nel big match contro la Juventus, ma da quel momento in poi il brasiliano si era visto solo nelle immancabili dirette su Instagram, tra videogiochi e musica carioca. Ebbene, il tecnico abruzzese sta invece cercando di trovare al ragazzo la sua dimensione, ritagliandogli un ruolo non semplice, ma importante. Mezzala. Nelle idee dell’allenatore non è un tappabuchi, lo si capisce quando in conferenza Di Francesco lo elenca tra i compagni di reparto di Pellegrini. Non ha i ritmi per quel ruolo, forse neanche il fisico. Ma Di Francesco, evidentemente, ha visto qualcosa in lui.

In una rosa che sembra costruita più come un instant team (giocatori fatti e finiti, poche promesse e molte certezze), la freschezza della gioventù può giocare un ruolo decisivo, soprattutto in momenti in cui c’è poco da perdere. Pellegrini, ventenne e già veterano, Ünder, talento indiscusso, e forse addirittura l’ex desaparecido Gerson si ritaglieranno spazio nelle rotazioni. Se poi, in caso di no per Mahrez, Monchi dovesse seriamente puntare su Emre Mor, anche lui classe 1997, la fascia destra sarebbe di sicuro in mano a ragazzi che in alcune nazioni non potrebbero neanche guidare. E attenzione alla difesa. Anche se, rispetto a questa gioventù, a citare un ’93 come Rodrigo Caio o un ’95 come Kempf sembra già di aver buttato l’occhio dentro una casa di riposo…